Renzi da Fazio: “Io non resto nella palude, vengano altri a galleggiare”

Referendum
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Matteo Renzi ospite di Fabio Fazio dice che “uno sta al potere finché può cambiare” e che “la politica non è l’unica cosa che conta nella vita”

“Io nella palude non ci resto se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri che son bravi a galleggiare”. Matteo Renzi, da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” è tornato a lanciare forti appelli ad approvare il referendum di dicembre sulle riforme costituzionali. E lo fa in un contesto in cui il premier lega a doppio filo la voglia di cambiamento che c’è nel mondo – testimoniata dalla vittoria di Donald Trump negli Usa – al Sì a delle riforme che Renzi interpreta come un “salto” di cui non bisogna aver paura.

Il bivio referendum, insomma, è una scelta tra passato e futuro, rimarca il premier a Che tempo che fa. Ed è un bivio che, in qualche modo, riguarda lui stesso. “Potere non è un sostantivo, ma un verbo. Uno sta al potere finché può cambiare, se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri”, spiega, inducendo il conduttore a incalzarlo proprio sull’ipotesi delle sue dimissioni. Ipotesi sulla quale se da un lato il premier ribadisce di aver sbagliato a personalizzare dall’altro osserva: “la politica non e’ l’unica cosa nella vita”

Dopo “tutta la fatica fatta” “finalmente siamo ad un punto meraviglioso. L’Italia si semplifica. Finalmente fa questo salto”. Ma “il cavallo sembra aver paura di fronte all’ostacolo. Abbiamo un futuro dove siamo protagonisti, lo vedranno i nostri figli Perché dire no? -si è chiesto metaforicamente – oggi siamo al bivio”. “Questa riforma è un treno che ripassa tra 20 anni, se ripassa. Abbiamo fatto una fatica pazzesca per arrivare fino a qua e ora su questi temi abbiamo quasi la paura oggi di dire sì. Il cavallo di fronte all’ostacolo ha improvvisamente paura”.

Renzi ha evitato di esporsi alla domanda sul se lascerà la carica in caso di vittoria del no. Ma ha chiarito, “questo referendum non è il congresso del Pd, chi vuole fare il congresso del Pd deve aspettare il 5 dicembre”.

“E’ l’Italia che è in ballo – ha aggiunto – io vedo i ragazzi nelle scuole che discutono. Dobbiamo andare avanti”. Quanto a Trump, “la gente vuole scegliere il cambiamento, in alcuni casi fa un po paura”. “Noi Trump lo rispettiamo”. Sull’annuncio del presidente eletto di voler espellere 3 milioni di clandestini “io aspetterei il Trump presidente” perché magari “sarà diverso dal Trump candidato. L’ho chiamato come è giusto che sia, ci siamo salutati con un ‘ciao’. Sono molto fiducioso che l’Italia e gli Usa continueranno a lavorare insieme”.

 

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