Renzi: “I nostri candidati non firmano contratti come nel M5S”

Governo
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in Regione per la firma dell'accordo sul 'Passante di mezzo' di Bologna (l'allargamento dell'attuale tracciato autostradale che scorre lungo la tangenziale della città), 15 aprile 2016. 
ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Pensioni, lavoro, amministrative e referendum i temi affrontati durante il videoforum di Reopubblica Tv

“Nessuno deve temere per la propria pensione”. È iniziato dal confronto con i sindacati il videoforum di Repubblica Tv con il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il quale sono stati toccati tanti punti, dalle amministrative, e in particolare il voto a Napoli, fino al referendum costituzionale.

Pensioni e sindacati

“Quello di oggi è stato un incontro interlocutorio ma importante”, ha detto Renzi parlando del confronto con i sindacati sui pensionati, ma “nessuno deve temere per la propria pensione. La vera scommessa è capire se possiamo dare l’ape, l’anticipo pensionistico, a una categoria di persone rimaste schiacciate tra l’incudine e il martello”. E anche sulle pensioni minime che sono “troppo basse, stiamo valutando degli interventi”, ha commentato il premier. “In passato – ha aggiunto – si è consentito a una parte di andare in pensione troppo presto. Oggi l’età media si allunga, ma si possono trovare delle soluzioni che salvino i conti pubblici e che aiutino le persone che lo vogliano a uscire prima del previsto dal mondo del lavoro. La soluzione siamo pronti a trovarla”.

Sui sindacati, Renzi ha detto: “Noi non pensiamo che la concertazione sia una coperta di Linus della quale è impossibile fare a meno. Se c’è siamo più contenti. Se si possono fare gli accordi, noi siamo qui. Non è che siamo ideologici, siamo pronti a fare gli accordi”, ha detto Renzi aggiungendo che “ci sono alcuni sindacati che hanno scelto di non lavorare con noi”. “Sui numeri che Marchionne ha proposto e che sindacati hanno approvato – ha aggiunto -, posso dire oggi che Marchionne aveva ragione“.

Lavoro

“Con il Jobs Act migliaia di persone hanno diritti che prima non avevano: ora hanno possibilità di fare un mutuo, ad esempio. È la più grande operazione di lotta al precariato mai fatta da un governo, la cosa più di sinistra fatta in Italia da ultimi 30 anni. Capisco che il sindacato non sia d’accordo ma è una verità nei fatti. Il punto chiave è che il Jobs Act dà diritti in più a chi prima non ne aveva. Con il Jobs Act c’è stato un aumento dei posti di lavoro, non dei licenziamenti”.

Tra gli impegni per il prossimo futuro “pensiamo – ha detto Renzi – di rendere stabile la riduzione del cuneo fiscale, il costo del lavoro per tutti”.

Sulla riforma della scuola “c’è stato un momento difficile, non sapevo se continuare” davanti alle proteste degli insegnanti, ma “abbiamo mantenuto una posizione severa e rigida e abbiamo vinto noi”.

Tasse

“La novità è che stavolta le tasse si abbassano, hanno continuato a crescere fino all’ottobre del 2013. Ora abbiamo bloccato anche gli enti locali, che non le possono più alzare” e gli “incentivi hanno funzionato”.

Amministrative

“A Napoli c’è una amministrazione che ha scelto di non parlare con il governo. Secondo me è un errore di de Magistris. Quando sono stato a Napoli c’erano due assessori al corteo a manifestare contro di noi, un corteo dove 11 poliziotti sono stati feriti…” ha detto il premier.

“Chiunque vinca a Napoli, e spero sia Valente – ha aggiunto Renzi -, noi lavoreremo con il sindaco di Napoli, se lui vorrà lavorare con noi. E lo stesso vale per Milano e per le altre città”. Parlando di Roma, Renzi ha aggiunto: “Ieri Giachetti ha presentato la lista degli assessori. Io l’ho scoperto su Facebook, non glieli ho indicati ioÈ l’esatto opposto di chi firma un contratto della Casaleggio come fosse un co.co.pro. Io se fossi un cittadino sceglierei una persona libera, non un co.co.pro di un’azienda milanese“.

Alleanze

“In alcuni casi si fanno le riforme anche con Ala e Denis Verdini perché se avessimo aspettato i Cinquestelle oggi le unioni civili non le avremmo fatte“.

Referendum

Il premier è tornato sulla “polemica incomprensibile” con l’Anpi ribadendo la sua intenzione di voler calmare le acque: “Voglio bene ai partigiani, sono valori che fanno parte della mia identità. Mi sono emozionato quando ho saputo che ci sono partigiani che, contravvenendo alla linea dell’Anpi, hanno detto che votano Sì. Poi rispettiamo tutti, quelli che votano sì e quelli che votano no“. E a chi ha parlato di “rischio dittatura” Renzi ha risposto: “Di che parliamo? Chi vuol votare no vota no, ma non si dicano bugie”.

“Questa riforma la voteranno migliaia di cittadini. I parlamentari della Lega e M5s li capisco, rischiano il posto. Sono terrorizzati dalla possibilità di tornare a lavorare” ma gli elettori di Lega e M5s “dovendo scegliere tra un sistema che blocca e una rivoluzione allora voteranno il referendum. È la più grande opera di semplificazione in questo Paese”.

“Il sistema attuale porta ai grandi accordi, agli inciuci”, mentre con il Sì al referendum si va verso “bipolarismo e semplicità. Non voglio aprire scenari catastrofici – ha detto – ma se l’Italia fa le riforme siamo credibili e allora hai la flessibilità; se non le fai sei il paese ingovernabile e incapace di riformarsi, con la classe politica più costosa. Le riforme decidono di un modello: se prosegue, siamo leader per i prossimi 20 anni, sennò casca il castello che abbiamo messo in piedi e l’Italia torna il Paese ingovernabile, delle ammucchiate”.

Per il Sì, ha aggiunto il premier, “ci saranno 10 mila presidenti perché avremo 10 mila comitati. Ora hanno firmato il manifesto 186 professori di diritto. Arriveremo a mille e il portavoce sara’ il responsabile della comunicazione scientifica”.

Libia

“La storia dei 5 mila soldati – ha detto Renzi – è una notizia giornalistica che spero si possa finalmente mettere a tacere. Noi non interveniamo con il nostro esercito a meno di una richiesta generale e con la condivisione di Al Serraj ma lavoriamo a livello diplomatico per dare una mano perché Al Serraj possa dare stabilità alla Libia. In ogni caso la questione dell’invio delle truppe passa dal Parlamento”.

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