Regeni, quotidiano egiziano rivela: “I servizi lo seguivano”

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Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni, Roma, 25 febbraio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Citando “fonti della sicurezza” del Cairo, Al-Akhbar, uno dei maggiori quotidiani egiziani in edicola anticipa il dossier che deve essere consegnato martedì al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone

Nell’ “esaustivo dossier” che “una delegazione della sicurezza egiziana” consegnerà martedì al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, ci sono anche i risultati di indagini compiute da apparati egiziani sui numerosi incontri dal giovane ricercatore friulano con ambulanti e sindacalisti al Cairo: citando “fonti della sicurezza”, lo scrive Al-Akhbar, uno dei maggiori quotidiani egiziani oggi in edicola

Il dossier, precisa il giornale, comprende “molti documenti e informazioni importanti” tra cui “foto” e “tutte le indagini su Regeni dal suo arrivo al Cairo fino alla sua scomparsa”, ovvero “gli innumerevoli rapporti, i segreti dei suoi incontri con i lavoratori e i responsabili di alcuni sindacati sui quali conduceva ricerche e studi”.

Nel dossier egiziano che sarà portato a Roma ci sarebbero anche “anche le deposizioni dettagliate dei suoi amici sugli spostamenti durante i suoi ultimi giorni al Cairo” e quelle “dei vicini dell’appartamento in cui viveva” nella capitale egiziana. Il giornale scrive che nel rapporto del ministero dell’Interno egiziano per la Procura di Roma ci sono anche “informazioni importanti” sulla banda di criminali uccisi al Cairo e che avevano rapinato “l’italiano David qualche mese fa”. La delegazione egiziana inoltre consegnerà “gli effetti” personali di Regeni, tra cui il passaporto, trovati nell’abitazione della sorella del capobanda, preannunciano le fonti del giornale, senza fornire nuovi elementi su chi ne sarebbe stato in possesso prima del fratello della donna.

Intanto martedì 5 aprile, in aula alla Camera, si terrà una nuova informativa del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sugli sviluppi del caso del ricercatore italiano Giulio Regeni, ucciso in Egitto. Lo ha comunicato in aula, al termine della seduta, il presidente di turno Roberto Giachetti.

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Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, in un colloquio con l’Espresso, ha invece descritto i limiti dell’indagine sul delitto di Giulio Regeni: “La concreta possibilità di indagare pienamente sull’omicidio di Giulio Regeni è delle autorità egiziane. Non abbiamo il diritto, per il rispetto della sovranità nazionale, di disporre intercettazioni in Egitto o altre attività giudiziarie. E il nostro team investigativo inviato al Cairo dopo la scoperta del corpo del giovane ricercatore, non può di propria iniziativa effettuare in un paese straniero pedinamenti o indagini autonome. Noi possiamo offrire, come stiamo facendo, la nostra piena collaborazione a sviluppare meglio le indagini”. E sottolinea che l’incontro del 5 aprile a Roma con gli investigatori egiziani “avrà lo scopo di mettere insieme una serie di elementi raccolti per analizzarli. Vogliamo rendere costruttivo il confronto fra gli apparati investigativi italiani e quelli egiziani”. Quindi rigetta l’ultima versione sulla responsabilità di una banda di criminali: “La procura di Roma ritiene che gli elementi finora comunicati dalla procura egiziana al team di investigatori italiani presenti al Cairo non siano idonei”, è “necessario che le indagini proseguano, come del resto si evince da quanto comunicato dal ministero dell’Interno egiziano: restiamo in attesa che la procura generale del Cairo trasmetta le informazioni e gli atti, da tempo richiesti e sollecitati, e altri che verranno richiesti al più presto in relazione a quanto prospettato ai nostri investigatori”.

 

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