Renzi: “La politica estera non si fa per i titoli dei giornali”

Terrorismo
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo di giovedì 17 e venerdì 18 dicembre. Roma 16 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il premier è intervenuto alla Camera in vista del Consiglio europeo: “Una politica estera e militare seria non si fa sulle emozioni del momento”

Una strategia europea per rispondere agli attacchi al cuore dell’Europa, quegli attacchi avvenuti a Parigi dello scorso 13 novembre. Questo proporrà l’Italia al Consiglio europeo che si terrà domani e dopodomani. Ad annunciarlo il premier Matteo Renzi, parlando alla Camera in vista del vertice.

“Se vogliamo essere davvero fino in fondo leali con la nostra coscienza dobbiamo avere il coraggio di dirci che gli attentati del 13 novembre pongono una sfida al cuore dell’Europa”. Di fronte a quegli attentati “occorre una strategia a tutto campo europea, non deve essere una strategia dei singoli Paesi. Per questo propongo al Parlamento l’approccio italiano che mettiamo a disposizione dei colleghi europei per avere non solo una reazione ma anche una visione per il futuro”. Sarà questa, quindi, la linea dell’Italia al vertice europeo, perché, ha aggiunto il presidente del Consiglio, “una politica estera e militare seria non si fa sulle emozioni del momento, ma avendo un respiro strategico. Non si fa per avere un titolo sui giornali del giorno dopo”.

Riguardo all’intervento italiano nelle zone di conflitto, Renzi è tornato sulla presenza italiana in Iraq per la riparazione di una diga lesionata a Mosul: “Se crolla, il Paese vive una situazione di disastro. È italiana l’azienda che può rimettere a posto quella diga. Spesso ci dimentichiamo che a livello di ingegneria siamo tra i migliori al mondo. C’è stato chiesto dalla comunità internazionale, in particolare dagli Stati Uniti, di preoccuparsi di intervenire insieme perché quella diga sia riparata. Lo faremo se il Parlamento sarà d’accordo in sede di commissione”.

E poi, annunciando la presentazione nelle prossime settimane di un’ipotesi di impegno italiano (“serio e non estemporaneo”) da parte dei ministri della Difesa e degli Esteri al Parlamento, ha aggiunto: “L’Italia è solida e solidale e non si tira indietro di fronte alle responsabilità, ma non annuncia interventi militari semplicemente perché ha bisogno di apparire più forte di quello che pensano gli altri, non abbiamo problemi di autostima”.

Al terrorismo si risponde anche con l’intervento nelle periferie e con la cultura e per questo il governo aveva proposto pochi giorni dopo gli attentati a Parigi, investimenti importanti sulla sicurezza e allo stesso tempo sulla cultura, in particolare su quella dei giovani con il bonus per i 18enni. “Chi sostiene sia una mancia elettorale, ignora il fatto che non ci sono elezioni a breve – ha dichiarato Renzi – I 18enni non sono in vendita, non si fanno lavare il cervello con un piccolo bonus. L’identità di un paese sta nel fatto che non si taglia sulla cultura, sulla scuola, sull’istruzione. Non serve a niente continuare a dire che dobbiamo farci valere in Europa, se non sappiamo quale sia la nostra identità” ha detto Renzi, rispondendo a Brunetta che ha cercato di interromperlo in aula.

“C’è un radicalismo selvaggio e terribile che va combattuto alla radice, ma che si combatte non solo annunciando bombardamenti dall’alto in Siria ma lavorando pancia a terra nelle nostre periferie” ha aggiunto il premier, secondo il quale “non è un tentativo di distrazione di massa tenere insieme sicurezza e cultura, se non accettiamo questo principio e ci facciamo blindare nelle porte della nostra paura è persa l’idea stessa di Europa”.

Anche sul tema dei migranti, l’Europa “non può avere il consueto approccio di reazione senza strategia”. Precisando che l’Italia è al cento per cento delle identificazioni di migranti, Renzi ha spiegato che “l’Italia ha aperto il primo hot spot. Domani aprirà il secondo a Taranto. Siamo pronti su Trapani, su Pozzallo. Siamo pronti a intervenire tenendo fede ai nostri impegni. Chiederemo agli europei se sono in grado di tener fede ai loro visto che per il momento stanno andando avanti solo gli impegni dell’Italia”. “Prima di parlare di procedura di infrazione – ha evidenziato il premier- bisognerebbe collegare la realtà con le idee, cosa che non sempre accade” ha detto ricordando quando questa estate la Germania ha accolto i profughi siriani senza riuscire a completare l’identificazione di tutti quelli che entravano nel Paese. In quell’occasione la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato “prima la solidarietà, poi la burocrazia” ha ricordato Renzi che ha poi commentato: “Quello che vale per la Germania, evidentemente non vale per l’Italia”.

Durante le repliche, in aula scoppia la polemica lanciata da Renato Brunetta e da lì un acceso botta e risposta con il presidente del Consiglio. “Gli 80 euro al comparto sicurezza – ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera – sono una mancia indecente simile alle altre indecenti della stessa entità, evidentemente pensa che le portino bene ma non le porteranno bene; 80 euro quando manca chiarezza sul rinnovo del contratto, manca chiarezza su tutto. E su questo tema non c’è stata alcuna condivisione, alcun coinvolgimento in sede parlamentare. Ha fatto una legge di stabilità fatta di marchette – ha continuato Brunetta rivolgendosi a Renzi – totalmente in deficit e questo gli italiani lo sanno e se ne ricorderanno”.

“Noi – ha spiegato Renzi dopo l’intervento del deputato di FI – diamo 80 euro alle forze dell’ordine che non hanno redditi milionari. Come si fa a parlare di mancia quando mentre lei era ministro della Funzione pubblica avete bloccato i contratti delle forze di sicurezza? Come si fa a prendere in giro il Parlamento? Noi abbiamo sbloccato quel che voi avete bloccato. Onorevole Brunetta la prego torni in sé – ha risposto Renzi alzando la voce per superare le urla che giungevano dal banco del deputato -Offende l’intelligenza degli italiani dicendo che la legge di stabilità è piena di marchette. Lei ritiene una marchetta eliminare la tassa sulla prima casa? Fare una misura sulla povertà? Abbassare le tasse per chi fa investimenti in azienda? Il fatto che lei urli in quest’aula non può far altro che rendere disgustoso agli occhi degli studenti il suo atteggiamento, ma non fermerà il mio intervento. Come si fa a definire mancia elettorale una cosa che serve alle persone. Lei forse non ha bisogno di un aiuto da parte dello Stato, ma la povera gente sì. E noi tra Brunetta e la povera gente, staremo sempre dalla parte della povera gente”.

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