Renzi: “E’ finito il tempo della subalternità alla magistratura”

Politica e Giustizia
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo di giovedì 17 e venerdì 18 dicembre. Roma 16 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il premier a Davigo: “Faccia nomi e cognomi perché dire che tutti sono colpevoli significa dire che nessuno è colpevole”

Prosegue il dibattito tra magistratura e politica e dopo le risposte di magistrati come Di Matteo, Morosini, Maddalena e Gratteri, ora Renzi, in un’intervista a Repubblica, torna a rispondere alle dichiarazioni di Davigo. Ma non si tratta di uno scontro, sottolinea il presidente del Consiglio che già nella sua e-news era tornato a chiedere “rispetto” reciproco e che le polemiche tra politici e toghe sono “un film già visto per troppi anni”. “Noi facciamo le leggi, loro fanno i processi”, ha detto Renzi a Repubblica invitando “tutti a fare il proprio lavoro nel rispetto della carta costituzionale”.

Ma il premier torna anche a chiedere al presidente dell’Anm di fare “nomi e cognomi”, perché “dire che tutti sono colpevoli significa dire che nessuno è colpevole. Esattamente l’opposto di ciò che serve all’Italia. Voglio nomi e cognomi dei colpevoli. E voglio vedere le sentenze”, ha detto il presidente del Consiglio.

Non si tratta, però, secondo Renzi, di un’invasione di campo da parte di Davigo: “Una politica forte non ha paura di una magistratura forte. È finito il tempo della subalternità. Il politico onesto rispetta il magistrato e aspetta la sentenza”.

E sulla riforma della giustizia e in particolare sul tema delle intercettazioni, Renzi ha ribadito di non essere “interessato all’ennesima discussione sulle intercettazioni”. “Abbiamo aumentato la pena per i corrotti, istituito l’Autorità Nazionale con Cantone, obbligato chi patteggia a restituire tutto il maltolto, inserito il reato ambientale. Adesso la priorità è che si velocizzino i tempi della giustizia” ha detto il premier. E ancora: “Va bene allargare la prescrizione, ma dando tempi certi tra una fase processuale e l’altra. Non è umanamente giusto che si debbano attendere anni, talvolta decenni, per finire un processo”.

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