Renzi apre la Leopolda, tra orgoglio e nuove sfide: “Non dimentichiamo chi siamo”

Leopolda 2015
Italian Prime Minister, Matteo Renzi, talks during the convention "Leopolda" in Florence, Italy, 11 December 2015.
ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Applausi per Giuseppe Sala: i panni di Mr Expo ormai gli vanno stretti e lui lancia già un’operazione simpatia da campagna elettorale

C’è un messaggio chiaro, diretto di questa Leopolda, che è dato dallo slogan scelto, “La terra degli uomini”, come il libro di Saint-Exupery e come il brano di Jovanotti che fa da colonna sonora. È la sfida della civiltà e della cultura contro il terrorismo, il recupero di un nuovo umanesimo che si traduce in pratica nello slogan, che è anche una parte della prossima legge di stabilità, “per ogni euro speso in sicurezza, un euro speso in cultura”.

E poi c’è un messaggio più indiretto, che musicalmente è affidato nell’apertura della sesta edizione della kermesse fiorentina a un titolo in inglese (“Go big or go home” degli American Authors) e che è interpretato sul palco non solo dallo stesso Renzi (“un ex giovane fiorentino”, come viene presentato dalla voce fuori campo) ma anche e soprattutto dai giovani Ottavia Soncini e Ciro Bonajuto. “Per lanciarlo l’abbiamo dovuto un po’ imporre”, ricorda Renzi riferendosi a quest’ultimo, prima di sottolineare che “c’è una generazione che viene dalla Leopolda, che non è solo al governo, ma lavora anche in territori difficilissimi”. È il messaggio di riscossa, ma prima di tutto di incoraggiamento, che il leader dem lancia a chi gli è più vicino.

L’impronta televisiva data dalla regia di Simona Ercolani, produttrice tv tra i più apprezzati, è più che mai evidente in questa edizione. E se è noto che Renzi si trovi a suo agio nei panni dello showman, anche Bonajuto e Soncini tengono bene il ritmo.

La prima serata è dedicata alle “partite più importanti che abbiamo vissuto in questo anno”, spiega Renzi (qui il video integrale del suo intervento), senza dimenticare che “la Leopolda non è un’esperienza del passato, o riesci a rianimare cosa vuoi fare per il futuro o non servi a niente” (e qui torna il “Go big or go home”). Il tutto, ovviamente, inquadrato nella cornice terribile imposta dal terrorismo internazionale. Per questo, il premier insiste: “Non dimentichiamo chi siamo. Combattere per i nostri valori significa essere cittadini prima che consumatori”.

Sul palco, intervallati da alcuni “video scandalosamente di propaganda” (lo ammette lo stesso Renzi), salgono quindi otto testimonial delle riforme e più in generale dei successi conseguiti dal governo in quest’anno. Una scelta, quella di ricordare che in Italia ci sono anche cose che vanno bene, fatta non per “il gusto dell’ottimismo”, ma “perché dare fiducia è l’unico modo per rimettere in moto il Paese”. Teresa Bellanova (ex dalemiana, ora sottosegretario al lavoro e ‘convertita’ al renzismo) parla delle crisi industriali risolte, Simona Malpezzi della Buona Scuola, Marco Fortis dei provvedimenti economici, Pina Picierno di Sud e maternità, Fabrizio Ferrante di disabilità, Evelina Christillin di cultura e innovazione, Roberto Giachetti (il più applaudito insieme a Bellanova) di legge elettorale.

Ma l’attesa è tutta per Giuseppe Sala. “Volevo creare l’effetto sorpresa, dire qualcosa stasera… ma devo parlare di Expo”, dice subito per mettere le mani avanti. Ma i toni sono già quelli del candidato, nel tentativo di lanciare un’operazione simpatia che superi l’immagine compassata, più idonea a un commissario straordinario che a un aspirante sindaco (qui il video integrale). Aiutato dalle foto alle sue spalle, che lo ritraggono insieme a politici e vip in visita a Expo, si lascia andare a battute, anche a sfondo politico. Ritratto accanto al premier cinese, ad esempio, spiega che “qualcuno ha detto che il mio pugno alzato era un po’ timidino, mi dovrò allenare”. Alla fine gli applausi dalla platea lo premiano e Renzi ci tiene a sottolineare che, se non è il candidato perfetto, poco ci manca: “Purtroppo è interista”.

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