Renzi all’Onu riparte dai migranti e attacca l’Europa

Migranti
Former US President and founder of the Clinton Foundation Bill Clinton speaks while Italian Prime Minster Matteo Renzi(C) and Argentinian President Mauricio Macri(R) look on at the Opening Plenary Session: "Partnering for Global Prosperity," at the Clinton Global Initiative on September 19, 2016 in New York. / AFP PHOTO / Bryan R. Smith

“E’ ora di prendersi le proprie responsabilità, questo vuol dire essere cittadino del mondo”

Dalle Nazioni Unite a New York Matteo Renzi non fa passi indietro e riparte dal tema dei migranti: “Noi siamo pronti a continuare da soli“, ha detto. Per il premier, infatti, l’Europa ha parlato molto, forse troppo, ma non ha messo in moto atti concreti; troppo poco ha fatto anche nei rapporti diplomatici con l’Africa “che resta una priorità per l’Italia”.

“Possiamo perdere voti ma non possiamo perdere la dignità degli essere umani”, ha detto il presidente del Consiglio, durante il discorso tenuto ieri al Museo di storia naturale dove ha ricevuto il premio Global Citizen Award dell’Atlantic Council, un think tank specializzato in affari internazionali. Globalizzazione “in Italia ed Europa significa salvare uomini e donne che rischiano la vita nel Mediterraneo”, ha aggiunto ribadendo quanto spiegato in giornata: “Dobbiamo avere una strategia per l’Africa” perché “essere cittadino globale significa anche avere responsabilità”.

E poi c’è la questione dello sviluppo e del modello di crescita. Qui Renzi ha voluto dare una risposta diretta a Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, che ha criticato l’Italia per aver abusato della flessibilità data dall’Ue. “L’Italia rispetterà le regole europee non perché ce lo chiedono i banchieri ma per i nostri figli”, ha detto Renzi. E ha aggiunto: “Credo che il governatore della banca centrale tedesca abbia un compito ingrato e difficile: quello di affrontare la questione delle banche tedesche, quando avrà risolto il problema dei derivati delle banche tedesche saremo molto contenti di fargli i complimenti”.

La due giorni di Renzi a New York si è aperta in una città blindata dopo la bomba esplosa a Manhattan sabato sera e la caccia all’uomo che ha portato all’arresto di Ahmad Khan Rahami, 28enne americano di origini afghane, principale sospettato degli attentati a New York e in New Jersey. “È ancora presto per fare analisi, ma siamo pronti a lavorare a tutto ciò che può sradicare questa cultura di morte”, ha detto Renzi sottolineando che non c’è “un collegamento diretto tra la questione dei migranti e il terrorismo” e che “è pericoloso sovrapporre terrorismo e migrazioni”. “Negli ultimi 15 anni il terrorismo è cambiato moltissimo”, ha detto Renzi ricordando come gli autori degli attentati in Europa non sono arrivati con i barconi e che spesso, come successo a Parigi e a Bruxelles, sono un prodotto diretto delle periferie. Per questo è importante lavorare sulle periferie e sulle carceri: “Con il senatore Renzo Piano questa mattina ho visitato un cantiere alla Columbia University. È ad Harlem che è periferia, dovremmo prendere esempio da qui”, ha continuato Renzi.

Tornando al tema dei migranti, il premier, che oggi ha cancellato il suo intervento previsto alla conferenza sulle migrazioni all’Onu, ha detto che l’Italia non vive alcuna emergenza: “I numeri dell’immigrazione in Italia ti vergogni quasi a dirli qui, di fronte a paesi come il Libano, la Giordania, un piccolo stato con un grande cuore, e ad altri Paesi anche asiatici. Discutiamo di 150-180 mila persone? Non siamo in presenza di una vicenda emergenziale, sono numeri inferiori a quelli della Germania dell’anno scorso dove c’era una emergenza”.

Dall’Europa a rispondere al grido di aiuto c’è l’alto rappresentante dell’Europa Federica Mogherini che ha cercato di rassicurare: da Bruxelles via libera ad un “grande piano di investimento in Africa e nel Mediterraneo”. Una promessa che deve essere mantenuta a tutti i costi, ne va della stessa sopravvivenza dell’Europa. La deadline è già fissata al 25 marzo 2017, a 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma: “Se lì riusciremo a dare una nuova visione, bene. Altrimenti quel giorno rappresenterà l’inizio della disintegrazione” afferma il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, in una intervista ad Avvenire.

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