Renzi ai parlamentari Pd: “Basta polemiche, siamo a un passaggio epocale”

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Lungo intervento del presidente del Consiglio all’assemblea dei deputati e senatori dem: “E’ il momento di tornare nelle piazze e guardare in faccia la gente”

Per i prossimi sei mesi basta polemiche, parliamo al Paese Per i prossimi sei mesi “non dico che serve una tregua, ma occorre parlare al Paese. Io farò questo, rinunciando a ogni diatriba interna”. Il premier e segretario Pd ha riferito che nella precedente riunione con i vertici locali del partito “si è preso un impegno: sei mesi a testa bassa. Anzi a testa alta, perché possiamo stare a testa alta, di lavoro costante sul territorio. Smettiamo, se mai avessimo avuto questa tendenza, di giocare col catenaccio. Giochiamo all’attacco, il calcio totale. Raccontiamo cosa vogliamo fare in Italia, in Europa”.

La rassicurazione alla minoranza: pacta sunt servanda “Dopo il referendum manteniamo gli impegni. Pacta sunt servanda. Non abbiamo nessun dubbio”. Matteo Renzi garantisce alla minoranza Pd che dopo il referendum si procederà alla legge per l’elezione del nuovo Senato. “C’è una disponibilità molto laica e molto neutra”.

Referendum passaggio epocale “Il sì o il no alla riforma non è un sì o un no tecnico. E’ un passaggio epocale per questo Paese. Ma quale critica di personalizzazione? Guardiamoci in faccia, io ho interesse che il dibattito sia nel merito. Bisogna portare i cittadini ad esprimersi. Ora dobbiamo impegnare il Pd in una gigantesca battaglia e coinvolgere uomini e donne della società civile per portarli ad una grande battaglia per il referendum”.

E’ il momento di tornare nelle piazze e guardare in faccia la gente “Basta paura o atteggiamenti remissivi, fuori da noi non c’è una alternativa di un movimento democratico significativo e importante, fuori ci sono dei garantisti a giorni alterni che giocano con le istituzioni sulla base di email dello staff. O, dall’altra parte, quelli che ci devono ancora spiegare dei diamanti in Tanzania, delle lauree comprate in giro nei Paesi europei o se sulla sanità lombarda sono convinti di aver fatto tutto bene”.

La divisione tra destra e sinistra è quella tra paura e coraggio “Le divisioni tra destra e sinistra non passano più solo sul crinale economico, sull’uguaglianza che per me non è egualitarismo ma sta passando nella divisione profonda sui temi della paura e del coraggio, del muro e della piazza, della frontiera intesa come confine o come avventura. La divisione profonda per chi reclama più individualismo e chi sostiene ancora forti le ragioni della comunità e del dialogo”.

M5S partito familista, rinuncino all’immunità “E’ la democrazia dell’erede e non della Rete, hanno un meccanismo in cui non si sa chi espelle chi, altro che casta. Inizino a rinunciare all’immunità. Stanno dicendo di no alla democrazia nei partiti, e noi ci facciamo dare lezione di trasparenza da chi non si sa come decide? Da chi ha il simbolo nelle mani di Beppe Grillo e di Casaleggio? Sono il partito che più di altri rappresentano il familismo, se vogliono mi possono querelare. Io voglio vedere un atteggiamento meno remissivo, noi abbiamo una comunità”.

‘L’Italia che dice Sì’ sarà lo slogan della Festa de l’Unità “Abbiamo accolto la proposta del segretario dell’Emilia Romagna Paolo Calvano che sotto ogni scritta della festa dell’Unità ci sia scritto ‘L’Italia che dice Sì'”.

Con i leader del Pse lavoriamo a una proposta economica condivisa “Venerdì prossimo, in Campidoglio, dove si sono firmati i Trattati istitutivi della Comunità, i leader del Pse che hanno responsabilità di governo a partire da Francois Hollande si vedranno ospiti del nostro partito per discutere di come arrivare a un modello di proposta economica condivisa”.

La battaglia sulla flessibilità va avanti “La parola flessibilità sembrava impossibile da declinare nel vocabolario europeo. Parlo di due anni fa. Oggi leggo che qualcuno dice che questa flessibilità non è abbastanza, ma è comunque un’incredibile sottovalutazione del punto di partenza su cui ci siamo mossi. Questa battaglia va avanti”.

Sulla Libia l’Italia sta giocando un ruolo da protagonista “Grazie all’impegno della Farnesina e del governo, a Vienna c’è stato un ruolo di protagonismo dell’Italia sui temi della Libia. Che non significa inviare migliaia e migliaia di soldati come dicevano i cantori del pensiero unico nei mesi scorsi. Noi dicevamo ‘serve una strategia, un orizzonte più largo’ e loro ‘siete i soliti illusi, non conterete niente neanche questa volta’. Ed invece ieri a Vienna l’Italia ha portato a casa un altro risultato importante: non sufficiente, ma importante”.

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