Renzi: “Non è un voto nazionale, le mie dimissioni non sono in discussione”

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi al convegno del volontariato, Lucca, 10 giugno 2016. ANSA/ FRANCO SILVI

Il premier ai suoi nella sera dei ballottaggio che hanno visto il trionfo del M5S a Roma e a Torino: “La mia partita è il referendum”

I dati arrivano e non sono felici. Roma sceglie il M5S con numeri da capogiro, Torino tradisce la buona amministrazione di Piero Fassino per avventurarsi con la scelta nuova rappresentata dalla Appendino. Nella sera più difficile della segreteria Renzi, il premier e segretario del Pd commenta con i suoi i risultati che arrivano dalle città dello stivale. La conversazione riportata oggi da Repubblica e Messaggero non vede il leader democratico sulla difensiva, anzi. “La sconfitta a Torino e a Roma è senza attenuanti – dice – Ma lo ripeto anche a urne chiuse: non è un voto nazionale, bensì locale. Non cambio certo idea perché abbiamo perso”. Le dimissioni? Non sono all’ordine del giorno. Per Renzi, anzi, quella di ieri è stata una parentesi all’interno di una battaglia più grande, quella del referendum di ottobre. La “Partita con la P maiuscola”, la definisce.

Nelle frasi apparse oggi, Renzi sembra esprimere il rammarico di alcune scelte meno coraggiose di altre. Soprattutto per quanto riguarda il ricambio generazionale, suo cavallo di battaglia. Il premier è consapevole che laddove ci sono stati i giovani, si sono “ottenuti i risultati migliori”. Errori? Se ci sono stati, se ne parlerà venerdì, durante la direzione nazionale convocata appositamente. Ma intanto alcuni paletti vengono messi in chiaro. A partire dalle dimissioni: sono fuori discussione. “Non mi dimetto – ribadisce – né da Palazzo Chigi, né da Segretario del Pd”. E se la minoranza farà barricate per arrivare al congresso o modificare lo statuto affinché si modifichi la coincidenza tra premier e segretario, allora “si accomodino”, tanto – calcola Renzi – “ci vuole un po’ di tempo e non si può fare prima del 2 ottobre”.

Già, il 2 ottobre. La sfida più importante, sulla quale Renzi sta puntando tutto. Pur sapendo che non sarà una sfida facile. Al contrario di quanto dice qualcuno, avverte, “sarà un match tirato, molto tirato”.

Su la Stampa è invece il presidente del Pd, Matteo Orfini, a commentare i dati negativi dei ballottaggi. “Aver perso Roma e Torino brucia ed è doloroso. Naturalmente ci sono anche delle vittorie come quella di Milano e di altre città che strappiamo alla destra, ma il segno è inequivocabilmente negativo”.

Nell’intervista al quotidiano torinese, Orfini, prova a fare un’analisi insolita, capovolgendo il punto di vista di chi ha polemizzato nei mesi scorsi sul partito della nazione. “E’ evidente che nelle città dove abbiamo perso con i 5Stelle, loro hanno catalizzato i voti di tutte le forze che si opponevano a noi e sono riusciti a sommare i loro voti con quelli di tutta la destra, da Casapound, alla Lega e Forza Italia. Fondando il vero partito della nazione“, spiega Orfini. “Mentre dove siamo andati al ballottaggio con la destra, noi siamo riusciti a vincere e spesso a strappare roccaforti storiche”.  Infine, anche il presidente del Pd, spinge lo sguardo verso l’orizzonte di ottobre. “Sono convinto che intorno al referendum c’è nel Paese una maggioranza ampia, maggiore di quella parlamentare – ipotizza – Sta a noi avere la capacità di unire il Paese su quel progetto. Questo voto e il referendum sono piani del tutto differenti”.

 

 

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