Non sono io che personalizzo il referendum

Riforme
Italian Premier Matteo Renzi during his speech at Florence's Niccolini theatre, Florence, 02 May 2016. Renzi said his government was about to tackle its biggest challenge yet on Monday as he kicked off the campaign for a yes vote in this autumn's referendum to ratify its Constitutional reforms to overhaul Italy's political machinery. ANSA / MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Nell’ultima enews, Matteo Renzi presenta il tour a sostegno del referendum di ottobre e il sito dedicato: bastaunsi.it

Ogni giorno che passa diventa più chiaro: il referendum di ottobre sarà su argomenti molto semplici.
Se vince il Sì diminuiscono le poltrone; se vince il no restiamo con il Parlamento più numeroso e più costoso dell’Occidente.
Se vince il Sì, per fare le leggi e votare la fiducia sarà sufficiente il voto della Camera come accade in tutte le democrazie; se vince il no continueremo con il ping-pong tra i due rami del Parlamento.
Se vince il Sì avremo un governo ogni cinque anni; se vince il no continueremo con la media di un governo ogni tredici mesi.
Se vince il Sì avremo meno poteri alle Regioni; se vince il No continueremo a avere venti burocrazie diverse per trasporti, infrastrutture, energie, promozione turistica all’estero.
Se vince il Sì i consiglieri regionali non guadagneranno più dei sindaci; se vince il No continueremo con stipendi e rimborsi di oggi.
Se vince il Sì aboliremo gli enti inutili a partire dal CNEL; se vince il No continueremo con i poltronifici.
Potrei continuare a lungo: sul voto a data certa, sugli istituti giuridici a tutela delle opposizioni, sulla nuova disciplina del referendum.
Ecco perché noi vogliamo entrare nel merito, sul referendum. Discutere di contenuti. Noi abbiamo tutto l’interesse a parlare del merito del quesito referendario.
Personalizzare lo scontro non è il mio obiettivo, ma quello del fronte del NO che, comprensibilmente, sui contenuti si trova un po’ a disagio: ma davvero vogliono mantenere tutte queste poltrone? Questo bicameralismo che non volevano nemmeno i costituenti e che furono costretti ad accettare per effetto dei veti incrociati? Questa confusione insopportabile sulla materia concorrente tra Regioni e Stato centrale che ha portato alla paralisi di cantieri, allo spreco di fondi europei, alla costante tensione istituzionale?
Sui contenuti la stragrande maggioranza dei cittadini – di tutte le forze politiche – vuole rendere più semplice l’Italia come fa questa riforma, finalmente.
Per questo sabato 21 maggio, alle 11, al Teatro Sociale di Bergamo inizieremo il nostro cammino verso il referendum di ottobre, inaugurando i primi comitati di semplici cittadini. C’è un’Italia che dice Sì e che non vuole fermarsi. Che non vuole tornare alla palude, all’ingovernabilità, agli inciuci. Questa Italia è un’Italia più grande di un singolo partito, di un Presidente del Consiglio, di un gruppo di politici. E a questa Italia vogliamo chiedere di darsi da fare. Chiunque potrà aiutare questa gigantesca opera per rendere l’Italia un Paese con meno politici e più politica. Un Paese più semplice e più giusto, tutto qui. Come? Basta un Sì. E non a caso il sito internet che sarà la base del nostro lavoro – da sabato 21 maggio – si chiamerà proprio così: www.bastaunsi.it

 

Il testo è tratto dall’eNews pubblicata oggi.

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