Renzi in Perù: “C’è un’Italia di cui essere orgogliosi”

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Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al suo arrivo in Perù accolto dal presidente del Consiglio Peruviano, Pedro Cateriano Bellido, Lima, 25 Ottobre 2015. ANSA/ US/ TIBERIO BARCHIELLI 

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Seconda tappa del viaggio in Sudamerica “Basta con l’Italietta delle polemiche”

Volare in Sudamerica per scoprire l’Italia. O meglio un’altra Italia, fatta di produzioni di eccellenza, un’Italia «di cui essere orgogliosi. E non è l’Italietta delle polemiche di parte della politica o della comunicazione, vecchia e nuova. Ma quella rispettata per il carico di civiltà che rappresenta e per la voglia di futuro che esprime». Così il primo ministro italiano, via Facebook, riassume uno dei principali messaggi veicolati dal suo tour nei paesi dell’America latina, prima tappa il Cile, visitato venerdì e sabato, per passare poi ieri in Perù, poi Colombia e infine mercoledì nella Cuba ormai uscita dall’isolamento internazionale.
Il premier si sofferma ad esempio sulle aziende italiane che dall’altra parte dell’oceano hanno trovato contratti, ma soprattutto riconoscimenti, arrivando a giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo dei paesi che le hanno accolte, per sottolineare «quanto grande sia il nostro Paese. E quanto possiamo e dobbiamo fare per restituire agli italiani non tanto qualità, che già è presente in abbondanza, ma fiducia e consapevolezza». La prima citazione è per Enel, di cui in Cile Renzi visita «il primo impianto geotermico di tutta l’America Latina assieme al parco eolico di Taltal, impianti fotovoltaici e un impianto ibrido. Enel è una realtà importante e strategica in America Latina, leader delle rinnovabili in questa parte di mondo», rivendica dunque il primo ministro, aggiungendo che considera la multinazionale nata in Italia (di cui lo Stato è principale azionista tramite il ministero delle Finanze con il 25%) «un valore del Paese. In particolare sul fronte dell’innovazione, delle rinnovabili, ma anche sul progetto del contatore elettronico e sulla sfida della banda larga, la rete infrastrutturale decisiva per il futuro del Paese».
Non sono comunque solo gli impianti energetici innovativi a parlare italiano in Cile. Il marchio Astaldi svetta su aeroporto, ospedali, miniere, il gruppo di Autostrade per l’Italia con Atlantia gestisce alcune delle arterie principali del Paese «con una tecnica totalmente informatizzata al punto che – annota il premier – il pedaggio si paga per via telematica e addirittura le tariffe cambiano a seconda dell’ora di punta o meno». L’Italia che vuole innovare e guardare al mondo ha insomma ampie chance di trovare ‘casa’ anche in altri continenti. E il governo mostra di voler fare la propria parte, con la presidente cilena Michelle Bachelet «abbiamo discusso a lungo dei principali dossier su Europa, Sudamerica, crisi delle materie prime, battaglie in sede Onu per le donne e abbiamo siglato accordi significativi su doppia imposizione fiscale, agenda energetica, presenza di Banca Prossima in Cile. Quella di Banca Prossima (l’istituto di credito del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicato al nonprofit, ndr) è un’esperienza interessante, ne riparleremo». Il filo conduttore del viaggio in corso fino al 28 ottobre rimane comunque per Renzi «la cultura, prima ancora che il business». E allora ecco le visite negli atenei, e l’omaggio alla democrazia cilena quando il premier si dice «emozionato entrando nel palazzo presidenziale, la Moneda, e soprattutto poi al Museo dei diritti umani, pensando alla storia di questo popolo e alla grande forza di chi ha lottato contro la dittatura. Chi mi ha guidato passo dopo passo dentro il Museo aveva vissuto sulla propria pelle o su quella della propria famiglia quelle torture: non mi stava raccontando una storia, mi stava raccontando la sua vita». Da qui un’altra considerazione, che si trasforma nell’ennesimo avvertimento contro il proliferare di movimenti populisti nel Vecchio Continente: «La nostra generazione di leader europei ha vissuto nella pace e per questo ha una responsabilità ancora più grande, per tramandare la memoria ma anche per non sporcare la politica che altrimenti diventa facile preda di populismi e spinte autoritarie».

 

 

(Nella foto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al suo arrivo in Perù accolto dal presidente del Consiglio Peruviano, Pedro Cateriano Bellido, Lima, 25 Ottobre 2015. Ansa/ Us/ Tiberio Barchielli)

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