Renzi: “Quanto fatto dal governo è di sinistra”

Dal giornale
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Matteo Renzi risponde alle domande dei lettori dell’Unità

Una bella discussione e un po’ di cose di sinistra

Caro Segretario, hai letto la lettera di Staino a Cuperlo? Ti confesso che io la penso come lui. Non ti ho mai votato alle primarie. E mi sento di dire che non ti voterò nemmeno alle prossime primarie. Però se vinci tu continuerò a sostenerti perché per me rispettare la ditta significa anche questo. Dunque, avanti tutta contro gufi e sabotatori. Permettimi, però, di chiederti uno sforzo. Anche tu fai la tua parte. Hai letto Damiano ieri sull’Unità? Fai qualcosa più di sinistra! Un abbraccio

(Emilio F. – Padova)

Caro Emilio, non entro nella discussione tra Sergio e Gianni. Per come conosco entrambi credo che siano due persone di grande intelligenza che troveranno spazi e luoghi per continuare questa discussione. E avendo letto Damiano (e gli altri) dico che sono felice che l’Unità sia tornata in edicola. Posso dirti nel merito che si può sempre fare qualcosa più di sinistra. In questo primo anno di segreteria/governo siamo entrati nel Partito Socialista Europeo, abbiamo restituito dieci miliardi di euro a chi guadagna meno di 1.500 euro con i famosi 80 euro, abbiamo abbassato le tasse sul lavoro, messo 400 milioni sulla non autosufficienza, 100 sugli asili nido, molte risorse per la lotta alla epatite, abbiamo aumentato il numero dei lavori stabili con contratti di lavoro meno precari, abbiamo fatto una legge elettorale che toglie il rischio di tentazioni neocentriste, abbiamo ottenuto in Europa per la prima volta un impegno sulla flessibilità contro le rigidità dell’austerity, abbiamo introdotto o reintrodotto falso in bilancio, divorzio breve, il reato di autoriciclaggio, gli accordi fiscali con Svizzera e Vaticano per riportare a casa i soldi di chi se ne era andato, aumentato le pene contro corruzione e mafia, recuperato oltre il 7% dell’evasione, abbiamo votato la legge sui reati ambientali, abbiamo investito finalmente nella cooperazione internazionale, abbiamo aumentato i soldi per il sociale. È un elenco provvisorio e comunque non basta. C’è ancora molto da fare. Però queste cose sono state fatte. E per me sono cose di sinistra. Me lo fai dire con una battuta scherzosa? L’unica cosa non di sinistra che abbiamo fatto è stata… vincere le elezioni. Alle Europee, certo, con il 40% che non è proprio la stessa cosa del 25% di un anno prima. E anche alle regionali dove abbiamo recuperato Piemonte, Sardegna, Abruzzo, Campania e Calabria perdendo solo in Liguria. Qui c’è una sinistra che vince e governa. Si può fare meglio? Sempre. Ma se alziamo la testa e guardiamo quello che accade in Europa dove la sinistra non vince nemmeno alla lotteria forse dovremmo valorizzare di più quello che stiamo facendo.

Lavoro, i numeri in carne e ossa

Caro Segretario, con questi numeri sui posti di lavoro non ci si capisce più nulla. Di chi ci dobbiamo fidare, visto che sotto quei numeri ci sono persone vere, speranze, fiducia ma spesso anche voglia di lasciar perdere tutto? Grazie.

(Elisa – Bari)

Cara Elisa, è normale, quando ci sono diverse agenzie che si occupano di lavoro, che ci siano sovrapposizioni e talvolta qualche dissonanza. Ma poi i numeri sono numeri ( o meglio, come dici giustamente tu, persone in carne ed ossa, vite). Ieri, ad esempio, l’Inps ha diffuso le statistiche relative al primo semestre 2015. Con risultati molto incoraggianti, grazie anche alle politiche che abbiamo messo in campo con il Jobs Act. Con le assunzioni a tempo indeterminato che crescono di oltre 250mila rispetto all’anno scorso e dati positivi in tutta Italia (con una disparità tra regioni del centro nord e Sud che ci riporta a quanto abbiamo detto nella recente Direzione del Pd, sulla priorità da mettere sulle aree del mezzogiorno che vorrebbero correre, ma troppo spesso non si trovano nelle condizioni di farlo). Non è un immaginario quadro roseo, ma una prima tendenza, reale e consistente, su cui costruire e lavorare ancora. E sulla nostra determinazione puoi contarci.

