Renzi lavora alla nuova segreteria: giro di incontri per chiarire i ruoli

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa nella sede del Partito Democratico sui risultati delle elezioni amministrative comunali, Roma, 06 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Giornata di lavoro intenso per il segretario del Pd. La squadra sarà definita la prossima settimana: cadono i paletti su uscenti e parlamentari, mentre si conferma un ruolo politico centrale

Matteo Renzi vuole chiarirsi bene le idee, prima di pensare ai nomi. Per questo, la nuova segreteria del Pd non vedrà la luce prima della prossima settimana. Il leader dem ha passato la propria giornata al Nazareno per una serie di incontri, che gli sono serviti proprio ad analizzare meglio la situazione interna al partito, prima di decidere come procedere.

Il vicesegretario Lorenzo Guerini e il presidente Matteo Orfini sono stati quelli presenti più a lungo nella sua stanza, in serata è arrivata anche Debora Serracchiani. Ma le riunioni si sono svolte senza un format rigido, tra colloqui a quattr’occhi, contatti telefonici, qualche incontro a pranzo. Renzi ha parlato con quelle persone che godono maggiormente della sua fiducia, da quelle che possono essere delle attente sentinelle nei gruppi parlamentari (Ettore Rosato alla Camera, Andrea Marcucci al Senato) ad altre che lo hanno accompagnato sin dall’inizio della propria ascesa ai vertici del partito, pur mantenendo sempre una propria autonomia, fino ovviamente al suo staff ristretto.

Il metodo, insomma, non è certo quello dell’uomo solo al comando. E su questa stessa linea dovrebbe muoversi anche la nuova segreteria, che dovrebbe diventare un organo politico a pieno titolo. Non certo un caminetto di capicorrente, ma un gruppo coeso per quanto plurale di personalità che si assumeranno insieme al leader il compito di guidare il partito fino alle elezioni, che Renzi continua a ‘vedere’ tra la fine della prossima primavera e, al massimo, l’inizio dell’autunno.

Coerentemente con questa linea, nella nuova squadra non dovrebbe essere rappresentata la minoranza post-bersaniana. Per il resto, anche alcuni paletti che sembravano emergere nei giorni scorsi potrebbero cadere. Non è affatto detto, ad esempio, che in segreteria non ci siano parlamentari o che si proceda con un azzeramento totale dell’attuale team, con l’eccezione dei vicesegretari. Renzi, infatti, potrebbe retrocedere da questa idea, verificando come alcuni degli attuali componenti abbiano lavorato bene e potrebbero portare il proprio contributo anche nei prossimi mesi. Su tutti, sono quelli di Filippo Taddei e di Emanuele Fiano i nomi più accreditati per una riconferma. Piero Fassino rimane in pole position per la politica estera, mentre i sindaci Falcomatà (Reggio Calabria), Buonajuto (Ercolano) e Palazzi (Mantova) potrebbero rappresentare i territori.

Due figure chiave saranno quelle affidate all’ex sottosegretario Tommaso Nannicini, che dovrà coordinare i lavori per la stesura del programma, e a Maurizio Martina. Il compito del ministro, però, dovrà ancora essere definito nel dettaglio, per renderlo compatibile con gli impegni di governo. Ancora vaghi rimangono ruoli e nomi di eventuali personalità ‘esterne’ che potrebbero portare il proprio supporto al partito (sui giornali circolava il nome dello scrittore Gianrico Carofiglio, ma anche del presidente della fondazione Volta Giuliano da Empoli).

Renzi dovrebbe rimanere a Roma anche per la prima parte di domani, per poi rientrare a Pontassieve per festeggiare con la famiglia il suo 42esimo compleanno. La prossima settimana dovrebbero tornare al Nazareno i segretari provinciali e regionali per definire meglio la mobilitazione del partito prevista per fine mese (21-22 gennaio). Quindi dovrà essere convocata una riunione della Direzione per approvare la composizione della nuova segreteria, probabilmente già prima dell’assemblea degli amministratori locali fissata per il 28 gennaio.

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