Renzi: “Manovra con meno tasse e più diritti”

Governo
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri sulla legge di bilancio, Roma, 15 ottobre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Renzi presenta la legge di Bilancio: “Tenute insieme equità e competitività. Le cose vanno meglio di due anni fa”

È la logica del #passodopopasso, l’hashtag che segna la cifra di questa legge di Stabilità, la stessa che ha guidato il governo da quando è in carica: così spiega la manovra il premier Matteo Renzi che arriva in sala stampa, su al primo piano di Palazzo Chigi, insieme al ministro Pier Carlo Padoan, dodici bandiere alle spalle e una soddisfazione per il lavoro svolto più volte sottolineata. «Non vi stupiamo con effetti speciali», la premessa mentre partono le immancabili slide, «ma teniamo fede alle promesse fatte» e l’elenco delle misure prese scorre sul monitor. «Sta arrivando chiara la nostra idea del futuro di questo Paese. Passo dopo passo, un pezzettino alla volta», ma il puzzle ancora non è completo. «L’Italia non va ancora bene, ma dopo un anno e mezzo va meglio di prima. Non siamo contenti, perché noi abbiamo fame di risultati positivi» ma, ricorda, nel febbraio 2014 il Pil era negativo, ora le stime ribassate sono all’1% . «La filosofia della stabilità 2017 è merito e bisogno, tenere insieme competitività ed equità, dare una chance a chi ci prova e una mano a chi non ce la fa».

Risponde indirettamente a chi da giorni denuncia una manovra funzionale al campagna elettorale: meno tasse e più diritti, «è questo il disegno organico del governo», dice prendendo a prestito l’immagine dei «puntini» che nella settimana enigmistica celano un disegno che si svela soltanto unendoli l’uno all’altro. Dunque, dagli ottanta euro al jobs act, all’abolizione dell’Imu al superammortamento, quello che viene fuori «è un calo delle tasse». Calano le tasse ma non i fondi per la Sanità che salgono di due miliardi, in una manovra complessiva da 26,5 miliardi di lire. «La filosofia della stabilità 2017 è merito e bisogno, tenere insieme competitività ed equità, dare una chance a chi ci prova e una mano a chi non ce la fa».

Una delle notizie più attese viene confermata: ieri il Cdm ha varato il decreto legge che manda in archivio Equitalia e gli interessi «vessatori» per i contribuenti: dal 7 novembre sarà un Sms «se mi scordo», ad avvisare del ritardo nel pagamento. «Il modello di Equitalia – dice – è stato inutilmente polemico nei confronti dei cittadini e vessatorio. Chiuderla vuol dire chiudere quel modello lì. A chi dice che così si favorisce l’evasione dico che se c’è governo che ha fatto un record siamo noi. Mettete in fila i risultati, noi abbiamo fatto più di tutti. È un dato di fatto. È come dire che il Real Madrid che non sa cosa sia la coppa dei campioni». Padoan stima in 4 miliardi l’ade sione dei contribuenti dal programma di «rottamazione» delle cartelle Equitalia.

Dunque il duplice obiettivo della manovra è quello di incentivare la crescita attraverso le misure ad hoc per le imprese (dall’Ires che scende dal 27,5 al 24 per le pmi, all’eliminazione dell’Irap agricola, o ai superammortamenti), gli incentivi per le ristrutturazioni che si allargano a condomini e alberghi, e gli interventi sulle fasce sociali più deboli (l’estensione della 14esima mensilità per le pensioni più basse, l’abbassamento del canone Rai, i fondi per la non autosufficienza e i 600 milioni in più sulla famiglia) per far ripartire innanzitutto la fiducia.

Si rivolge direttamente agli imprenditori: «Ora vediamo chi mette i soldi per il paese e chi se li mette in tasca», vale a dire che d’ora in poi soltanto chi investe in competitività potrà usufruire delle agevolazioni previste. Come da programma la riduzione dell’Irap è rimandata al 2018, «se il prossimo anno avremo la possibilità di continuare in questo lavoro», un condizionale che senza mai essere detto in chiaro rimanda però all’appuntamento del 4 dicembre, il referendum costituzionale. Di cui Renzi non parla, se non per rispondere a una domanda posta da un giornalista, «di referendum non parlo, lo scopriremo solo vivendo come andrà a finire».

È chiaro, invece, a tutto gli osservatori economici, che c’è molta attesa qui e a Bruxelles circa l’esito del voto del 4 dicembre perché se per l’Europa la vittoria del Sì significa stabilità nella navigazione del governo e coerenza rispetto all’impegno dell’Italia sul percorso delle riforme, per i mercati vorrebbe dire evitare lo scossone che provocherebbe una eventuale crisi politica. Renzi sa che in questo clima da guerra totale, come ogni volta che si attraversa una campagna elettorale, il rischio che la manovra venga utilizzata strumentalmente. E infatti quando le legge le prime reazioni delle opposizioni alle misure annunciate, lancia un tweet: «A me piace entrare nel merito. E confrontarsi senza odio personale e ideologia. Spero che accada anche sul bilancio #passodopopasso». Speranza che si infrange contro i Brunetta e le Meloni pochi attimi dopo.

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