Regeni, l’Egitto indaga “in ogni direzione” (ma si lamenta dei giornali liberi)

Esteri
Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni, Roma, 25 febbraio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Nuove rassicurazioni inviate all’Italia, dopo le poco credibili piste dei giorni scorsi. “Il caso è avvolto dal mistero”, dice il ministro nordafricano

Una telefonata rivolta dal procuratore generale egiziano Ahmed Nabil Sadek al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone per assicurare l’impegno a proseguire le indagini sulla morte di Giulio Regeni “in ogni direzione, sino all’accertamento della verità”. La pista della banda di criminali accreditata nei giorni scorsi non sarebbe l’unica sulla quale starebbero lavorando le autorità nordafricane, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali.

Per il 5 aprile è previsto un incontro tra la polizia italiana e quella egiziana, durante il quale – almeno così ha garantitto il procuratore generale – sarà finalmente consegnata la documentazione richiesta più volte dai nostri inquirenti e anche quella successivamente raccolta in Egitto dopo tale richiesta.

Anche il ministro dell’Interno Magdi Abdel-Ghaffar ha assicurato “piena cooperazione” con gli inquirenti italiani, ma ha anche lamentato “campagne ostili” condotte dai media, “che ogni momento sollevano dubbi sugli sforzi del ministero dell’Interno per far emergere la verità sull’omicidio di Regeni”. Quello che scrivono i giornali, secondo il ministro, renderebbe “molto difficile” il lavoro di indagine. “Stiamo scambiando informazioni su questo caso continuamente – ha aggiunto Abdel-Ghaffar – e qui al Cairo c’è una delegazione di sicurezza italiana incaricata di seguire l’indagine passo per passo. La cooperazione con la parte italiana è naturale in quanto il caso è molto difficile e avvolto nel mistero da ogni lato”.

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