Renzi avverte l’Ue: “Quel che serve lo prendiamo”

Terremoto
18/12/2014 Bruxelles, conferenza stampa al termine del consiglio europeo, nella foto  il presidente del Consiglio Matteo Renzi

Il premier annuncia l’intenzione di muoversi unilateralmente nella trattativa con la Commissione Ue sulla flessibilità

“All’Europa diciamo che quello che serve per questo piano lo prendiamo. Punto”. È un Matteo Renzi risoluto e deciso nel portare avanti il progetto di prevenzione e adeguamento antisismico del Paese, quel piano che lui stesso ha definito “Casa Italia” e che nei prossimi giorni presenterà a tutti i soggetti interessati: enti, istituzioni, parti sociali e imprenditori.

“Casa Italia è un progetto che riguarda tutto il Paese – ha detto in un intervista al Tg1 – e serve a riuscire a prevedere, ad anticipare anziché rincorrere, non è solo un progetto anti-sismico ed è un progetto che può essere fatto tutti insieme a condizione di avere a cuore il futuro della nostra famiglia italiana”. Così ha spiegato ed elencato i settori principali che Casa Italia andrà a toccare, dal dissesto idrogeologico al risparmio energetico e rivolgendosi all’Ue, ha sottolineato che per questo progetto “quello che serve lo prendiamo, punto”.

Per il premier insomma è necessario un deciso cambio di mentalità, andare oltre l’emergenza, oltre la ricostruzione e ragionare una volta per tutte sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza dei nostri territori. Ma per farlo servono le risorse. E non poche.

Uno dei direttori generali del Dipartimento della Protezione Civile, Mauro Dolce, nei giorni scorsi ha parlato di una cifra sull’ordine di 50 miliardi solo per l’adeguamento sismico degli edifici pubblici. Per non parlare poi di tutti gli edifici privati. Secondo una stima fatta dal Consiglio nazionale degli ingegneri nel 2013, per mettere in sicurezza le case di tutti gli italiani servirebbero poco meno di 100 miliardi.

Sono risorse ingenti, notevoli, che contrastano fortemente con le richieste europee di non eccedere con deficit e debito pubblico rispetto al Pil. E al momento Bruxelles è cauta sull’esclusione delle spese antisismiche pluriennali dal Patto di Stabilità. La Commissione sembra infatti disposta a concedere una flessibilità ‘una tantum’ per le spese legate al breve termine e all’emergenza, ma non a permettere lo scorporo dal deficit per un progetto pluriennale di messa in sicurezza come quello che immagina Renzi. Ecco perché il premier ha annunciato l’intenzione di muoversi unilateralmente impostando la trattativa con fermezza, ancor prima che parta. Occorre mettere al sicuro gli edifici pubblici, questa è la priorità, e su questo il premier non sembra transigere.

Domani si terrà il vertice intergovernativo Italia-Germania a Maranello, presso la sede della Ferrari e  inevitabilmente Renzi e Merkel affronteranno la questione. Il tema in agenda era il rilancio di un’Europa un po’ claudicante dopo la Brexit, ma è chiaro che dopo la tragedia del 24 agosto si finirà a parlare anche del post-terremoto in Italia. D’altra parte la Germania è un attore fondamentale per far sì che all’Italia venga concessa più flessibilità di bilancio.

Quanto alle altre due fasi – emergenza e ricostruzione – sempre in ambito europeo si potranno ottenere importanti risorse per lo stato centrale.

Dall’Ue sono infatti disponibili da subito 5 milioni di euro dal Pac, la politica agricola comune. Ma un forte sostegno economico arriverà dal Fondo di solidarietà Ue, al quale l’Italia può accedere chiedendone l’attivazione entro 12 settimane dal disastro. Il fondo è nato per rispondere alle grandi calamità naturali ed esprimere la solidarietà europea alle regioni colpite all’interno dell’Unione e già in passato è stato utilizzato per i terremoti di Molise, Aquila, Emilia-Romagna.

In questo caso la Commissione valuta la richiesta e, se questa viene accettata, propone l’ammontare dell’aiuto al Consiglio e al Parlamento europeo che devono darne approvazione prima dell’erogazione.

La cifra che verrà negoziata, secondo fonti del ministero dell’Economia e delle Finanze, non è da sottovalutare e si aggirerà intorno ai 350-400 milioni.

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