Renzi-Netanyahu, Isis e Iran al centro del colloquio

Dal giornale
Italian Prime Minister, Matteo Renzi (R), with Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu during their meeting at Palazzo Vecchio in Florence, Italy, 29 August 2015.
ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

L’incontro a Palazzo Vecchio. Il premier italiano: “Al vostro fianco contro il terrorismo”. Il primo ministro israeliano: “La civiltà è sotto assedio”

«L’Italia è al fianco di Israele contro il terrorismo e per riportare la pace in tutta la regione», assicura Matteo Renzi. «La civiltà è sotto assedio da parte dello stato islamico militante che vuole catturare il mondo, ma c’e’ anche un altra minaccia: lo stato islamico dell’Iran», dice Benjamin Netanyahu. I due si incontrano a Palazzo Vecchio, nella stanza dove lavorava Machiavelli. E sono sorrisi e calorose strette di mano.
Il feeling personale in politica estera conta e molto. E aiuta, e molto, a rafforzare alleanze ed anche a far emergere differenti vedute senza che ciò significhi incrinare le relazioni bilaterali tra Stati e leader. Essere amici, veri amici, non si traduce nel dire sempre sì. A volte anche i distinguo sono necessari e salutari. E’ di questo spessore il rapporto tra il presidente del Consiglio Renzi e il primo ministro d’Israele Netanyahu. Un “feeling” che può permettere all’Italia di svolgere un ruolo importante nel realizzare “ponti” di dialogo fra lo Stato ebraico e partner arabi su cui Renzi ha puntato per cercare di domare le fiamme che oggi avvolgono il Medio Oriente: in primis, il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi.

Non sono certo sorrisi e strette di mano di circostanza, quelle che Renzi e Netanyahu si scambiano in serata prima e dopo il loro incontro – alle 21, alla fine dello Shabbat – a Palazzo Vecchio. Incontro che conclude la due giorni fiorentina del premier israeliano. Una visita, quella del premier israeliano – accompagnato dalla moglie Sara e da una folta delegazione – che ha abbinato la visita alle bellezze artistiche che rendono unica Firenze agli occhi del mondo – gli Uffizi, la Galleria dell’Accademia e Forte Belvedere – con incontri particolarmente significativi, come quello che Netanyahu ha avuto l’altro ieri con il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, ed i rappresentanti della comunità ebraica fiorentina. Attorno al premier israeliano c’è un imponente servizio di sicurezza chiamato a far fronte alla protesta, pacifica, di quanti accusano Netanyahu e il governo da lui guidato di portare avanti una politica di colonizzazione forzata nei Territori palestinesi con l’instaurazione di un regime di apartheid.

Il primo ministro Renzi è un «partner chiave» nella lotta «tra le forze del progresso e della modernità e le forze del buio che ci vogliono spingere indietro», ribadisce Netanyahu ai suoi interlocutori. Concetto che il leader israeliano rilancia da Palazzo Vecchio. Quella a Firenze è una visita privata, dopo la giornata ufficiale a Expo 2015 di Milano, ma non per questo meno impegnativa sul piano politico per Netanyahu. A darne conto sono i temi trattati nel colloquio con il premier italiano: i difficili equilibri politici nel Medio Oriente, l’avanzata dell’Isis e del radicalismo islamico, il ruolo esercitato dall’Iran in Libia, il preoccupante stallo del processo di pace con i palestinesi (che Netanyahu imputa alla radicalizzazione delle posizioni assunte dal presidente dell’Anp, Abu Mazen). Dossier caldissimi, e preoccupazioni, quelle esternate da Netanyahu, condivise da Renzi. Su un punto, però, restano divergenze fra «amici» e alleati: quello relativo allo storico accordo Usa-Iran sul nucleare. Un accordo che l’Italia sostiene con convinzione, ha ribadito Renzi, ma in un quadro di garanzie certe e verificate per la sicurezza d’Israele. Netanyahu resta fermo sulle posizioni rimarcate un mese fa, in occasione della visita ufficiale a Gerusalemme di Renzi: quell’accordo rappresenta un «errore storico, una grande minaccia per Israele, l’Europa e tutto il mondo e metterà Teheran in condizione di avere a disposizione decine di armi atomiche entro 10 anni». L’Italia invece, spiega il presidente del Consiglio, sostiene «questo compromesso ma ritiene che la sicurezza di Israele sia  un dovere e un diritto». Una divergenza che non incrina i rapporti tra i due Paesi e i rispettivi leader. Su questo fanno fede le considerazioni che Renzi aveva fatto in terra d’Israele, e che certo non sono cambiate oggi: «Sosteniamo questo compromesso e vigileremo sulla sua applicazione».
Ma quell’accordo, tiene a puntualizzare Renzi, non è un assegno in bianco firmato alla leadership di Teheran. Anche qui vale quanto sostenuto a Gerusalemme, e nella sostanza riaffermato nel colloquio fiorentino: quell’intesa «è il primo passo. Controlleremo con la comunità internazional». Quanto al negoziato di pace israelo-palestinese, la linea dell’Italia è in piena sintonia con quella espressa da Ue e Stati Uniti: lavorare per una soluzione «a due Stati». Ipotesi che Netanyahu non scarta, ma che, nell’ottica israeliana, è legata a due punti-chiave: il riconoscimento da parte palestinese d’Israele come Stato ebraico, e la creazione di una zona smilitarizzata, un “cuscinetto” che dia sicurezza. Su questo Netanyahu ha chiesto la solidarietà dell’«amico Matteo». La stretta di mano vale da sé una risposta.

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