Renzi avverte: “Sulle riforme teniamo botta”

Dal giornale
Il presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, partecipa alla festa regionale del PD a Villalunga di Casalgrande (Reggio Emilia), 13 agosto 2015.
ANSA/ELISABETTA BARACCHI

Post del premier: «Basta dibattiti autoreferenziali». Caccia ai numeri in Senato. Tonini: «Sì al dialogo con FI»

Sulle riforme avanti, trattando a tutto campo anche con l’opposizione ma senza azzerare quanto già fatto, chi ci sta ci sta e i numeri si vedranno a settembre nell’aula del Senato. «Quest’Italia ha voglia di futuro, non della palude degli ultimi anni. Ci dicono “tien bota”, tieni botta, e noi lo faremo». Il giorno dopo l’arrivo a sorpresa alla Festa dell’Unità di Casalgrande, Matteo Renzi affida a Facebook la linea dura a proposito del percorso del ddl Boschi e delle tensioni interne al partito. Appuntamento, dunque, con il pallottoliere di Palazzo Madama dove probabilmente il testo approderà saltando la fine dell’iter in commissione.

Il premier, per l’ennesima volta, conferma che il governo non intende cambiare in modo dirompente l’architettura costituzionale che ha già avuto una doppia lettura conforme in Parlamento: «C’è un’Italia che si sente parte di un progetto per il quale ciascuno fa un pezzettino di strada. Questo Paese non merita dibattiti autoreferenziali ma entusiasmo e coraggio. Noi ci siamo. E teniamo botta». Come fa spesso, Renzi si appella direttamente agli elettori, alla gente «che non segue tutti i lanci di agenzia con il fervore dei politici, che chiede un’Italia più semplice. Che si fida di quello che stiamo facendo. E che vorrebbe che facessimo ancora più veloce, senza incertezze». Perché «la nostra gente è molto più avanti di noi. Non ho sentito discussioni, ma insistenza su tasse, pensioni, lavoro».

E’ un messaggio implicito alla minoranza del Pd, verso la quale non filtrano dal Nazareno aperture che vadano oltre la mediazione del listino collegato ai consiglieri regionali da cui scegliere i nuovi senatori. La proposta, elaborata dal capogruppo Luigi Zanda e dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, è stata respinta a stretto giro dai senatori “frondisti”. Resta però sul tavolo, in attesa che al rientro dalle vacanze le trattative entrino nel vivo prima dell’8 settembre. Per ora, fioccano gli inviti alla sinistra affinché voti secondo le indicazioni del partito: «La discussione deve fermarsi sulla soglia dell’aula» è il mantra non solo dei vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, ma anche di altri come Andrea Orlando e Cesare Damiano. E il senatore Andrea Marcucci ieri rilanciava: «La minoranza si fermi prima del baratro. Se a settembre il gruppo deciderà di sostenere il ddl Boschi, quale regola si daranno? Staranno con Grillo e Salvini provocando una crisi di governo e le elezioni anticipate? Ricostruiranno un patto del Nazareno al contrario insieme a tutti i falchi della destra populista?».

Trattative

Dal canto suo, la diplomazia renziana non sta ferma. L’obiettivo è spaccare il fronte di 160-170 potenziali nemici della riforma, sia cercando di riconquistare alla causa almeno la metà dei 28 senatori della sinistra Dem, sia allargando il dialogo a Forza Italia che un anno fa nella stessa sede ha votato a favore del provvedimento. «Nessuno scambio» ripetono però da Palazzo Chigi: stoppato subito il tentativo berlusconiano di rimettere mano all’Italicum attribuendo il premio di magggioranza non alla lista bensì alla coalizione vincitrice. Un colpo di mano che consentirebbe all’ex Cavaliere di giocarsi buone fiches con l’arrembante Matteo Salvini, ma non dispiacerebbe neppure a Ncd di angelino Alfano. Renzi, però, di tornare alle vecchie coalizioni per ora non vuole sentir parlare. E per ora anche il tentativo azzurro di spostare i negoziati sulla riforma della giustizia sbatte contro un muro. L’arma del “soccorso azzurro”, cioè di un mini-Nazareno per portare a casa la riforma e salvare il resto della legislatura, resta però carica e puntata sulla minoranza Dem. Giorgio Tonini lo dice chiaro: «Io farei anche il patto col diavolo pur di avere le riforme costituzionali che sono l’interesse numero uno del Paese. Auspico un confronto anche con Forza Italia. Non possiamo permetterci un altro fallimento». E un fedelissimo del premier come Roberto Giachetti avvisa: «Se i compagni della sinistra affosseranno la riforma, si andrà a votare e vedremo chi di loro tornerà a sedere sul suo scranno». Poi propone un patto con Berlusconi per applicare l’Italicum anche al Senato e andare al voto «sfidandosi in campo aperto», senza grosse Koalition. In quel caso, però, ai forzisti bisognerebbe concedere la modifica con il premio alla coalizione. Eventualità che fa infuriare Federico Fornaro: «A noi della minoranza su questo hanno sbattuto la porta in faccia. Ora è chiaro chi vuole spaccare il Pd». Mentre Gotor attacca l’intervista di Orlando: «Stupisce la sua campagna denigratoria della minoranza». Intanto, Forza Italia ha fatto la prima mossa per un confronto sulla giustizia, approfittando della riforma del processo penale che dovrebbe partire a settembre. Giovanni Toti, governatore della Liguria e plenipotenziario di Berlusconi, snocciola i desiderata: separazione delle carriere dei magistrati, doppio Csm, limiti alle intercettazioni e al carcere preventivo.

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