Prima botta a Orban, referendum ungherese senza quorum

Europa
epa05567134 Members of a local election commission start counting votes after the polling station closed in the first district of Budapest, Hungary, 02 October 2016. Hungary is holding a referendum on the European Union's proposed migrant quota scheme of relocating up to 160,000 migrants across the EU. Hungarian Prime Minister Viktor Orban is opposed to the plan. Early reports suggest that voter turnout did not exceed 50%, which would make the result invalid.  EPA/Zsolt Szigetvary HUNGARY OUT

Solo il 45% degli ungheresi si è recato alle urne, Orban non ottiene il plebiscito voluto

Alla quasi unanimità ma senza raggiungere il quorum del 50%, l’Ungheria ha detto di no per referendum all’obbligo di accogliere profughi per alleggerire il carico di altri paesi dell’Ue, come Italia e Grecia.

I numeri di partecipazione sono stati meno consistenti di quanto il premier nazionalista conservatore ed euroscettico Victor Orban si aspettava e questo delinea comunque, da un certo punto di vista, anche un suo indebolimento.

In tarda serata il risultato praticamente definitivo, al 95% delle schede scrutinate, è di una vittoria a valanga del “No” con una quota del 98% e solo un 2% andato al “Sì'”. L’affluenza però, come annunciato dall’Ufficio elettorale nazionale, è stata soltanto del 43%: il quorum del 50% degli 8,27 milioni di elettori chiamati alle urne non è stato raggiunto e dunque la consultazione non è valida secondo la legge in vigore, a dimostrazione che gli appelli al boicottaggio dell’esile opposizione ungherese, assieme alla tradizionale disaffezione per lo strumento referendario, si sono fatti sentire.

Secondo Orban, comunque, cambia poco: ribadendo quanto affermato in mattinata dopo aver votato in una scuola elementare del suo quartiere a Buda, il premier ha sottolineato che “l’Ungheria, per primo fra i paesi dell’Ue” e “sfortunatamente” anche l’unico, “ha consultato il proprio popolo” sulle migrazioni. “Oltre 3 milioni di elettori” hanno “rifiutato un sistema di ricollocamento obbligatorio dei migranti”: “Bruxelles dovrà tenerne conto”, ha sostenuto annunciando una modifica costituzionale che proporrà lui stesso nelle prossime ore. Insomma “conseguenze giuridiche ci saranno comunque”, come aveva annunciato in mattinata. Già questa settimana Orban vuole “condurre negoziati” con l’Ue per ottenere che non sia obbligatorio per l’Ungheria accogliere “il tipo di gente” che “noi non vogliamo”, ha aggiunto con implicito riferimento a potenziali terroristi e musulmani.

A Bruxelles, dove la consultazione non avrebbe avuto valore anche se il quorum fosse stato raggiunto, Orban troverà un muro: il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, ha definito “un gioco pericoloso” quello del premier ungherese di far votare su decisione da lui stesso avallate in sede comunitaria e riguardanti l’accoglienza solo “solo di circa 1.300 profughi” sui 160 mila che devono essere smistati in partenza da Italia e Grecia.

“Vuole che l’Ue possa prescrivere l’insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del Parlamento ungherese?” era il quesito referendario sul quale il governo ha fatto una campagna che l’opposizione ha definito xenofoba e islamofoba. Orban si è speso con toni altisonanti (voto di “significato epocale” non solo per l’Ungheria ma anche per l’intera Unione europea) drammatizzando anche con un impegno a dimissioni in caso di un’impossibile vittoria dei Sì.

La sua propaganda in difesa dell’Europa “cristiana” e quella dei suoi uomini più vicini che hanno spesso battuto il tasto del nesso profughi-terroristi, ha pagato dunque solo in parte. Una campagna che peraltro ha ricevuto l’appoggio del partito di estrema destra Jobbick che si innesta su una politica di chiusura sul fenomeno delle migrazioni: la rete metallica srotolata ai confini meridionali dopo la crisi dei profughi che l’anno scorso ha visto transitare per l’Ungheria quasi 400 mila migranti.

Ma soprattutto l’aver accolto solo 508 richiedenti asilo, respingendone otto su dieci, con una durezza che dovrebbe ripetersi quest’anno. E tanto per scoraggiare chi volesse mettersi in marcia sulla rotta balcanico-ungherese, le autorità di Budapest si comportano in un modo che ha spinto Amnesty International a parlare di “orribile” trattamento.

Il quorum per il referendum ungherese sulla legge per la redistribuzione dei migranti non e’ stato ragiunto. Lo ha riconosciuto il responsabile dell’Ufficio elettorale, Andras Pulai, che però non ha fornito cifre precise. I seggi si sono chiusi alle 19. Si parla del 45% di affluenza, il plebiscito che Orban voleva per fare la voce grossa in Europa non è arrivato.

Secondo gli exit poll, però, il 95% dei votanti avrebbe espresso il No ai migranti, un dato che fa riflettere anche visto la quota minima assegnata dall’Europa ai magiari.

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