L’appello di Renzi ai dirigenti Pd: “Bloccate le macchine della divisione e dei ricatti”

Pd
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante un incontro per il sì al referendum, al teatro Ariosto di Reggio Emilia, 22 novembre 2016.
ANSA / US PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI
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E’ l’appello che il segretario del Pd Matteo Renzi lancia in una intervista al Corriere della Sera.

“Salvare il Pd è ancora possibile. Faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione. Non andatevene, venite. Partecipate. Le porte sono aperte, nessuno caccia nessuno. Ma un partito democratico non può andare avanti a colpi di ricatti. Apriamo le sedi dei circoli e discutiamo. E, finalmente, torniamo a parlare di Italia”. E’ l’appello che il segretario del Pd Matteo Renzi lancia in una intervista al Corriere della Sera. “Ma – ribadisce – non accetto ricatti: il congresso va fatto, l’ha chiesto la minoranza. I tempi? Non li decido io, c’è lo statuto”.

“Io voglio evitare qualsiasi scissione. Se la minoranza mi dice: o congresso o scissione io dico congresso – spiega l’ex premier -. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono ‘comunque scissione’ il dubbio è che si voglia comunque rompere, che tutto sia un pretesto. Toglieremo tutti i pretesti, tutti gli alibi. Vogliono una fase programmatica durante il congresso? Bene, ci stiamo. Martina, Fassino, Zingaretti hanno lanciato proposte concrete. Vanno bene. Però facciamo scegliere la nostra gente: davvero qualcuno ha paura della democrazia?”

Renzi ribatte anche a chi, nella minoranza dem, sostiene che il Pd è diventato il PdR, il partito di Renzi. “Non scherziamo. Il Pd non è un partito personale, è più forte dei singoli – sottolinea -. Prodi, Veltroni, Bersani, Renzi: i leader passano, il Pd resta. Ma essere un partito democratico significa accettare anche il dibattito, il confronto. La democrazia interna. La minoranza deve sentirsi a casa. Ma sentirsi a casa non significa che o si fa come dicono loro o se ne vanno”.

Per quanto riguarda il congresso Renzientra nei dettagli. Perché non fare primarie in autunno e votare tra un anno? “Perché l’ha chiesto la minoranza, su tutti i giornali, per un mese. Ci sono ancora le petizioni che girano su Internet. E l’ha votato la direzione 107-12: una comunità deve rispettare le regole interne. Abbiamo proposto il congresso a dicembre, e ci è stato chiesto di rinviare. Allora abbiamo proposto la conferenza programmatica, e ci è stato detto che sarebbe stata inutile senza le primarie. Ci siamo attrezzati per le primarie, e hanno detto: o congresso o scissione. Allora abbiamo accettato di fare subito il congresso, tornando alla casella iniziale. E adesso ci dicono che è meglio la conferenza programmatica? Stiamo facendo il congresso perché ce l’hanno chiesto loro. Due settimane fa erano in tv per promuovere la raccolta di firme per chiedere il congresso e adesso chiedono di rinviare il congresso? Basta polemiche, vi prego. Non c’è luogo più democratico del congresso per parlare del futuro dell’Italia”. “Io voglio evitare qualsiasi scissione. Se la minoranza mi dice: o congresso o scissione, io dico congresso. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono ‘comunque scissione’, il dubbio è che si voglia comunque rompere. Che tutto sia un pretesto”.

“Non so se e quando tornerò a Palazzo Chigi – afferma ancora Renzi-. Lasciarlo mi è costato molto, ma era giusto e doveroso. Ho perso il referendum e mi sono dimesso da tutti gli incarichi, caso più unico che raro per un politico. Ma non posso dimettermi da italiano. E non voglio. Ci si dimette da una poltrona, non ci si dimette dalla speranza che tutti insieme vogliamo portare avanti”. Quando si va a votare? “E chi lo sa? La data del voto interessa solo gli addetti ai lavori. La gente vorrebbe sapere cosa pensiamo di tasse, burocrazia, lavoro, infrastrutture, innovazione. Non è interessata al quando, ma ai contenuti. Non sarò io a decidere la data, non sono più il presidente del Consiglio”. Questo significa che si può arrivare alla fine della legislatura? “In teoria, certo. In pratica deciderà il presidente della Repubblica, sulla base della situazione politica”.

“D’Alema nutre nei miei confronti un rancore personale che è evidente. Non voglio più polemiche. C’è stato un tempo ormai lontano in cui lui ha rappresentato la speranza di fare le riforme in Italia: adesso conduce solo battaglie personali. Di solito il suo obiettivo è distruggere il leader della sua parte quando non è lui il capo. Ci è riuscito con Prodi, Veltroni, Fassino. Vediamo se ce la farà anche stavolta. Io spero di no ma lo decideranno i votanti alle primarie”. Afferma il segretario Pd. Emiliano? “Michele ne dice tante…E’ così, gli voglio bene anche per questo – risponde Renzi -. Dieci giorni fa minacciava le carte bollate per fare il congresso, adesso chiede di rinviare, però è simpatico”.

Se il Pd si spaccasse si rischia di consegnare il Paese a Grillo o alle destre. “I grillini sono alti nei sondaggi nonostante gli imbarazzanti risultati di Roma – conclude -, Berlusconi e Salvini sono pronti a riprendersi la scena. Domando: chi ci va dai militanti della festa dell’Unità a spiegare perchè si deve rompere il Pd?”

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