Renzi alla Festa di Reggio Emilia: “Viva l’Italia che dice Sì”

Pd

Sulle riforme: “Un partito deve indicare una direzione. E questo non vuol dire non confrontarsi”

“Ho pensato a voi nei momenti immediatamente successivi al terremoto“. Di fronte al pubblico di FestaReggio, la Festa de l’Unità di Reggio Emilia, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha parlato del recente dramma vissuto dalle popolazioni di Lazio, Marche e Umbria, ricordando la ricostruzione in Emilia Romagna. “Non mi era mai capitato da presidente del Consiglio di vivere il terremoto. Mi è capitato da sindaco, da volontario, con gli scout, ma da presidente del Consiglio mai. Nel 2012 questa regione ha fatto molto. E’ stato drammaticamente bello sentirsi dire ‘ten botta’. Ed era bello sentirselo dire da delle persone che avevano visto crollare la propria azienda ma si erano rimessi a lavorare dal giorno dopo per ripartire”.

“Un Paese può uscire dalla difficoltà solo recuperando senso di appartenenza. Ecco perché la prima cosa che abbiamo fatto non è stato solo rispondere all’emergenza – ha aggiunto Renzi ringraziando chi è intervenuto per i soccorsi nelle zone terremotate -, ma bisogna ricostruire e farlo bene e dico grazie all’Emilia per il modello della ricostruzione al quale ci ispireremo anche grazie ad Errani. Ci sono temi su cui la politica non può litigare, sulla casa della famiglia non si litiga e spero che tutti ci diano una mano, tutti insieme nel progetto Casa Italia. Chi vi racconta che si può mettere sotto controllo la natura vi dice una bugia, ma possiamo ridurre i rischi”.

“In questo progetto – ha detto Renzi – dobbiamo sentirci tutti nella stesa direzione: e per la ricostruzione ho chiesto a Renzo Piano, ho chiesto al rettore del Politecnico; ho chiesto ai migliori di darci una mano, ma i migliori sono gli italiani: è giusto ricostruire, ma soprattutto dimostrare che l’Italia non è tutti quegli sperperi di denaro ai quali abbiamo assistito finora“.

“Lo so, prende più applausi chi insulta e dice che va tutto male – ha proseguito – ma è più bello prendere per mano gli italiani e renderli orgogliosi: lasciatemelo dire a tutti coloro che trovano sempre qualcosa che non va, a chi si lamenta dalla mattina alla sera: fuori dal Pd non c’è una sinistra migliore, non c’è la rivoluzione del proletariato – ha detto Renzi con riferimento alle polemiche interne al partito -. Fuori c’è il qualunquismo. In Germania c’è Alternative Fur Deutschland, in Francia il Fronte National, in Inghilterra c’è Farange. Fuori di qui e c’è la demagogia in camicia verde“.

“Bisogna faticare, bisogna provare a cambiare, questo abbiamo bisogno di fare come Pd, altro che stare a contestare, a mandare a quel paese. Quando un paese recupera dei diritti, nella dimensione dei valori, il paese è più forte. L’Italia è un Paese che non vuole prendere lezione dagli altri, è un Paese che è la nostra famiglia”.

Il premier si è poi soffermato su un’altra emergenza, quella dell’immigrazione. “Cosa ci hanno insegnato i nostri nonni? Che innanzitutto si rispettano i valori delle persone e poi si trovano le soluzioni concrete. Quando siamo intervenuti in Libia, senza pensare alle conseguenze, si è creata una situazione catastrofica. Come si fa a risolvere il problema? Bisogna aiutarli a casa loro, ma non come fanno i demagoghi della Lega che urlano questa frase e poi tagliano i fondi del finanziamento alla cooperazione. Bisogna fare uno sforzo tutti insieme: l’Africa è piena di ricchezze, ma bisogna garantire alle popolazioni diritti e benessere”

“Quando uno sta per morire in mare io non guardo i sondaggi, ma vado a salvargli la vita. Poi penso al come fare, a come gestire l’emergenza e questa è la sfida della politica. Quando ci sono stati centinaia di morti nel Mediterraneo, io ho chiesto di recuperare quella nave, quella dove tanti bambini sono rimasti rinchiusi nella stiva e sono morti. Quella nave bisognava andarla a riprendere, perché è un valore dare sepoltura a una persona. Mio nonno sarebbe orgoglioso di me”.

Non manca una dichiarazione sulla situazione romana e la giunta Raggi: “Sono sinceramente dispiaciuto – ha detto – se la loro reazione contro di noi è stata superficialità e attacco gratuito e insulto, noi non dobbiamo scendere al loro livello. E confermo la volontà di collaborare con il sindaco Raggi – ha ribadito il premier -: ci colpisce questo atteggiamento della doppia morale, ma non per questo diventeremo come gli altri”.

Parlando del referendum e della posizione del Pd a favore del Sì alle riforme costituzionali, Renzi ha detto: “Un partito deve indicare una direzione. Deve dire che per l’Italia c’è bisogno di cambiare. E questo non vuol dire non rispettare quelli che non la pensano come noi o non confrontarsi. Per questo ho chiesto a Smuraglia di confrontarsi con me sul referendum, ma non per questo rinuncio alla nostra identità”.

“In quanti casi si è discusso e poi non si sono risolti i problemi?” ha chiesto il premier che ha aggiunto: “Se la riforma del mercato del lavoro l’avessimo fatta dieci anni fa, come ha fatto Schröder in Germania, oggi l’economia starebbe meglio. C’era chi diceva no a Expo e noi fortunatamente abbiamo detto sì. C’è chi dice che non si possono fare le grandi opere perché c’è chi ruba. Ma si arresta il ladro non l’opera”.

E tornando alle riforme, “queste hanno un nome e un cognome in questo Paese: Giorgio Napolitano“. E poi ha aggiunto: “Io sono per non personalizzare il referendum, ma guardiamo il merito della riforma, anche perché se si personalizza si deve dire che Berlusconi vota no, Grillo vota no, Salvini vota no, votano tutti no, ci metto dentro anche D’Alema“. Ed entrando proprio nel merito della riforma, aggiunge: “Non è vero che dà più poteri al premier; ce n’erano due che davano più poteri al premier: una voluta da Berlusconi, una da D’Alema, ma non sono passate. Non ironizzate su Berlusconi e D’Alema – ha detto rivolgendosi alla platea – quando ci sono amore e affetto ci deve essere rispetto. Non fate battute”. E un’altra frecciatina a D’Alema arriva parlando del Titolo quinto. “La riforma del titolo quinto? Qualche pasticcio l’abbiamo fatto anche noi”, ha detto Renzi. “D’Alema ha detto che era contro, però poi l’ha firmata. A sua insaputa”.

E infine, prendendo una bandiera con il tricolore italiano, Renzi conclude: “Voi che a Reggio Emilia avete creato per primi questa bandiera, aiutateci a dare ai ragazzi di domani la speranza di un Paese migliore. Viva il Partito democratico, viva l’Italia che dice sì”.

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