Renzi: “Mozione di sfiducia? Non ci manderanno a casa”

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Il presidente del Consiglio nella sua enews racconta il viaggio negli Stati Uniti e poi si concentra sulle polemiche degli ultimi giorni. Sulla querela a Grillo: ” i militanti del PD non meritano gli insulti di un pregiudicato”

“Presentano l’ennesima mozione di sfiducia. Andremo in Parlamento, spero il prima possibile. E ancora una volta il Parlamento potrà mandarci a casa, se vorrà. Ma non credo succederà neanche stavolta. Dunque faranno ancora qualche piccolo show in Aula. E poi torneranno alle loro cene romane a fantasticare su nuovi complotti: del resto i capipopolo sono persone che pensano che l’uomo non sia mai andato sulla Luna, che le sirene esistono, che la mafia non ha mai ucciso nessuno. Noi del Governo invece non raccoglieremo le polemiche, continueremo a lavorare, per l’Italia e per gli italiani“. Così Matteo Renzi nella sua enews liquida l’ennesima polemica delle opposizione, che ha annunciato di voler presentare una mozione di sfiducia al Governo.

Secondo il premier la ministra Federica Guidi ha commesso un errore, quello di comunicare “in anticipo al suo compagno, che si è scoperto poi essere interessato al business”. Però a differenza di quanto successo in passato, con il caso Cancellieri, si è subito dimessa, perché dice Renzi “per noi la coerenza non è un optional. E se è vero che il Governo di allora non volle procedere alle dimissioni, noi ci siamo comportati in modo diverso. Perché  noi siamo oggettivamente diversi da chi ci ha preceduto: se uno sbaglia, con noi paga. E a quelli che vogliono far credere che siamo tutti uguali rispondiamo con i fatti”.

Politica interna, ma non solo. Il premier ha descritto il suo viaggio negli Usa, dalla visita in Nevada, alla discussione con i ricercatori italiani al FermiLab, la visita alla scuola italiana di Chicago, l’incontro con i ragazzi dell’Università di Harvard. E’ stato un viaggio molto importante, conclusosi con il summit nucleare di Washington.

A conclusione della lettera Matteo Renzi, da segretario del Pd, ha voluto spiegare il motivo della querela contro Beppe Grillo: “Ho detto che noi del Governo non raccogliamo le loro polemiche. Ma il PD invece ha il dovere di reagire. Io credo nella polemica politica e penso che sia giusto che ognuno dica la sua, in piena libertà. Ma esiste un limite e quel limite lo traccia il codice penale. Per questo il PD ha deciso di querelare in sede civile e penale Beppe Grillo che pure alle condanne penali, a differenza nostra, è abituato. Perché lo ha fatto? Perché Grillo non si è limitato alle polemiche, anche dure. Ha detto che su questa vicenda il PD “è colluso e complice. Tutti con le mani sporche di petrolio e di soldi.” Sono parole pesanti come pietre: colluso, complice, mani sporche di denaro.
Ora io conosco la comunità delle donne e degli uomini del PD. Sono persone per bene, volontari con passione politica, gente che tiene i circoli aperti, organizza i tavolini nelle piazze, fa i tortellini alla Festa dell’Unità. Accusare questa grande comunità di fare errori o di aver scelto come leader uno non capace significa fare una polemica politica discutibile quanto si vuole, ma politica. Accusarla di essere complice e collusa, con le mani sporche di denaro e petrolio significa insultare donne e uomini che non lo meritano. Andremo in tribunale e chiederemo a Beppe Grillo i danni. Ho già detto al tesoriere del partito che non si faccia venire strane idee perché nessun centesimo andrà al partito nazionale: tutto il risarcimento danni sarà dedicato ai circoli del PD. Alle feste dell’Unità. All’attività dei volontari e dei militanti. Noi possiamo sbagliare, come tutti. Possiamo scegliere strategie più o meno efficaci. Possiamo essere antipatici o arroganti. Ma noi siamo persone oneste. E chi mette in discussione la nostra onestà ne risponde nelle sedi opportune. Perché i militanti del PD non meritano gli insulti di un pregiudicato”.

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