Renzi: “Non è stata una congiura contro Marino, è la democrazia”

Roma
Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante la trasmissione televisiva "Porta a Porta" condotta da Bruno Vespa, Roma, 16 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il presidente del Consiglio punta il dito sui dem della Capitale, “più divisi delle contrade del Palio di Siena”. E fissa le priorità: “Facciamo ripartire la città con un dream team, poi penseremo al candidato per le elezioni”

“Lavoreremo per ricucire e alla fine sceglieremo il candidato”. Matteo Renzi non vuole mostrarsi preoccupato in vista delle prossime elezioni amministrative nella Capitale. Intervistato da Bruno Vespa per il suo prossimo libro Donne d’Italia, il premier fissa le priorità: “Prima viene Roma. Nel frattempo riorganizzeremo il partito che è dilaniato da correnti interne, incomprensibili ai romani”. Ma, appunto, “prima di tutto, vengono i bus, le buche, l’aeroporto, le scuole, i giardini, l’illuminazione, la pulizia della città. Ho fatto il sindaco. La gente chiede questo, non filosofie esoteriche”.

Sullo stesso tema, Renzi torna anche all’interno della sua eNews (qui il testo integrale), diffusa nel tardo pomeriggio. Spiega di voler puntare sul Giubileo che sta per iniziare, così come ha fatto sull’Expo: “Per sei mesi – scrive il premier ai suoi follower – vorrei che non ci fosse spazio per le polemiche, ma per i nuovi autobus, per la pulizia, per il verde pubblico, per le periferie, per lo straordinario centro storico. E vorrei che l’espressione ‘sono un cittadino romano’ tornasse a essere motivo di vanto, di orgoglio, di onore come accadeva in passato. La città capitale d’Italia, non la città degli scandali e delle polemiche”.

Renzi non nasconde certo i problemi interni al Pd romano, ma difende la decisione dei consiglieri di dimettersi per far decadere Marino: “In un Paese in cui i politici non si dimettono mai o quasi, vorrei evidenziare la serietà di questi rappresentanti del popolo che hanno scelto di fare chiarezza, lasciando la poltrona vista la crisi. Quando la maggioranza dei consiglieri dice basta non si chiama congiura: si chiama democrazia”.

Per il resto, però, il leader dem stigmatizza – parlando con Vespa – un partito che nella Capitale è “dilaniato da correnti interne, incomprensibili ai romani: sono più divisi delle contrade del palio di Siena. Ma almeno lì a Siena c’è una tradizione, una storia e uno spettacolo unico”. A Roma, invece, bisognerà ricostruire una classe dirigente in grado di risollevare le sorti della città. Per questo, il premier pensa sin da subito a un “dream team: persone di primo livello su tutto, dalla cultura allo sport, dai trasporti all’istruzione. Non ho il chiodo fisso di fare una bella figura per vincere le elezioni – aggiunge – ho il chiodo fisso di far ripartire Roma”.

Da questo punto di vista, si riparte da due certezze: “Il prefetto Gabrielli è una sicurezza e sta facendo un ottimo lavoro”. Mentre il nuovo commissario Francesco Paolo Tronca “a Milano ha fatto un lavoro sotterraneo e straordinario nella gestione di una squadra delicata ed efficace come quella che ha portato al trionfo dell’Expo”.

Solo dopo si parlerà quindi delle persone da schierare in vista dell’appuntamento con le urne. Renzi, per il momento, non vuole sentir parlare di ipotesi di candidature, dentro o fuori dal Pd: “È troppo presto per parlarne”.

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