Renzi-Padoan-Moscovici, in cerca di un asse socialista anti-austerity

Europa
Il ministro dell'Economia e Finanze, Pier Carlo Padoan (s) e il commissario europeo per gli affari economici, Pierre Moscovici (d) durante l'incontro, nella sede del ministero dell'Economia e delle Finanze, Roma, 18 settembre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Il commissario economico dell’Ue è stato oggi in visita a Roma, mentre l’Italia guarda già al 2017 per imporre la propria linea su investimenti e flessibilità

Politica economica europea, ma soprattutto gli obiettivi che l’Ue intende darsi anche alla luce degli attacchi terroristici di questa mattina a Bruxelles. Di questo si è discusso nel vertice della tarda mattinata a palazzo Chigi tra Pierre Moscovici, Commissario europeo agli Affari economici e monetari, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

L’incontro a tre, durato circa un’ora e mezza, si inserisce nel percorso di dialogo tra Roma e Bruxelles maturato con la visita in Italia del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, lo scorso 26 febbraio, fino ad arrivare al recente mini-vertice targato Pse di venerdì scorso al Consiglio Europeo di Bruxelles, nel quale Renzi, Moscovici e il presidente del Parlamento Ue Martin Schulz e il presidente dei Socialisti europei Sergej Stanišev si sono confrontati sul rilancio delle politiche per la crescita.

È chiaro che l’incontro odierno non potrà sancire nessun punto d’arrivo per il confronto tra Roma e Bruxelles sulle politiche economiche. È anche vero, però, che incontri del genere sono utili a consolidare i rapporti e, data la comune matrice di provenienza, a rafforzare l’impianto con cui il Partito socialista europeo intende correggere la rotta dell’Ue. L’impostazione del governo italiano è ormai nota da tempo e il premier l’ha ribadita in più occasioni: senza maggiori investimenti e più flessibilità – è la visione di Renzi – l’Ue rischia di accelerare il proprio declino politico e istituzionale.

Ecco perché la vera partita per il futuro si giocherà non in queste settimane, bensì al Consiglio europeo di fine giugno. È lì che il premier italiano ha intenzione di portare una proposta condivisa da tutto il Pse per correggere l’agenda comunitaria. Il punto di partenza su cui far convergere l’intero gruppo socialista può essere rappresentato dal ‘Position Paper’, il documento dedicato al rafforzamento dell’Ue e delle sue politiche per la crescita, che Renzi e Padoan hanno presentato nelle settimane scorse a Bruxelles. È anche vero che in questo quadro un ruolo fondamentale spetterà alla coppia Renzi-Hollande, che dovrà incoraggiare la cancelliera tedesca Angela Merkel – paladina del rigore di stampo Ppe – a percorrere la strada di una politica economica più espansiva, facendole abbandonare (almeno per il momento) quella dell’austerità.

L’altra importante partita in questo percorso di cambiamento riguarderà il margine di flessibilità che la Commissione europea concederà agli Stati membri. Anche di questo hanno parlato oggi Renzi e Moscovici, come confermano fonti di governo. Sul punto, però, palazzo Chigi non ha dubbi: userà tutta la flessibilità possibile anche nel 2017. A confermarlo è stato oggi anche il consigliere economico del premier, Yoram Gutgeld: “Il concetto di flessibilità l’abbiamo chiesto e ottenuto già l’anno scorso – ha specificato il depuato dem – e quindi evidentemente su questa strada proseguiremo, bisogna parlarne”. La partita è delicatissima.

Entro fine aprile Bruxelles dovrà esprimersi sulle leggi di bilancio e sui vari piani di riforme nazionali: per quanto riguarda il 2016, le trattative tra Roma e la Commissione sono già in stato avanzato (non a caso, questo è stato uno dei punti più delicati dell’incontro di oggi) e non lasciano presupporre particolari ostacoli. Ma se il tragitto anti-austerity che il Pse sta tracciando non dovesse trovare sbocco nella politica economica dell’Ue, per l’Italia le cose si complicherebbero in vista del 2017.

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