Renzi: “Senza flessibilità, il fiscal compact avrebbe distrutto l’Italia”

Parlamento
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi al Senato durante le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo di giovedì 17 e venerdì 18 dicembre. Roma 16 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il premier in Senato in vista del Consiglio Ue di domani e venerdì: “L’Italia metterà il veto alla proposta di introdurre limiti alla presenza di titoli di Stato nelle banche”

16.53 “Il fiscal compact avrebbe distrutto l’Italia senza la giusta flessibilità”. Matteo Renzi ricorda ai senatori che “pochi in quest’aula e nell’altra possono tirarsi fuori” dalla responsabilità di aver approvato le norme stringenti sul rispetto dei vincoli finanziari e rivendica al semestre di presidenza italiano dell’Ue e al lavoro del ministro Pier Carlo Padoan il merito di aver spostato l’asse del Patto di stabilità e crescita dell’Ue più sul fronte della flessibilità che su quello dell’austerity. È questo il nucleo della replica di Matteo Renzi in Senato, al termine del dibattito e prima del voto delle risoluzioni di maggioranza e delle opposizioni.

Le parole del premier erano volte a replicare soprattutto a quanto sostenuto in aula dal senatore a vita Mario Monti, che aveva contestato a Renzi “la distruzione sistematica a colpi di clava e scalpello di tutto quello che la Ue ha significato finora”. La risposta del leader del Pd è stata netta: “Da parte di questo governo c’è la massima attenzione alle regole europee. Sul tema del rispetto delle regole non accetto lezioni, perché lo considero un valore”.

In un passaggio della sua replica, il presidente del Consiglio ha colto anche l’occasione di ironizzare sulle primarie indette dal M5S per scegliere i candidati al Campidoglio: “Stiamo parlando del referendum in Inghilterra – ha detto Renzi in un passaggio – non della comprensibile esigenza di candidare al comune di Roma persone che negano la radice storica di questo Paese arrivando a negare il nazifascismo”.

16.05 Terminato l’intervento del presidente del Consiglio, inizia la discussione generale sulle sue comunicazioni.

16.04 “Siccome noi la nostra parte l’abbiamo fatta, noi andremo a dire che per l’Italia l’Europa non è solo un contratto ma è un sogno che è partito da Ventotene, anche se ultimamente è stato un po’ stropicciato. Un sogno che i figli hanno ricevuto dai padri, ma ora devono dimostrare di esserne all’altezza”

16.03 “La Spagna era considerata il modello di stabilità per la legge elettorale, mentre ora è in condizioni di massima instabilità, mentre nostra legge elettorale garantisce la stabilità”

16.01 “Se qualcuno pensa che la politica europea sia un diversivo, io ho la responsabilità di un Paese che ha fatto le riforme e se crescono di 764mila i contratti a tempo indeterminato, quelle persone non ringraziano il Jobs Act ma chi – la politica nel suo complesso – ha semplificato le regole”

16.00 “Rilanceremo proposte non tanto su ministro unico delle Finanze, quanto a una diversa politica economica europea”

15.59 “Se molte banche avessero mantenuto titoli di Stato italiani, anziché alcuni derivati, oggi starebbero molto meglio”

15.58 “Dire che non basta più solo l’austerity è essere coerenti con la storia dell’Italia e anche riportare in questa discussione un po’ di verità. Ci rendiamo conto che la vera questione delle banche in Europa riguarda la prima e la seconda banca tedesca. Io faccio il tifo perché quelle banche siano messe in condizioni di fare il bene dell’economia europea. Ma dobbiamo avere la forza di dire che nella pancia di molte banche europee c’è un eccesso di titoli tossici che deve portare l’Italia a prendere una posizione: metteremo veto su ipotesi che vogliano mettere un tetto alla presenza di titoli di Stato nelle banche”

15.55 “Noi stiamo facendo quello che fanno tutti gli altri Paesi europei. Qui siamo abituati a pensare che questo sia un atteggiamento giamburraschesco. Ma noi non chiediamo aiuti, noi offriamo qualcosa all’Europa”

15.53 “Noi abbiamo un’ambizione molto più grande. A mio avviso, abbiamo bisogno di ricordare a noi stessi che quando parla l’Italia, parla un grande Paese che ha un carico di storia che ha bisogno di essere declinato nel presente. E se in passato per responsabilità diffuse abbiamo pensato di utilizzare l’Ue nel gioco politico italiano, adesso guardiamo la realtà: l’Europa senza l’Italia è più debole”

