Renzi: “Nel Sindacato c’è troppa burocrazia, girano più tessere che idee”

Dal giornale
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Il ruolo dei sindacati e i voti al Senato sulla Rai e sulle altre riforme. Matteo Renzi ne parla con i lettori

Se nel Sindacato girano più tessere che idee…

Caro Segretario. Premetto di essere spesso in disaccordo con te e vicino al pensiero di Enrico Letta. Ciò chiarito, devo ammettere che in alcuni frangenti, i tuoi strali verso i “conservatori” ovunque presenti sono sacrosanti. Sono indignato dal comportamento dei dipendenti di Pompei, di Alitalia, dell’Atac. Come pure dei rappresentanti delle mille micro sigle sindacali che creano disagi enormi ai cittadini, anche stranieri, portando motivazioni risibili. Contro costoro l’azione del Governo deve essere inflessibile e una buona legge sulla rappresentanza sindacale approvata al più presto. Saluti democratici. (Marco Antonio Brenna Como)

Grazie, caro Marco Antonio. Noi ci siamo. E spero che stavolta i Sindacati accettino la sfida: una buona legge sulla rappresentanza potrebbe aiutarli a vincere la crisi che sta fortemente minando la rappresentatività delle organizzazioni. Oggi anche nel Sindacato c’è troppa burocrazia. E girano più tessere che idee. 

 

Il Sud senza banche? Colpa dei troppi istituti di credito

Caro Segretario, la colonizzazione bancaria verificatasi nel Sud negli ultimi anni ha fatto sì che tutto il sistema creditizio meridionale (vedi ad esempio il Banco di Napoli), sia stato ceduto a gruppi del Nord che hanno trasferito altrove i centri decisionali. Il Sud non ha più una banca autoctona disposta anche a finanziare lo sviluppo per ridurre il GAP con le aree più ricche del Paese. Penso a tante iniziative di start-up valide ma che non trovano le risorse economiche necessarie ad implementarsi e siamo costretti, cittadini ed imprese meridionali, a pagare oltretutto il costo del denaro alle banche tre punti percentuali circa in più rispetto a quello del Nord. Cosa ne pensa al riguardo? E nei piani del Governo rientra anche questa presa d’atto per contribuire a risolvere l’annosa questione meridionale? Cordiali saluti. (Almerico Pagano, Circolo PD di Scafati – Salerno)

Caro Almerico, la questione bancaria è molto seria e non riguarda solo il Sud, anzi. Vuoi una previsione? Il risiko bancario continuerà ancora a lungo, perché in Italia abbiamo troppi Istituti di credito. Quanto alle forme di finanziamento di imprese innovative nel Mezzogiorno, abbiamo fatto molte cose buone con i contratti di sviluppo e Invitalia. Adesso è fondamentale sbloccare i progetti incagliati, da Ilva a Bagnoli, dalla Sicilia a Reggio Calabria, per dare il segno concreto che finalmente la musica è cambiata.

 

 

Ancora sulla Tasi/ Imu: smettere di tassare la prima casa è equo, e i sindaci avranno tutti i soldi 

Caro Segretario, quando, dal 2016, mi sarà condonata la tassa sulla casa, da consumatore più forte potrò fermarmi due volte in più al distributore a fare il pieno di benzina. E da cittadino, più debole, avrò meno voce nel chiedere al mio sindaco, Alessandro Andreatta, maggiore cura nella manutenzione del territorio, e più coraggio nel dotare di microaree i Sinti e i Rom della città. Che sarebbe il riformismo dal basso di cui scrive Piero Fassino. E’ questa la “bella Italia” in costruzione? Voterò ancora PD come argine alla furia leghista del “fuori dall’Italia gli immigrati” e all’antipolitica grillina del “vi spazzeremo via tutti”. Ma persino nel dialogare con queste due porzioni di società, in questa “bella Italia”, da vecchio uomo di sinistra, mi sento sempre più debole. Auguri a l’Unità per essere tornata. (Silvano Bert, Trento)

Caro Silvano, rispetto la tua opinione. Però permettimi di dire che i soldi in meno della Tasi/Imu saranno restituiti integralmente ai Comuni. E il tuo bravo Sindaco, Andreatta, saprà farne prezioso uso. Smettere di tassare la prima casa secondo me è giusto e anche equo in un Paese dove l’81% degli italiani ha sudato per acquistarsi un’abitazione.

