Renzi e Maroni firmano il Patto per la Lombardia. E scherzano sul referendum

Governo
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, interviene alla sottoscrizione della firma del 'Patto per la Lombardia', con il governatore Roberto Maroni, Milano, 25 novembre 2016.
ANSA / US PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI
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“Appena Roberto Maroni ha visto l’espressione governo tecnico, si è buttato a firmare”, ha detto Renzi

“E’ un giorno di gioia”. Così Matteo Renzi ha accolto la firma del Patto per la Lombardia. Il presidente del Consiglio ha espresso “soddisfazione per il raggiungimento di questo traguardo” e lodato lo strumento dei Patti, sperimentati prima nel Mezzogiorno, poi a Milano e in Lombardia e, domani, a Venezia e Genova. Sono “opportunità interessanti”, ha sostenuto, prima di firmare l’intesa, che vale quasi 11 miliardi, insieme al governatore lombardo, Roberto Maroni. Un “metodo straordinario che funziona in tutto il Centronord. Se la Lombardia prende per mano il Paese e ci porta verso il futuro – ha concluso, invitando i lombardi a “implementare velocemente” l’intesa – sarà fondamentale per dare speranza ai nostri figli”.

“Il Patto che oggi sottoscriviamo, dal mio punto di vista è assolutamente soddisfacente. Abbiamo ottenuto quello che avevamo chiesto”, ha aggiunto un raggiante Maroni.

In questi giorni di frenetica vigilia del referendum costituzionale, stupisce vedere fianco a fianco due uomini politici così distanti tra loro e su posizioni opposte riguardo alle riforme. Proprio al 4 dicembre, più precisamente al post-voto, è dedicato il siparietto tra i due a margine della presentazione. Il governatore lombardo ha sostenuto di essersi fatto promotore di un’accelerazione per raggiungere l’intesa perché “non si sa cosa succederà dopo il 4 dicembre”. “Quand l’è ura porta a ca’ si dice dalle mie parti (‘Quando è ora porta a casa’)”, ha detto Maroni. Pronta la replica del premier, che, nel suo intervento ha detto: “Appena Roberto Maroni ha visto l’espressione governo tecnico, si è buttato a firmare“.

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