15.52 “Soltanto chi non vuole vedere può dire che la nostra posizione è quella di chi batte il pugno sul tavolo per ottenere un decimale in più sul fronte economico. Vi svelo un segreto: quel decimale in più ce lo possiamo prendere senza bisogno di battere i pugni sul tavolo”

15.51 “Se l’Europa è una comunità, non basta dire quanto abbiamo fatto negli hotspot. Dobbiamo ricordare che l’Europa è nata nel momento in cui i muri sono stati abbattuti e ha trovato la propria identità nella capacità di aprirsi. Toccherà a noi italiani ricordare che l’Europa è stata pensata come luogo talmente innovativo da attirare la parte migliore del pianeta. Se ciò non accade, esiste un problema Europa e noi abbiamo il dovere di segnalarlo e proporre le nostre soluzioni”

15.50 “Dobbiamo dire che quanto accaduto al Bataclan è cresciuto nelle nostre città”

15.48 “Quando c’è gente che passa giornate bighellonando da una parte all’altra va capito sentimento della popolazione, che non tiene conto di quale storia c’è dietro. La paura non è solo un sentimento irrazionale. Quando negli ultimi mesi governi hanno perso le elezioni su questi temi, dobbiamo avere consapevolezza che ciò che è dovuto al ricorso costante a parole retoriche e demagogiche incentrate sulla paura del diverso”

15.47 “Non è iscritto nella legge del mare, ma nella legge del cuore che quando una persona rischia di morire si salva”

15.46 “Chi non ha diritto di rimanere deve essere rimandato indietro. Ma se i rimpatri li fa l’Ue è un conto, se li devono fare i singoli Paesi è un altro. L’Europa deve assumersi la responsabilità di fare gli accordi di rimpatrio e avere un diritto unico d’asilo”

15.45 “La ripartenza della cooperazione internazionale è una scelta strategica per investire nei luoghi da cui partono quelle giovani vite che spesso trovano la morte perché non hanno alcuna opportunità nella loro terra. In Africa il massimo investitore rimane ancora la Cina: diciamo all’Europa che l’attenzione all’Africa non è un rigurgito di terzomondismo ma una scelta strategica”

15.44 “Sembrano molto lontani i tempi in cui gli altri colleghi europei volevano impedire un dibattito sulle regole del dibattito di Dublino. Ormai non c’è chi non vede che tema immigrazione è europeo e soluzioni vanno trovate in ambito europeo. Bisogna lavorare alla radice: per questo motivo, questo governo continua a investire nel rapporto con l’Africa”

15.42 “Dobbiamo essere pronti a trovare un accordo che porti gli inglesi a votare il prima possibile. Ogni elemento di incertezza sarebbe un ulteriore indebolimento delle istituzioni Ue”

15.41 “Se Cameron ha deciso di portare a votare i propri concittadini sulla permanenza in Ue, noi dobbiamo rispettarlo”

15.40 “Non dobbiamo accettare pedissequamente tutto quello che Cameron propone, noi siamo per un compromesso che mantenga la centralità dell’euro (non può essere una moneta tra le tante), il riconoscimento dell’integrazione come sviluppo dell’Ue”

15.38 “Come Italia siamo in prima fila perché prima di tutto Albania e Serbia possano entrare a far parte dell’Ue. Ma idea che Bosnia-Erzegovina possa chiedere formalmente l’adesione all’Ue rappresenta uno spartiacque, perché rappresenta il simbolo della coscienza multireligiosa, con mille difficoltà, da cui è scaturita anche la guerra. Ma è comunque un grande simbolo di quello che l’Europa deve continuare a essere”

15.36 “La riduzione dei Paesi membri sarebbe un inedito e un fatto di straordinaria gravità”

15.35 “Come Italia, pensiamo che l’Europa debba essere una comunità, non solo un contratto. Vanno fatti tutti gli sforzi necessari per tenere il Regno Unito nell’Ue. Lo diciamo innanzitutto nell’interesse degli inglesi, ma anche di tutti gli europei”

15.33 “La delicata tematica della situazione economica del nostro continente” resta per Renzi “il fil rouge” del dibattito europeo

15.30 Mentre a palazzo Madama l’attenzione è concentrata sul rinvio dell’esame del ddl Cirinnà sulle unioni civili, Matteo Renzi – appena rientrato dal viaggio in Argentina – interviene in Aula per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo che si svolgerà domani e venerdì a Bruxelles. Sul tavolo, soprattutto, l’emergenza migranti e il tentativo di salvaguardare il Trattato di Schengen e la permanenza del Regno Unito nell’Ue.

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