“Renzi scrofa ferita”. Grillo perde la testa, e Travaglio “vede” la sconfitta

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L’escalation dei toni consente al comico di restare da solo sulla scena

“Renzi ha una paura fottuta del voto del 4 dicembre. Si comporta come una scrofa ferita che attacca chiunque veda. Ormai non argomenta, si dedica all’insulto gratuito e alla menzogna sistematica”. Ieri, “serial killer”, oggi “scrofa ferita”. E domani a quale insulto ricorrerà Beppe Grillo?

Pochi dubbi, l’assalto del comico genovese al Sì e a Matteo Renzi va oltre la più aspra delle polemiche di campagna elettorale. Perché è inutile moralisteggiare: in campagna elettorale, soprattutto verso la fine, è sempre un accendersi dei toni. Forse la spiegazione di voler cancellare le malefatte delle firme false di Palermo è insufficiente per spiegare questa escalation. Grillo sta perdendo la testa. Perché?

Tra l’altro così facendo Grillo resta da solo sulla scena – proprio come nei suoi spettacoli – dato che la sua furia ha spazzato via le argomentazioni iper-politiche della sinistra Pd e i più meditati discorsi del No. Una campagna diventata “aberrante” – come ha detto giustamente Giorgio Napolitano, anch’egli finito nel tritacarne genovese – soprattutto per gli insulti. L'”accozzaglia” di Renzi può essere risultata fuori misura ma è niente rispetto a questa roba grillesca.

Senza freni, dunque. Non sembra esattamente l’atteggiamento di chi si appresta a vincere. Un altro indizio l’ha seminato il professor Pace, uno dei professori più agguerriti della campagna per il No, che ha annunciato un ricorso se il Sì vincesse, perché sarebbe grazie al voto degli italiani all’estero (Renzi ha già replicato: “Il tentativo è di buttarla in rissa, la nostra reazione è calma e gesso, sorrisi e tranquillità”): è la tattica “trumpiana” che mette le mani avanti ma che, soprattutto, contribuisce a esasperare il clima.

E poi c’è Il Fatto Quotidiano, scatenato, com’è suo diritto, ma anche qui senza freni. Ma la propaganda è propaganda, e a colpire è un’altra cosa. E cioè la conclusione dell’editoriale di Marco Travaglio che dopo aver sparso i soliti veleni scrive così: “Probabilmente, a dispetto dei sondaggi, il 4 dicembre la sua accozzaglia (di Renzi-ndr) vincerà“. Scaramanzia? Necessità di mobilitare le truppe? Tentativo di abbassare le aspettative? Costruzione preventiva di un racconto post-sconfitta (“…il nostro giornale continuerà a battersi con tutte le forze…”)?

Non lo sappiamo. Sappiamo solo che da quel fronte dovremo aspettarci ancora di tutto e di più. Purtroppo.

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