Flop referendum, niente quorum. Renzi: “Hanno vinto i lavoratori, la demagogia non paga”

Ambiente
A polling station for a referendum on the duration of offshore drilling concessions in territorial waters, in Rome, Italy, 17 April 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

L’affluenza si ferma al 32%, al netto dei voti all’estero. Il racconto di una giornata che, come tutta la campagna referendaria, è stata contraddistinta più dalle polemiche politiche che da una seria discussione sul merito

Seggi aperti dalle 7 alle 23 di domenica 17 aprile. Gli italiani sono stati chiamati alle urne per il referendum sulle trivelle.

Ricordiamo che, trattandosi di un referendum abrogativo, la consultazione aveva validità solo se l’affluenza avesse raggiunto il quorum del 50% più 1 degli aventi diritto.

In 7.995 Comuni scrutinati su 8.000 alle 23 hanno votato il 32,15% degli aventi diritto.
Secondo quanto riferisce la Farnesina, l’affluenza dei voti all’estero è pari al 19,81%.


Il commento del presidente del Consiglio Matteo Renzi: “In questo referendum ci sono dei vincitori e ci sono degli sconfitti. I vincitori sono gli operai e gli ingegneri che domani torneranno nelle loro aziende consapevoli che hanno anche un futuro e non solo un passato. Gli sconfitti non sono i cittadini che sono andati a votare, sono quei pochi consiglieri e presidenti di Regione che hanno voluto cavalcare il referendum per ragioni politiche. E’ stato un referendum che si poteva evitare e lo si è fatto solo per esigenze di conta interna da parte di qualcuno. Ho molto sofferto per la decisione di non andare a votare. Non che si trattasse di una decisione illegittima dal punto di vista giuridico, ma davanti alla mail di un diciottenne che mi chiedeva cosa fare, ho fatto fatica a dirgli di non andare a votare. Ma l’abrogazione di questa norma avrebbe portato a 11mila licenziamenti e io devo stare con loro. Quanto alle energie rinnovabili, siamo leader in Europa, abbiamo autentiche eccellenze sul solare, abbiamo un settore idrico che ci invidia tutto il mondo. Vogliamo fare dell’Italia il Paese più verde del continente. Alle regioni che ci hanno fatto la morale sulla bellezza del mare, diciamo che è un comportamento ipocrita parlare così oggi e non aver fatto nulla in passato per difenderlo quel mare. Noi saremo in prima linea per fare dell’Italia un Paese che non spreca energia, basta con le polemiche, basta con l’odio: l’Italia torni a fare l’Italia. Per settimane gli addetti ai lavori hanno preconizzato spallate, una parte della classe dirigente del Paese ha vissuto nei talk show e sui social network: non si rendevano conto che cercare di essere demagogici non paga”.


La giornata è stata contraddistinta da numerose polemiche e dalla violazione del silenzio elettorale imposto dalla legge.

In giornata, le massime autorità dello Stato si sono recate al seggio mostrando la loro posizione sul tema del non voto: dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha votato a Palermo, a quello del Senato Pietro Grasso, fino alla presidente della Camera Laura Boldrini. Questi ultimi due, sui social hanno espresso una breve riflessione. “Rispetto ogni posizione ma sono affezionato all’idea di esprimere un voto quando, da cittadini, siamo chiamati a farlo”, ha scritto Grasso, mentre Boldrini ha postato: “La partecipazione è un valore. Questa mattina ho votato”.

E se il presidente del Consiglio Matteo Renzi, come annunciato, si è astenuto, hanno invece votato i suoi predecessori Enrico Letta (“Ho esercitato il mio diritto-dovere”, ha twittato) e Romano Prodi. Niente urne anche per l’ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che ha preferito recarsi al Salone del Mobile.

Si sono recati invece a votare di buon mattino i leader del fronte del Si’, come Michele Emiliano, Beppe Grillo, Stefano Fassina, Roberto Speranza, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Giovanni Toti. C’è stato poi chi, pur contrario nel merito al quesito, è andato a votare in contrapposizione all’invito all’astensione del Premier: “Ho votato per mandare a casa Renzi”, ha detto Renato Brunetta.

Al seggio sono andati anche diversi esponenti del Pd che nel Partito sostengono Renzi, come il governatore delle Marche Luca Ceriscioli o quello della Calabria Mario Oliverio. Per Vincenzo De Luca, invece, il referendum “è una palla”.

Dopo il primo dato sull’affluenza delle 12, sui social è partita una “guerra”. I favorevoli al quesito hanno esortato ad andare a votare sostenendo che il quorum era raggiungibile, in base ad un paragone con il referendum del 1999. A fare l’invito anche Beppe Grillo, che al seggio aveva rispettato il silenzio elettorale. Nel pomeriggio il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini ha affermato che in base ad alcuni dati del Partito il quorum era lontano. Ernesto Carbone, deputato demo, ha allora scritto su Twitter un “#ciaone al quorum”, suscitando una pioggia di critiche, persino da parte di alcuni militanti dello stesso Pd che si erano astenuti. Questi tweet, ha detto il bersaniano Miguel Gotor, “possono diventare un boomerang per il partito”.

 

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