Renzi e Schulz siglano il patto per rafforzare il Pse

Europa

Il premier italiano e il presidente dell’Europarlamento concordano sulla linea da tenere a Bruxelles e mandano un messaggio a Juncker

Un “colloquio molto buono”. Matteo Renzi e Martin Schulz sono rimasti faccia a faccia a palazzo Chigi per più di un’ora e al termine il presidente del Parlamento europeo si è mostrato soddisfatto. D’altra parte, l’incontro era stato anticipato da una sua intervista a Repubblica molto benevola nei confronti del premier italiano e della “spinta” che sta dando al dibattito sul futuro dell’Ue.

Renzi incastra così un altro tassello importante nel suo puzzle di alleanze, che si configura sempre più non tanto come l’asse dei Paesi in difficoltà, quasi sempre affacciati sul Mediterraneo, quanto piuttosto come un fronte comune delle forze che fanno riferimento al Pse, indipendentemente dalla loro collocazione geografica.

Da questo punto di vista, un altro passaggio importante è stato l’incontro a pranzo con il cancelliere austriaco Werner Faymann, socialista ma interessato a non inimicarsi troppo Berlino e Bruxelles, con le quali è costretto a fare i conti per l’emergenza migranti. “Pensiamo non da oggi che il problema dell’immigrazione sia europeo – gli ha dato manforte Renzi – e che nessun Paese possa essere lasciato solo a gestire questa grave situazione. Non si può essere solidale quando c’è da chiedere i soldi e non solidale quando devi accogliere i migranti”. E a proposito della possibilità che l’Austria chiuda i propri confini, come già fatto da altri Paesi europei, il premier italiano ha spiegato di voler lavorare insieme a “una strategia che non metta in discussione Schengen e il valore dell’identità europea”.

Un punto che rimane fermo anche per Schulz. “Praticamente su tutti i punti c’è un’intesa tra noi rispetto alla situazione internazionale”, ha spiegato ai giornalisti. Ma l’esponente della Spd è andato oltre, riconoscendo all’Italia il ruolo non solo di fondatore ma di “pilastro dell’Europa”, anche perché in questa fase è “il Paese politicamente più stabile di tutta la zona del Mediterraneo” e “merita il rispetto che le è dovuto”.

Renzi sorride. Era toccato a lui poco prima fare l’elenco dei punti aperti, da quelli che preoccupano in questi giorni le Borse (dalla frenata dei mercati emergenti al prezzo del petrolio) fino a quelli più strettamente geopolitici, come immigrazione, terrorismo ed elezioni negli Usa. “L’Europa è chiamata a una grande sfida”, ha ribadito il presidente del Consiglio, che ha insistito sulla necessità di “cambiare direzione alla politica economica e sociale” di Bruxelles per occuparsi meno delle regole sulle banche (“che non hanno dato sempre risultati positivi”) e più di lavoro e crescita. L’Italia su questo piano non vuole “parlare con la voce di chi porta fastidi, ma di chi porta proposte”.

È un messaggio diretto al presidente della Commissione Ue. Renzi e Schulz vogliono ricordare a Juncker che non può andare avanti senza i voti dei loro partiti e degli altri alleati dell’area socialista e democratica. Nel giorno, peraltro, in cui lo stesso Juncker si trova costretto a dover smentire, attraverso il suo portavoce, nuove indiscrezioni evidentemente filtrate dagli uffici dei suoi collaboratori e raccolte da Repubblica, riguardo all’indisponibilità da parte di Bruxelles di concedere nuova flessibilità all’Italia.

Il rischio di una politica orientata ancora al rigore, ha ricordato il premier, è il successo di quelle “forze demagogiche e populiste”. E Renzi specifica bene di non riferirsi all’Italia. Nell’occhio del ciclone, infatti, ora ci sono partner ritenuti storicamente più affidabili, come Francia, Gran Bretagna e la stessa Germania, per non parlare del blocco dell’Est.

In chiusura, il rapporto amichevole tra Renzi e Schulz è sottolineato anche da un divertente scambio di battute sulla parrocchia romana di San Lorenzo in Lucina.

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