Renzi alle Regioni: “Non dite bugie, i soldi alla sanità aumentano”. Vertice alle 18

Economia
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (s) e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, Roma, 18 settembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Anche il ministro Padoan difende in audizione la manovra: “L’approccio del governo sta incontrando il favore dei mercati”

“È normale che le Regioni vogliano di più ma abbiamo messo a bilancio un miliardo in più all’anno per la sanità: spendiamoli bene”. Matteo Renzi torna alla polemica sui taglia alle Regioni a margine delle celebrazioni a Roma per il 4 novembre e prima dell’incontro previsto per questo pomeriggio. “Non voglio fare polemiche, non voglio demagogia. Non diciamo bugie: la matematica non è un’opinione, i soldi sulla sanità aumentano”.

“La questione è molto semplice – ha proseguito il premier – lo scorso anno c’erano 109 miliardi, quest’anno ce ne sono 110 e nel 2016 saranno 111. Alle Regioni diciamo: spendeteli meglio, non buttateli. Questo sarà il messaggio che anche oggi ripeteremo nell’incontro che si farà alle 18”.

Ieri sera il premier-segretario aveva illustrato puntigliosamente i lati positivi della legge di stabilità davanti ai parlamentari del Pd.

Dello stesso avviso anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che stamani in audizione di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato ha difeso la legge di stabilità in discussione.

Per il titolare del ministero di via XX settembre l’approccio del governo sta incontrando il favore dei  mercati “che premiano la credibilità delle scelte intraprese”. Non ultime quelle in materia di revisione della spesa. I risparmi che riguardano tutti i livelli di governo e che sono state destinate principalmente alla copertura della riduzione della pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese “sono pari a 7,3 miliardi nel 2016, 8,4 nel 2017 e 10,3 nel 2018”. Numeri che non possono che mettere in luce, secondo Padoan,  le qualità di questa manovra insieme all’impegno del governo nella lotta all’evasione che – afferma ancora il ministro – “ha un ruolo centrale nella strategia del governo” che “si è esteso oltre i confini nazionali”.

“Si può avere un giudizio negativo o positivo di questa legge di stabilità – ha spiegato il titolare delle Finanze – ma un giudizio che prenda in esame singole misure in modo isolato è un giudizio di per se distorto o quantomeno incompleto”. Come accaduto con la questione del contante che se vista da sola “rischia di essere fuorviante”. Per Padoan qui la questione è diversa e riguarda non l’evasione, ma “l’efficientamento del sistema di pagamento” che possa portarci “verso un sistema di pagamento elettronico più diffuso”. L’innalzamento del limite al tetto del contante da 1.000 a 3.000 per il ministro non è un pericolo e anzi  può avere “un impatto temporaneo importante in questa fase ciclica in cui bisogna sostenere la fiducia”. Tanto più se si verificherà quello che lo stesso Padoan ha anticipato ieri: il calo, per la prima volta dopo 8 anni, del debito pubblico già dal 2016.

 

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