Renzi: “Non ci sarà una proposta del Pd per modificare l’Italicum”

Legge elettorale
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante il suo intervento al teatro Politeama di Lecce, 09 settembre 2016.
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Il premier intervistato a Radio Popolare: “Non combatto contro la libertà ma contro il Cnel e gli sprechi”

“Per me l’Italicum è un’ottima legge ma se tutti pensano che si debba riaprire una discussione sulla legge elettorale, il Pd è pronto. La legge elettorale è meno importante della riforma costituzionale, per cui se bisogna cambiarla si cambia, ma non presentando un’altra proposta, altrimenti fai come il carciofo, con gli altri che dicono solo no. Siamo disponibili veramente ad andare a vedere le carte e a confrontarci” lo dice Matteo Renzi intervistato da Radio Popolare.

La discussione sull’Italicum in questi giorni è più viva che mai e le proposte di modifica non mancano anche nello stesso Pd. Una discussione del tutto politica con gli schieramenti divisi tra maggioritario e proporzionale, tra collegi e preferenze, tra turno unico e doppio turno. Il premier ha voluto aprire alle modifiche della legge elettorale, ma certo non può essere chi l’ha fatta e la difende a presentare le modifiche. La discussione sull’Italicum, però, è entrata anche nella campagna sul Referendum con la minoranza Pd che minaccia di votare No nel caso in cui la legge elettorale non venga modificata.

Il premier è però concentrato sul Referendum e quando gli fanno notare che il No è in vantaggio risponde: “I sondaggi si assomigliano tutti: il 50% ha deciso, il 50 no. E’ tutto aperto. C’è una parte che ha già deciso e un’altra che è ancora indecisa. Il 50% di indecisi è un dato pazzesco, quindi è ancora una partita aperta. Se ragiono sui partiti, quelli favorevoli alla riforma sono al 35% gli altri al 65. Se dunque si è al 50 e 50 allora abbiamo già recuperato molto”.

Nel merito poi Matteo Renzi aggiunge: “La Costituzione non viene stravolta perché dei 47 articoli su cui interveniamo la maggioranza riguarda il Titolo V che ha fatto D’Alema e no i partigiani“, e sulla fine del bicameralismo perfetto ricorda che “la gran parte dei partiti costituenti erano contrari al bicameralismo paritario che fu un compromesso perché i partiti non erano d’accordo”. Anche su numero dei parlamentari il premier sostiene che “il numero dei parlamentari è cresciuto, non è quello che avevano voluto i partigiani. Non combatto contro la libertà ma contro il Cnel e gli sprechi“.

Una battuta il premier la fa anche sul ponte sullo Stretto che “non è prioritario, perché prima vengono la banda larga, l’edilizia scolastica, la Salerno Reggio Calabria, le ferrovie in Sicilia, i viadotti in Sicilia, tutti gli interventi sul dissesto idrogeologico“, ma allo stesso tempo non ci deve essere “un no ideologico”.

Non poteva mancare un commento sull’esito del referendum ungherese sui migranti, il premier è sollevato dal mancato raggiungimento del quorum, ma allo stesso tempo crede che “non cambierà molto perché gli egoismi europei non sono solo in Ungheria, anzi. Per questo l’Italia combatte una battaglia diversa“.

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