Renzi a Marchini: “La legge si rispetta, non è à la carte”

Unioni civili
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi a 'Porta a Porta', 12 maggio 2016 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il premier a Porta a porta: “Ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo”

Una legge “equilibrata, di compromesso”. All’indomani del voto sulle unioni civili Matteo Renzi, dallo studio di Porta a Porta, in onda questa sera, rivendica il risultato ottenuto sui diritti omosessuali. “Ogni volta sui diritti delle coppie dello stesso sesso – ha detto il premier – si è fatta una legge che diventava un bellissimo oggetto di discussione elettorale, ma non materia parlamentare. E invece adesso finalmente le cose si fanno”. La legge non è piaciuta a tutti, non per tutti è stata una festa, ha aggiunto Renzi, “perché molti dicono non ci sono pieni diritti, altri dicono che è stato fatto troppo. Però adesso è realtà, prima si chiacchierava e basta”. In particolare sulla questione della stepchild adoption, il premier ha aggiunto: “È chiaro che in Parlamento non ci sono i numeri. Se una legge sulle adozioni si fosse potuta fare in questa legislatura l’avremmo già fatta, vedremo se si potrà fare da qui al 2018″.

Da parte della Chiesa e del mondo cattolico la risposta all’approvazione della legge è stata prevalentemente negativa, un atteggiamento “largamente atteso – ha commentato -. Io sono cattolico ma faccio politica da laico: ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo”. E rispondendo a chi come l’organizzatore del Family Day Massimo Gandolfini usa il referendum costituzionale come risposta al governo e alla nuova legge sulle coppie gay, Renzi ha detto: “Il collegamento con il referendum costituzionale lo trovo un po’ forzato. Dire ‘gliela facciamo pagare al referendum di ottobre’ è una cosa un po’ strana ma assolutamente rispettabile”.

“Se una legge è giusta – ha proseguito – la devi fare a dispetto” della contrarietà di alcuni “e se per questo devo pagare le conseguenze in termini elettorali ne pagherò le conseguenze. È così su tutto quello che facciamo”. E sulla questione della fiducia il presidente del Consiglio ha spiegato: “La fiducia serve per verificare se si può andare più veloce in Parlamento ma anche un rischio: significa dire ‘su questa cosa mi gioco la faccia del governo, perché se non funziona vado a casa'”.

Non manca nemmeno una risposta alle dichiarazioni del candidato sindaco Alfio Marchini: “Un sindaco non è obbligato a celebrare sempre i matrimoni, io celebravo il 2% dei matrimoni il sabato mattina, poi possono farlo altri. Il punto è l’istituzione: se c’è la legge, si rispetta, siamo, invece, ‘à la carte’, ognuno fa come gli pare”.

Sull’ingresso di Ala in maggioranza Renzi ha commentato: “Il fatto che Ala voti le riforme è un dato di fatto oggettivo, indubitabile che deriva dalla particolarità di questa legislatura, nata dopo che nessuno ha vinto le elezioni. Andare alle Camere a verificare maggioranza? Ho chiesto la fiducia 55 volte, il punto vero è che la gente chiede se facciamo le cose”. E a chi parla di “grandi inciuci” il premier ha risposto rivendicando il valore dell’Italicum: “La prossima volta chi arriva primo vince e governa”.

Sul tema della giustizia, invece, ha dichiarato: “Serve giustizia e non giustizialismo, serve un sistema di garanzia: se arriva un avviso di garanzia, tutti dobbiamo ricordare che si è innocenti fino a sentenza passata in giudicato. Tutto qui il resto è una discussione autoreferenziale a cui non partecipo”.

Ma poi ha risposto anche al Movimento 5 Stelle e ai casi Nogarin e Pizzarotti: l’M5S sosteneva che cinque minuti dopo l’avviso di garanzia i propri esponenti si sarebbero dimessi, “sono diventati i cinque minuti più lunghi della storia. Io dico di andare a processo altrimenti – scherza – nel Pd c’è una questione morale e in M5s una questione umorale”.

“Io mi fido dei giudici italiani, i giudici possono dire la loro su tutto non solo sulla riforma ma credo che il punto chiave del rapporto politica-giustizia sia di arrivare finalmente ad un limite che è stato superato in passato, più per responsabilità della politica, cioè di considerare l’avviso di garanzia una sentenza”. L’avviso di garanzia “per me non rileva ai fini della valutazione se rimanere o no al proprio posto: rivendico con grande tranquillità che il mio governo per primo lo ha teorizzato in Parlamento. Per anni c’è stata la strumentalizzazione dell’avviso di garanzia anche da parte del centrosinistra che secondo me ha sbagliato”.

Sulla prescrizione e, in particolare sul lodo Falanga, ha detto: “Può essere una soluzione, non so valutare, l’importante è che si decida velocemente”. E il premier non ha escluso di far partire la prescrizione dal momento in cui il reato viene scoperto: “Siamo disponibili a farlo se c’è l’accordo”.

E ancora sul referendum, il premier ha ribadito: “Se perdo mi dimetto il giorno dopo”. E precisa: “Non sono assolutamente favorevole allo spacchettamento del quesito referendario sulla riforma costituzionale, altrimenti giochiamo a Tetris. Ma non deciderò io”.

 

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