Regeni, l’omicidio è legato alla sua attività di ricerca. Le ipotesi degli inquirenti

Cronaca
Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni, Roma, 25 febbraio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La procura di Roma esclude qualsiasi rapporto con i servizi segreti italiani o stranieri

E’ l’attività di ricerca di Giulio Regeni il motivo dell’omicidio del giovane ricercatore in Egitto. Un assassinio eseguito da professionisti della tortura e delle sevizie.

Al momento la procura di Roma esclude, quindi, qualsiasi altra ipotesi, molte delle quali, poco attendibili, continuano ad arrivare dal Cairo. Tra queste la pista dell’uso di droghe, esclusa categoricamente dagli inquirenti. I primi risultati degli esami tossicologici sul corpo del ricercatore escludono qualsiasi uso di sostanze stupefacenti; inoltre Regeni – spiegano ancora dalla procura di Roma – faceva una vita piuttosto ritirata, era molto legato alla fidanzata e frequentava esclusivamente conoscenze legate all’ambiente universitario. Da escludere, quindi, anche il delitto passionale – aggiungono gli inquirenti – o la rapina.

Assolutamente infondato qualsiasi collegamento con i servizi segreti italiani o stranieri: non c’è alcun elemento, dai primi accertamenti sul pc del giovane, fa pensare che lui raccogliesse informazioni se non per il dottorato, né che queste informazioni venissero usate altrove.

Dalle indagini emerge, inoltre, che le sevizie e le crudeltà alle quali il giovane friulano è stato sottoposto non sono state inferte da comuni criminali, ma da veri e propri torturatori.

Resta da capire perché dopo l’uccisione di Regeni il suo computer non è stato né rubato né manomesso. Ma questa è solo una delle tante domande che restano ancora senza risposta.

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