Renzi punta su Sala: con la sinistra che dialoga, contro la destra della paura

Amministrative

A Milano per la campagna elettorale del candidato a sindaco, il premier punta sul gioco di squadra: “Non è la partita di uno solo”

Matteo Renzi è arrivato a Milano avendo ben presenti le tre sfide da vincere per consentire a Beppe Sala di diventare sindaco. La prima riguarda l’orgoglio di questa città. Quell’orgoglio umiliato quando era ricordata all’estero solo per il bunga bunga e oggi ritrovato grazie al successo di Expo e, soprattutto, a una città che si è rimboccata le maniche. E allora ricorda il terzo settore, molto attivo in città, ma anche la riscossa dei milanesi di fronte alle devastazioni dei black bloc, proprio quando si inaugurò Expo: “La festa l’hanno salvata i milanesi, che con un sorriso, una scopa e un pennello sono scesi in piazza e hanno risposto con positività a quelli che vogliono sfasciare tutto”. Per il premier, è l’occasione buona per trarne una metafora per il Paese e per il suo governo: “Governando si può anche sbagliare – dice – ma finalmente le cose si fanno, dopo che la ruggine aveva messo residenza in Italia”.

>>> Leggi anche: Milano, il confronto finisce in pareggio. I candidati non affondano il colpo

La seconda sfida riguarda gli avversari, che qui hanno il volto di un centrodestra ricompattato attorno alla candidatura di Stefano Parisi. Renzi riconosce che la loro è una “operazione politica seria, a differenza che altrove”, ma sa che a trainarla c’è una Lega che in questi giorni spinge più che mai sul tasto della paura anti-immigrati. Il premier li denuncia come “allarmi a scopo elettorale”, ribadisce il dovere di salvare le persone gettate in mare dagli scafisti e si appella all’Europa perché faccia la sua parte, intervenendo direttamente in Africa per “aiutarli a casa loro”. E usa lo slogan leghista non a caso: “La loro politica estera – dice rivolgendosi a Salvini e i suoi – in questi anni è stata quella di comprare diamanti in Tanzania e prendere le lauree in Albania. Aiutarli a casa loro invece significa avere a cuore l’Africa”.

L’INTERVENTO DI BEPPE SALA

Anche Sala sa che sull’immigrazione si gioca una buona fetta dei consensi necessari per vincere. Garantisce che “noi vogliamo essere accoglienti” e che “continueremo a fare quello che abbiamo fatto finora”, m a riconosce che l’Italia e la stessa Milano non sono più solo luoghi di transito, ma “i migranti adesso si fermano”. Per questo, “l’amministrazione pubblica arriva fino a un certo punto, conteremo sulla generosità della città che ci aiuterà”.

 

Infine, la presenza sullo stesso palco con Pisapia e Sala – mentre gli ex sfidanti alle primarie Balzani e Majorino osservano seduti in platea – rende plastico il terzo elemento su cui Renzi deve spingere. Qui non è solo il centrodestra a ritrovarsi unito, ma anche il centrosinistra, proprio grazie alla spinta in tal senso del sindaco uscente, che si è mosso in direzione contraria a quanto auspicato dai vertici nazionali di Sel.

L’INTERVENTO DI GIULIANO PISAPIA

Lo stesso Pisapia è il primo a sottolineare l’importanza di una “squadra bellissima” e della continuità con la sua giunta. E Sala lo ringrazia dicendosi “fiero” di aver la possibilità di succedergli. Ma è Renzi, in chiusura del suo intervento, a lanciare con ancora più forza l’appello a un impegno comune: “Voi, e non solo Sala – ribadisce – avete un rigore da tirare bene. La mia speranza è che nei prossimi venti giorni, uno per uno, casa per casa, si torni a dire che quella di Sala non è una scommessa personale, ma di una città che vuole dire che se va avanti Milano, va avanti l’Italia”.

 

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli