Renzi dalla Merkel negli insoliti panni del mediatore

Grexit
Renzi-Merkel

Se fosse una piéce teatrale, ad Angela Merkel spetterebbe di diritto il ruolo della “dura”, dell’intransigente. Però siccome siamo nella più dura delle realtà e non nella finzione, occorre verificare bene se sia proprio questo il carattere della Cancelliera. Potrebbe non essere così. Anche se in queste ore frau Angela ha fatto mostra di considerare […]

Se fosse una piéce teatrale, ad Angela Merkel spetterebbe di diritto il ruolo della “dura”, dell’intransigente. Però siccome siamo nella più dura delle realtà e non nella finzione, occorre verificare bene se sia proprio questo il carattere della Cancelliera. Potrebbe non essere così. Anche se in queste ore frau Angela ha fatto mostra di considerare quello con Tsipras un capitolo chiuso: semmai sono altri – Juncker in testa – a condurre quella che sembra una trattativa disperata. “Stanotte a mezzanotte scade il programma – ha detto gelida  – io non conosco altri segnali concreti”.

E tuttavia la sorte ha voluto che proprio nella giornata di mercoledì Matteo Renzi possa avere con la Merkel un faccia a faccia che potrebbe rivelarsi molto utile. Il premier italiano non si lascia sfuggire l’0ccasione per comparire sulla scena proprio nelle ore più delicate di un match che non è neppure dato di capire bene se sia reale oppure immaginario.

Il premier italiano ha arato il terreno prima del confronto con la Cancelliera rifiutandosi di essere collocato fra quanti scaricano su Berlino le responsabilità per la gravità della situazione, mostrandosi tutt’altro che tenero con il premier greco: “Dare la colpa alla Germania di ciò che sta avvenendo alla Grecia è un comodo alibi che non corrisponde alla realtà. Può tirare su il morale, ma non tira su l’economia”, ha detto al Sole 24 Ore.

Certo, per tutte queste ore si sono rincorse le voci e le mezze notizie su una riapertura del negoziato fra Bruxelles e Atene. Riapertura? Diciamo pure che il filo, al di là delle polemiche, non si è mai spezzato veramente. E’ come nelle guerre: quante volte, dopo l’offensiva, è scattata la tregua? E così, è confermato che i contatti fra Juncker e Tsipras sono stati continui. E che il presidente della Commissione ha provato subito a mettere sul piatto un’offerta di svariati miliardi per evitare il sostanziale fallimento greco.

Tsipras – pressato da diversi ministri e dall’ala meno intransigente di Syriza – di fatto sta andando a vedere e anzi sta rilanciando chiedendo un terzo piano di salvataggio.

In una lettera ai vertici dell’Ue Tsipras ha chiesto un accordo di due anni con l’Esm (European Stability Mechanism, il fondo salva-Stati che si è attivato per Cipro o la ristrutturazione delle banche spagnole) per coprire le necessità finanziarie del suo paese e nel frattempo ristrutturare il debito. Si tratterebbe di coprire una trentina di miliardi di scadenze tra il 2015 e il 2017; in attesa di definire il nuovo meccanismo, inoltre, andrebbe esteso di qualche giorno l’attuale programma. “Il governo greco”, ha specificato Atene in un comunicato, “resta al tavolo delle trattative e continua a ricercare una soluzione percorribile per rimanere nell’euro”.

Ma il problema vero, ancora una volta, più che economico-finanziario sembra politico: fino a che punto Tsipras è disposto ad aprire sul serio il capitolo-riforme reclamato da Bruxelles e Francoforte? E fino a che punto i vertici europei sono disposti a dare un altro po’ di tempo ad Atene? E infine: quanto è grande, se esiste, la disponibilità di Berlino ad intervenire prima che la parola finale venga scritta con il referendum del 5 luglio?

E’ esattamente a quest’ultima domanda che Renzi prova a darsi una risposta nella sua visita nella capitale tedesca. Un Renzi, una volta tanto, nei panni del mediatore.

(foto Flickr – Palazzo Chigi)

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