Regie, libertà di informazione e soft power dello sport

Sport
Simone Spada / LaPresse
15-10-2011 Milano 
Sport Calcio
Milan-Palermo - Serie A Tim 2011/2012
Nella foto: telecamere

Simone  Spada / LaPresse
15-10-2011 Milan (Italy)
Sport Soccer
Milan- Palermo Italian Serie A Soccer League 2011/2012
In the Photo: camera

Sport e tv: siamo sicuri che i registi scelti per gli eventi sportivi non finiscano per rispondere a logiche commerciali a discapito del diritto di cronaca?

Se nella seconda manche dello slalom notturno dello scorso 22 dicembre a Madonna di Campiglio non si fosse rischiata una tragedia verrebbe quasi da scherzarci su. Chi non ricorda le immagini di un drone schiantatosi sulla pista a meno di qualche metro di distanza dal campione austriaco Marcel Hirscher?”

Ecco, chi fra gli appassionati di sci e di sport non le ricorda? Eppure quelle immagini che in poche ore hanno fatto il giro del mondo hanno rischiato di non vedersi mai. Eh già! Perché la regia di quell’evento era della Infront Sports & Media, che gestisce i diritti tv dello sci, e che ha provato fino all’ultimo a censurare l’accaduto. E ci sarebbe quasi riuscita se non fosse che, come ha spiegato Andrea Riscassi giornalista RAI, “…aveva un proprio regista con alcune telecamere dedicate. È solo grazie a queste immagini (le cosiddette personalizzate Rai) e ai loro replay (che il regista Rai ha richiesto e mandato in onda) che gli spettatori hanno potuto vedere la scena che per fortuna non è stata letale per lo sciatore austriaco.”

E chi non ricorda l’orribile spettacolo dell’ultima Supercoppa giocatasi in terra cinese? Pallone che non si vedeva, fruscii insopportabili, errori grossolani nell’inquadratura. Mentre da Roma, si urlava al telefono contro Marco Bogarelli – n. 1 di Infront – il telecronista era costretto ad infinite scuse verso i telespettatori.  «La Lega Calcio ha tenuto per sé i diritti di ripresa e regia dell’evento. La Rai aveva unicamente i diritti di messa in onda e rinnova le scuse ai telespettatori » dirà in una nota Viale Mazzini.

Nel grande gioco della vendita dei diritti sportivi il diritto alla regia, è una questione di democrazia e di libertà d’informazione. Il regista sceglie cosa raccontare: uno striscione, il pubblico, un momento della gara. Altrimenti si rischiano forme di censura come ad esempio accaduto in Brasile dove la FIFA aveva provato a vietare la trasmissione delle immagini dei contestatori negli spazi antistanti agli stadi.

E a questo punto se ci proiettiamo per un attimo nel futuro viene naturale chiedersi cosa accadrà con i diritti delle prossime Olimpiadi acquistati da Discovery o con l’asta per il prossimo europeo di calcio i cui  costi che continuano a lievitare.

La questioni quindi è strettamente politica: chi ci garantisce che in un mondo in cui l’acquisto dei diritti tv è sempre più oneroso (e concede a tutti gli altri solo un misero diritto alla ritrasmissione di eventi prodotti da altri) che le regie proprietarie siano la migliore delle scelte possibili? Siamo sicuri che nei pacchetti full optional i registi scelti dall’advisor poi non finiscano per rispondere a logiche commerciali differenti a tutto discapito del diritto di cronaca?
Chi e quando ha deciso di non mostrare gli stadi vuoti o gli striscioni polemici e le curve che scioperano.

Non è che forse stiamo intendendo in senso rovesciato quello che dovrebbe essere il soft power dello sport?
Ogni volta che un qualsiasi ostacolo, non importa quale sia il suo nome, si frappone sulla strada delle informazioni, una democrazia è indebolita. Questo è il significato di libertà di stampa. E il monopolio delle immagini non fa certo parte della libertà di stampa.

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