Rai, una questione di competenza

Caro Segretario, leggo i giornali sulla Rai. E vedo le polemiche anche sui compagni che anche noi come Pd abbiamo scelto per il Consiglio d’amministrazione. Perché abbiamo fatto tutto questo casino? Non potevamo scegliere nomi esterni, provenienti dalla società civile?

(Franco Venturi – Bologna)

Si può sempre fare tutto, caro Franco. Però permettimi di dire che questa retorica della società civile da contrapporre al partito (come se il Pd fosse la società incivile) per me è insopportabile. Non è che se uno non si è mai iscritto a un partito è società civile e invece chi fa il militante alle feste dell’Unità o ha una tessera in tasca è incivile. Per anni anche i nostri leader hanno fatto passare questo messaggio, persino nel cda della Rai dove si sono scelte persone non esperte di comunicazione che avevano come grande merito essere appoggiate da movimenti e associazioni di società civile. Apro una parentesi: sono il segretario del più grande partito politico europeo: non mi vergogno della mia gente, chiaro? O continuiamo con il meccanismo del passato per cui chi viene dai movimenti e dai girotondi è per definizione più bravo di chi sta nei circoli o prende la tessera? Ma davvero vogliamo continuare a gettare la croce su chi ha come unico torto quello di iscriversi a un partito politico? Ciò detto, per quanto riguarda la Rai, credo che i tre nomi votati dal Pd nelle persone di Guelfo Guelfi, Franco Siddi, Rita Borioni possano godere della tua stima perché professionisti capaci nel mondo della comunicazione, dell’informazione, della cultura. Che sono poi i tre aspetti prioritari per il Consiglio d’amministrazione della Rai. Faranno meglio di chi li ha preceduti, credimi. Questo sul fronte partito, ma vale anche e soprattutto per il Governo. Noi abbiamo indicato per la prima volta nella storia recente della Rai figure al vertice che vengono entrambe dalla televisione: Monica Maggioni, giornalista e Antonio Campo dall’Orto, manager di aziende televisive anche a livello internazionale, indicato dal Cda. Prima di tutto viene la competenza, dunque. E la Rai deve essere messa in condizione non solo di essere risanata sui conti, come è stato fatto, ma anche di essere rilanciata sui contenuti.

Expo, chi guarda il dito e chi vede la luna

Caro Segretario, sono stata con la mia famiglia all’Expo. Mi è piaciuta molto anche se ho trovato alcuni bar troppo cari e – ma questa non è colpa vostra – c’era un caldo pazzesco con pochi luoghi per stare al fresco. Una sola cosa non ho capito: perché tutta questa polemica sui biglietti venduti? Non si capisce se alla fine l’Expo sia andato bene o no. Tu che pensi?

(Francesca Ranucci – Roma)

Per me l’Expo è andata bene. O meglio: sta andando bene, perché è ancora lunga. Pensa a dove eravamo solo sei mesi fa: quanti scommettevano sul fallimento dell’expo! Ricordi le incursioni di Grillo e dei deputati cinque stelle sul luogo del cantiere? Scommettevano sul fallimento dell’italia, come sempre. E invece abbiamo vinto noi, ha vinto l’Italia. Quanti saranno i visitatori alla fine? Non lo so, faremo i conti dopo il 31 ottobre. Io so che dall’expo sono passati e continueranno a passare decine di personalità di tutto il mondo. E milioni di cittadini che vogliono nutrire il pianeta valorizzando lo stile di vita italiano, i nostri prodotti e i nostri valori. Intanto anche grazie all’Expo, nel primo semestre 2015 l’Italia ha visto crescere l’export di prodotti agroalimentare come mai accaduto in passato. Ti riporto alcuni dati di Federalimentare: più 23,5% negli Stati Uniti, più 19,2% in Cina, più 6,7% in Giappone. Il mondo globale ha fame di Italia. L’expo ci aiuta anche in questo.

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