Renzi: “I dati Istat? L’Italia è in ripresa, è un dato di fatto”

Economia
Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento alla prima giornata del Forum Ambrosetti su 'Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive', a Villa D'Este, Cernobbio (Como), 2 settembre 2016. ANSA / EMILIO ANDREOLI

A Cernobbio interviene anche il ministro dell’Economia Padoan: “Paese in ripresa, non c’è stagnazione secolare, ma la crisi globale è profonda con ragioni più complesse di quelle che pensiamo”

Matteo Renzi non si lascia impressionare dai dati dell’Istat ed è sicuro che “l’Italia è in ripresa e prosegue la lunga marcia nell’economia: il 2016 che si chiuderà meglio del 2015, che a sua volta si è chiuso meglio del 2014”. Così il premier a Cernobbio, nel Workshop che ogni anno chiama a raccolta il top management per discutere dei temi legati alla finanza e all’economia.

Renzi commenta i dati diffusi stamani dall’Istat e mette in evidenza come la crescita acquisita sia comunque positiva (0,7%). Ma allo stesso tempo, utilizzando una metafora sportiva, ammette che il lavoro da fare è ancora molto: “La caduta avuta dall’Italia negli anni passati ha visto il ciclista rialzarsi e tornare in gruppo, ma non siamo ancora alla testa del plotone. Abbiamo recuperato il gruppo ma c’è ancora molto da fare”.

A Cernobbio interviene anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: “Il Pil è in crescita – assicura – ma il problema dell’economia globale sembra ancora lontano dall’essere risolto. Le cause della bassa crescita sono più profonde e più complesse di quello che possiamo pensare: c’è una crisi profonda, ma non una stagnazione secolare”.

Proseguendo poi con il suo intervento Renzi pone l’accento sui conti pubblici, sottolineando come il nostro deficit sia “al livello più basso degli ultimi dieci anni”. E avverte – dichiarazione importante per stabilire quale sarà l’ambito di intervento della prossima legge di bilancio – che anche quest’anno quel valore continuerà a scendere. “Perché è giusto così per i nostri figli – aggiunge – non perché ce lo chiede l’Europa”.

Una frase che di fatto pone un limite alla coperta delle risorse per i prossimi provvedimenti di natura economica. Non far salire il deficit rispetto allo scorso anno, infatti, vorrà dire lasciare quel valore sotto il 2,3% rispetto al Pil e, visto il peggioramento della congiuntura, significherà avere a disposizione qualche miliardo in meno rispetto alle previsioni precedenti. Tuttavia in soccorso della legge di stabilità potrebbe arrivare lo scorporo degli investimenti dal computo del deficit, un’operazione che si sta cercando di ottenere nella trattativa con Bruxelles. La priorità del governo è appunto quella di mettere risorse per investimenti, anche tramite importanti stimoli fiscali, come ha ricordato recentemente il viceministro dell’Economia Enrico Morando.

Ma c’è una cosa che il premier mette in chiaro nel suo intervento: la pressione fiscale va ridotta. È questa l’altra parola d’ordine su cui si baserà la prossima legge di bilancio. Renzi ha ricordato la riduzione dell’Ires già prevista e ha definito la riduzione delle tasse come “una grande opera infrastrutturale” che va proseguita.

Referendum

Il premier fa poi un passaggio sul referendum: “C’è stato un eccesso di toni, con responsabilità varie, me la prendo anch’io. Se vince il no non c’è l’invasione delle cavallette, non è la fine del mondo. Tutto resta come adesso: un bicameralismo paritario che gli stessi costituenti non volevano, una riforma del titolo Quinto e delle regioni profondamente sbagliata e la presenza in Costituzione di alcune norme che certificano la necessità dell’esistenza di enti inutili. “Se vince il Sì l’Italia diventa un Paese più semplice, con meno politici ma più politica, con meno poltrone”, ha aggiunto il premier, sottolineando che c’è poi una parte “più seria e articolata e cioè che nel tempo della velocità, l’idea di avere un sistema barocco con un bicameralismo paritario è un elemento di debolezza del sistema Paese. Un Paese meno agile è un Paese meno forte in questa fase”.

Banche

Infine sul tema della banche il premier sottolinea come ci sia stata “una grande sottovalutazione negli anni scorsi, non solo dalla politica ma di larga parte del gruppo dirigente: l’accademia, il giornalismo, gli imprenditori, i banchieri stessi”. Ma ora “ci sono le condizioni, anche grazie al lavoro del Fondo Atlante perché il tema delle banche possa essere affrontato nei prossimi mesi in via definitiva”, seguendo due direttive in particolare: “I politici devono stare fuori dalle banche, e queste devono aggregarsi perché ci sono più poltrone che filiali e questo non aiuta”.

 

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