Renzi attacca: “No all’Europa solo a guida tedesca”

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L’Ue si presenta ancora divisa sulle emergenze principali e il premier italiano attacca: “Surreali le critiche all’Italia per la questione delle impronte”.

Divisi e poco collaborativi. E’ questa l’immagine  che emerge dall’ultimo vertice a Bruxelles  tra i capi di Stato e di governo al Consiglio europeo che segna la fine della presidenza di turno lussemburghese, e che è in gran parte dedicato, ancora una volta, alla crisi migratoria.

In un 2015 in cui la Ue ha rischiato di crollare prima per la crisi greca poi per quella dei migranti è che non riesce a collaborare pienamente neppure di fronte alla sfida del terrorismo, lascia trapelare molte fragilità. L’ultimo summit dell’anno, il settimo centrato sulla crisi dei rifugiati, mostra tutte le linee di frattura dell’Unione europea, con Matteo Renzi che attacca l’Europa a guida tedesca.

Il premier Matteo Renzi, è arrivato al vertice deciso, a quanto pare, a protestare contro il trattamento riservato all’Italia dalla Commissione europea e dal Consiglio europeo e più in generale dagli altri partner, che privilegerebbero sistematicamente gli interessi e le posizioni della Germania, a scapito di quelli di altri paesi.

Renzi definisce l’Ue “surreale” quando apre la procedura d’infrazione contro l’Italia per la questione delle impronte, “timida” sulle politiche per l’immigrazione e sostanzialmente tentata dal doppiopesismo quando si tratta di scelte che interessano Berlino, come quelle per il gasdotto North Stream. La Germania deve cambiare strada e abbandonare il fronte dell’austerità per aprirsi a politiche favorevoli alla crescita e all’occupazione, dice il presidente del Consiglio ai colleghi del Pse nel pre-vertice cui partecipa prima di arrivare al Consiglio europeo. Secondo quanto riferito da diverse fonti presenti all’incontro, evita di criticare esplicitamente la Cancelliera tedesca Angela Merkel, tuttavia esorta alla creazione di un’Europa più collegiale e più solidale, più attenta alla creazione di posti di lavoro che ai bilanci contabili.

Angela Merkel, invece, è tornata a insistere sui punti che reputa fondamentali in materia di immigrazione: “Auspichiamo di chiudere il dibattito sulla proposta della Commissione Ue sul corpo di guardie di frontiera sotto la presidenza olandese dell’Ue che si chiuderà a fine giugno”, ha detto. E poi è tornata a sottolineare la necessità di “accelerare su hotspots, ricollocamenti e rimpatri”. Proprio quegli hotspot su cui l’Italia, come la Grecia, è sotto accusa.

Oggi il vertice che prosegue avrà al centro del dibattito la “Brexit“. David Cameron promette battaglia: “Mi batterò tutta la notte per arrivare ad un buon accordo”. Concede di non aspettarsi un si per oggi, ma ribatte una volta di più di voler “vedere veri progressi su tutte e quattro le aree delle richieste”. Ma sa già di trovare un muro sull’idea di bloccare per quattro anni l’accesso ai benefici del welfare britannico per i cittadini europei che si trasferiscono a lavorare nel Regno Unito.

Non c’e’ alcun compromesso possibile, spiegano i diplomatici. Sarebbe una discriminazione, assolutamente vietata dai trattati Ue. Ed il presidente Francois Hollande non lascia spazio a interpretazioni: “E’ impossibile rivedere i principi su cui si fonda l’Ue perchè la Gran Bretagna lo chiede”. “Siamo contenti se apriamo una discussione sul futuro” dice Matteo Renzi, specificando di avere “iniziative e idee comuni” col britannico per “lavorare insieme sui tagli alla burocrazia, sull’economia digitale, sull’innovazione”. L’importante, aggiunge il presidente del Consiglio, è che “il Regno Unito continui a rimanere nella Ue”. Ed oggi sembra l’unico punto in comune con Angela Merkel.

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