Renzi-Merkel: tre indizi per capire se l’incontro sarà andato bene

Europa
German Chancellor Merkel meets Italian PM Matteo Renzi

In Germania cresce la consapevolezza del nuovo ruolo italiano in Europa. È quella la vera posta in gioco dell’incontro di oggi

Quando Matteo Renzi e Angela Merkel si presenteranno in conferenza stampa, al termine del loro incontro di oggi a pranzo, non sarà difficile capire se tra i due sarà tornata la pace oppure no. Tutti gli indizi lasciano presagire che i due leader cercheranno un terreno di dialogo comune: sia il premier italiano che la Cancelliera tedesca hanno tutto l’interesse a stringere un accordo che aiuti l’Europa in questo momento di grande difficoltà a salvarsi dalle spinte nazionalistiche.

D’altra parte, se è vero che i toni non erano mai stati così alti, è anche giusto ricordare che le punzecchiature di Renzi alla Germania e gli attriti personali non sono mancati nei due anni e mezzo di conoscenza personale tra i due e che sempre – almeno in passato – il dialogo è stato riallacciato ben presto.

Renzi ha fatto anticipare questo incontro dall’intervista rilasciata alla Frankfurter Allgemeine nella quale ha chiarito il suo vero obiettivo: sedersi al tavolo europeo con pari dignità dei partner principali, Germania e Francia. Un modo per sgombrare il campo dall’idea – che iniziava a preoccupare in Germania – di una strategia anti-tedesca a lungo termine del nostro premier.

Se la vera partita è questa, prima ancora delle strategie da adottare su migranti, flessibilità, Russia e politica energetica, ecco allora su cosa bisognerà concentrarsi – una volta che Renzi e Merkel arriveranno in conferenza stampa – per valutare l’esito del vertice:

1) l’atteggiamento reciproco. Merkel non è una donna che rispetta i clichè che si attribuiscono ai tedeschi. È in qualche modo più ‘calda’, più empatica. Di Renzi, poi, nemmeno a dirlo. I loro volti, il modo in cui si rivolgeranno l’una all’altro, la tendenza o meno a scivolare nella battuta saranno i primi indizi dai quali si capirà com’è andata;

2) il riconoscimento del ruolo italiano. Già oggi la Faz, in un commento intitolato “La pretesa di Roma”, riconosce che il premier “sulla base delle riforme, pretende con autoconsapevolezza un posto all’head table della Ue. E anche se forse Renzi dipinge quello che ha fatto in modo più brillante di quel che è, è riuscito tutta via a realizzare ciò che i suoi predecessori non si sarebbero neppure sognati di fare”. Senza arrivare a questo, se però la Cancelliera si limitasse anche solo a esplicitare il nuovo ruolo italiano, Renzi avrebbe già incassato il risultato sperato;

3) l’individuazione di un avversario comune. Che siano i populismi o le spinte anti-europee che minacciano l’Unione, Renzi e Merkel hanno certamente dei bersagli condivisi da combattere. E se resta valido il motto ‘il nemico del mio nemico è mio amico’, mettere in atto una strategia comune e lasciar trapelare che essa esista è un modo per riavvicinarsi.

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