Renzi scende in campo nella battaglia di Roma

Amministrative
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Il violento attacco a Grillo, cioè alla Raggi

 

E’ un doppio movimento, quello di Renzi: da una parte svelenire il clima polemico sul referendum preferendo far emergere il merito della riforma; dall’altro prendere parte in prima persona alla battaglia per le amministrative, con un occhio molto particolare a quelle di Roma. Dove la situazione è in movimento, con la Raggi un po’ ferma e Giachetti che la insegue e che nelle ultime ore ha segnato un punto a suo favore con l’annuncio della sua Giunta. Il Pd crede a questo scenario: il premier-segretario, che per istinto è uno che quando fiuta l’aria si butta volentieri nella mischia, avverte che il clima è cambiato.

Così si spiega la durissima uscita di oggi a Repubblica.tv (“Ieri Giachetti ha presentato la lista degli assessori. Io l’ho scoperto su Facebook, non glieli ho indicati ioÈ l’esatto opposto di chi firma un contratto della Casaleggio come fosse un co.co.pro.): come un violento attacco al M5S, il competitor del Pd a Roma e Torino. E’ Grillo l’avversario numero uno, un Grillo colto con la guardia abbassata dopo le grane di Livorno e Parma e, soprattutto, le grandi incertezze sulle regole, sul chi decide.

D’altra parte, oggi il Corriere della Sera scriveva della volontà del premier di ingaggiare nei prossimi giorni uno sorta di “duello” a distanza proprio col comico genovese.

E’ una questione che ha preso in pieno proprio Virginia Raggi già nei giorni scorsi, con la famosa intervista all’Espresso. La stessa avvocatessa poi oggi ha pensato bene di rincarare la dose, annunciando che le sue eventuali decisioni da sindaco passeranno al vaglio del “Direttorio romano”, e dunque confermando che secondo la logica dei Cinque Stelle contano più i “caminetti” interni degli organi istituzionali.

Il leader del Pd attacca su questo punto debole del M5S. E’ un punto di debolezza culturale e di inaffidabilità di governo. L’idea che il Pd vuole trasmettere è quella di un Movimento senza regole e in pratica diretto da un capo, o meglio, da una società milanese (che, detto ai cittadini romani, può avere il suo bell’effetto…), con la conseguenza che la candidata Raggi è sostanzialmente telecomandata.

Ecco dunque che si materializza un premier-segretario che scende in campo nella grande battaglia di Roma, anche sorprendendo chi pronosticava un suo disimpegno dalla tornata elettorale di giugno a tutto beneficio della contesa referendaria di ottobre. Sulla quale, come detto, Renzi punta a spegnere fuochi che considera inutilmente accesi (la polemica sui partigiani, che ieri ha voluto archiviare), muovendo invece le pedine a sua disposizione: la raccolta di firme dei giuristi per il Sì, la nascita dei comitati, l’attenzione verso il mondo economico favorevole alla riforma.

Una campagna dunque più sul merito e meno sulle polemiche. Lo aveva auspicato con autorevolezza Giorgio Napolitano a Che tempo che fa. Ne ha parlato oggi Enrico Letta, ne ha scritto su questo sito Marina Sereni.

Un cambio di tono che si accompagna anche ad una inedita attenzione ai rapporti con i sindacati. E’ la prima volta in assoluto che il governo, con Poletti (che oggi ha visto i tre leader sindacali sulle ipotesi di flessibilità pensionistica) che si spinge ad impegnarsi a non far trovare i sindacati di fronte a provvedimenti unilaterali da parte del governo: se non è concertazione, un po’ gli assomiglia.

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