 

 

Voto sulla Rai, certi parlamentari feriscono l’intera comunità del Pd

Caro Segretario, ora basta! Perfino sulla Rai ci son compagni che hanno votato contro il Governo per interessi di corrente. Io non dico di espellerli, però non mi sembra un atteggiamento serio. Ne risente tutto il Pd. Ti saluto con un po’ di sfiducia. (Giovanni, Imola)

Sai qual è l’unica cosa che mi fa male, compagno? Che questi atteggiamenti di pochi parlamentari feriscono l’intera comunità del Pd. E soprattutto i militanti come te o come i volontari della Festa dell’Unità. Non è giusto violare le normali regole democratiche di un partito. Ma nessuna espulsione, per carità. Andiamo avanti.

 

Non esistono bersaniani o renziani o altri: esiste chi vuol fare e chi vuol costruire cordate. L’importante è che i primi siano maggioranza…

Stimatissimo Segretario, nel 2014 mi sono iscritto al PD (Circolo Villa de Sanctis, Roma V), grazie alla grande novità della tua elezione e della politica che intendi realizzare. Ora però mi trovo in impasse, nel senso che è come se, dopo avere acquistato un biglietto per fare una crociera attraente, mi trovo al porto di imbarco con una nave un po’ vetusta il cui equipaggio mi propone un altro itinerario meno attraente e che a me non interessa. Che faccio? Chiedo il rimborso del biglietto, cerco di cambiare nave/ equipaggio o punto i piedi per farmi confermare l’itinerario di programma? Traduco: nel mio territorio romano si vive una paludosa situazione: da una parte gli elettori del PD ti hanno eletto alle primarie esterne al 70%; dall’altra, però, gli iscritti al Circolo, nel congresso interno, nel 2013, hanno votato Bersani con la stessa percentuale (circa). Tale situazione, credo non ti sfugga, è la stessa (più o meno) purtroppo di tutta l’area della Capitale. La palude cui mi riferivo è presto detta: più volte, insieme ad altri elettori e iscritti, abbiamo cercato di proporre iniziative di propaganda o di solo confronto aperto sulle tante riforme che il tuo Governo sta portando avanti, ma nulla si è mosso. Silenzio assordante. Il Circolo è un fantasma. Mi pare che prevalga, al suo interno, la logica di padroni dei voti degli elettori e degli iscritti e si persegua la gestione privatistica del consenso elettorale. Se il Circolo è fatto al suo interno, in maggioranza, di bersaniani (semplifico), può, dunque lavorare per il bene del partito tutto, cioè della linea politica generale approvata dagli organi statutari? Difficile. Questo è il problema. “La questione romana” (rieccola!), credo, risenta anche di tale situazione, ed ho detto tutto! Ha prevalso, cioè, una logica organizzativa e politica di cordate che partono dal voto di scambio nel territorio e salgono, su su, fino alla Regione, passando per il Campidoglio. Ma non voglio divagare. Orfini ha promesso in tante dichiarazioni pubbliche che avrebbe telefonato a tutti gli iscritti. Io non ho ricevuto telefonata alcuna, né da lui né da Fabrizio Barca, né da altri. Per cui mi trovo, insieme ad altri, impotente a dovere subire l’impasse e i silenzi, mentre il PD nazionale sta dialogando fortemente col Paese. Il PD della Nazione, o quello a vocazione maggioritaria, o parte dal territorio o non parte. Un abbraccio e un augurio di buon lavoro. (Nicola Capozza – Roma)

Caro Nicola, grazie della tua email. E non perdere mai il tuo entusiasmo, mi raccomando. Non generalizzerei bersaniani, renziani o altri. Il Pd si divide in persone che vogliono fare e che ci credono e persone che si occupano solo di cordate, come dici tu. Ce ne sono in tutte le aree, in tutte le componenti: tanti anche tra chi ha votato per me. L’importante è che chi ha voglia di fare sia in maggioranza. E possa aiutare il Pd ad aiutare il Paese. Sui territori hai ragione: possiamo e dobbiamo fare di più.

 

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