Referendum, il giorno del voto. Il futuro dell’Europa in mano al popolo greco

Grexit
epa04831888 A man comes out of a voting booth during a referendum voting in Athens, Greece, 05 July 2015. Greece is voting on 05 July 2015, on its bailout conditions in a snap referendum with far-reaching consequences for the debt-laden country and the rest of Europe. With banks shuttered all week, cash withdrawals capped and businesses already feeling the strain of capital controls, the ballot could decide whether Greece gets another financial rescue in exchange for more harsh austerity measures - or plunges deeper into crisis. The vote may not only determine Greece's economic fate but also serve as a nationwide vote of confidence in Alexis Tsipras' government, which came to power in January on an anti-austerity ticket.  EPA/ARMANDO BABANI

Sondaggi incerti e schizofrenia politica accompagnano il paese ellenico alle urne, che si chiudono alle 19

La Grecia e tutta l’Europa attendono l’esito del referendum. Il voto di oggi ha assunto un valore che va ben oltre la semplice consultazione popolare voluta dal governo Tsipras. Decidendo se accettare o meno le condizioni imposte dall’Unione Europea per sostenere il debito di Atene, i cittadini greci lanceranno un messaggio che potrebbe cambiare gli equilibri economici, politici e sociali di tutto il continente. La campagna referendaria, nelle ultime ore, ha assunto una portata transnazionale, arrivando a punte di scontro altissime.

Venerdì sera ad Atene è andato in scena il derby delle piazze, la rappresentazione plastica di un Paese ormai spaccato a metà, obbligato a scegliere quale dei due mali (accettare le condizioni durissime imposte dai creditori o fare un salto nel vuoto che potrebbe portare la Grecia al default e all’uscita dall’euro) sia il male minore. A piazza Syntagma, luogo simbolo della protesta, il premier Alexis Tsipras ha arringato gli oltre 25mila sostenitori: “Dobbiamo dare un messaggio di democrazia e dignità al mondo. Decidiamo se vivere con dignità in Europa, lavorare e prosperare in Europa, essere uguali fra uguali. Oggi tutto il pianeta guarda questa piazza, dove è nata la democrazia”.

A meno di un chilometro di distanza, davanti all’antico stadio Kallimarmaro, è andata invece in scena la manifestazione dell’orgoglio europeista. Un gigantesco Nai (Sì) sul vecchio monumento olimpico, davanti a 20mila persone accompagnate dalle note dell’Inno alla Gioia. “Domenica votiamo sì o no all’euro – ha tuonato l’ex premier conservatore Antonis Samaras – non votiamo a favore di una o dell’altra proposta. Invito tutti i greci a recarsi uniti alle urne e a rimanere uniti anche il giorno dopo. Votiamo per la Grecia, votiamo per una Grecia forte”.

Mentre ad Atene si gioca la partita delle piazze e delle urne, con sondaggi sempre più incerti, in tutta Europa sale la tensione in vista di ciò che potrà succedere dopo il voto di oggi. A testimonianza del fatto che il referendum sia una questione che va al di là dei confini ellenici, vi è il lungo elenco di dure prese di posizione, non solo dei vertici dell’Unione Europea ma anche dei maggiori calibri della politica tedesca, compattamente schierati contro Tsipras. Da Jean-Claude Juncker a Jeroen Dijsselbloen, da Wolfgang Schaeuble a Martin Schulz, piovono minacce bipartisan contro il governo greco, che possono essere riassunte così: “L’esito del referendum sarà decisivo per arrivare ad un accordo, non è assolutamente scontato che i negoziati possano avere un risultato positivo. Di questo governo non ci fidiamo”.

Una posizione in totale antitesi rispetto a quanto va affermando il ministro delle Finanze di Atene Yanis Varoufakis, che ormai da giorni alterna messaggi distensivi a veri e propri anatemi contro le istituzioni europee. Per cui se da una parte si dice sicuro che “martedì, comunque vada il referendum, si arriverà ad un accordo”, dall’altra si scaglia contro i creditori definendoli “terroristi che vogliono umiliare il popolo greco”.

In questo contesto di schizofrenia politica ed economica, tra minacce di fine liquidità imminente e prelievi forzosi da parte delle banche, il popolo si appresta a recarsi in massa alle urne. I dieci milioni di greci che oggi metteranno una croce su Nai o Oxi hanno in mano un dado da cui dipenderà il futuro del loro Paese e non solo. Dopo soli sei mesi di governo, Tsipras ha deciso di consegnare ai suoi cittadini il destino dell’Europa.

(foto Ansa – aggiornato il 5 luglio 2015 alle ore 8.00)

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