Referendum sulle trivelle. Tutto ciò che c’è da sapere, secondo me

Ambiente
Large Pacific Ocean oil rig drilling platform off the southern coast of California.

Manca meno di un mese al referendum abrogativo sull’articolo 6 comma 17 del Codice dell’ambiente che regola le trivellazioni nei mari italiani

Molti dei quesiti iniziali proposti dalle Regioni referendarie sono stati accolti in modifiche di legge approvate dal Parlamento. Primo fra tutti il divieto di rilasciare  nuove concessioni di estrazione all’interno delle 12 miglia dalla linea di coste e nelle aree sensibili dal punto di vista naturale. Rimane vivo quindi solo un punto che ha a che fare con le concessioni oggi già in essere. Il quesito referendario prevede l’abrogazione della previsione che tali titoli abbiano una durata pari della vita utile del giacimento. L’esito del referendum del prossimo 17 aprile potrebbe avere  effetto su 49 concessioni attualmente vigenti entro le 12 miglia marine dalla costa — 44 per la produzione di gas naturale e 5 per quella di petrolio.

Tali concessioni riguardano quindi quasi esclusivamente l’estrazione di gas, un combustibile considerato “pulito”, rispetto ad altri e che comunque importiamo in grandi quantità. Il metano serve innanzitutto per il nostro riscaldamento, per la produzione di energia elettrica , per l’alimentazione di automobili. Se passasse il referendum tali concessioni sarebbero sottoposte al parere delle Regioni. I casi sono due: o le Regioni rinnovano le concessioni e nulla cambia o se non le rinnovano ci troveremmo sicuramente di fronte a gigantesche richieste di rimborso in arbitrati internazionali, visto che cambierebbero in corso d’opera le condizioni normative sulla base delle quali sono state rilasciate.

Ma è evidente che a queste questioni di merito si mescolano una serie di confusi progetti e aspirazioni di tutt’altra natura. Il Governatore della Basilicata, Pittella, ha lacerato il velo di ipocrisia denunciando il comportamento del suo collega Emiliano, che di questo Referendum ha fatto una prova di forza contro il Governo, non esitando ad usare argomenti che nulla hanno a che fare con la ratio della contesa referendaria. Una miscela di populismo, ideologia no-triv, rivendicazioni meridionalistiche assolutamente sterili. Ragioni in parte simili a quelle che spingono una parte della sinistra, anche interna al PD, che vede  l’occasione per alimentare ulteriori polemiche nei confronti dell’esecutivo.

A ciò si aggiunge una manovra preventiva di affossamento della necessaria riforma della parte della Costituzione che riassegna allo Stato competenze esclusive in alcune materie strategiche, per esempio l’energia, che riguardano l’interesse nazionale e che sono state in questi decenni terremotate da continui conflitti di competenza. Un certo ideologismo ambientalista, incurante dei fatti, fa poi da cornice generale per la mobilitazione di quella parte dell’opinione pubblica che poco si cura o poco capisce delle questioni di merito.  Ma su cui fanno effetto parole d’ordine come “il superamento della civiltà del petrolio” o “ lo sviluppo delle energie rinnovabili”.

Il principale dei fatti di cui non si tiene alcun conto è che il nostro Paese importa più dell’80% delle sue risorse energetiche, petrolio e gas in primo luogo. E che questa è una questione strategica fondamentale. Viene spesso citata la decisione di Obama di non concedere nuovi permessi di ricerca in Atlantico. A parte il fatto che tale decisione riguarda solo i “nuovi” permessi e mai l’ Amministrazione americana si sognerebbe di mettere in discussione concessioni già date, nel periodo della presidenza Obama gli USA sono diventati i maggiori produttori al mondo di gas e petrolio , riducendo a zero le loro importazioni e diventano invece un paese esportatore. Utilizzando la tecnica del “fracking” molto contestata dagli ambientalisti americani.

Se Obama può permettersi di vietare nuove estrazioni nell’Oceano o la costruzione di un nuovo oleodotto, che attraverserebbe gli USA da Nord a Sud, è perché durante i suoi mandati gli USA hanno estratto più gas e petrolio di quanto avessero mai fatto nel passato. Energia a Km zero è stato per gli USA  un obbiettivo credibile e serio. Fra l’altro l’impatto ambientale di queste operazioni è assai limitato come dimostra il caso dell’Emilia Romagna, la Regione con il maggior numero di turisti balneari e di piattaforme di estrazione. Ed anche il primo esportatore di mitili. E se si guarda , soprattutto al Sud, alla qualità delle acque di mare è facile notare come dove si trova una bassa qualità le ragioni sono sempre da rintracciare nella mancanza di impianti di depurazione e mai dalla presenza di operazioni estrattive.

Anche il mantra delle rinnovabili al posto di gas e petrolio lascia il tempo che trova. Le rinnovabili a cui si fa riferimento , sole e vento in primo luogo, servono per produrre elettricità. Gas e petrolio servono innanzitutto per trasporti e riscaldamento. E per la chimica. Certo si possono sostituire i motori a scoppio con motori elettrici e le caldaie a gas con pompe di calore elettriche. In piccola parte sta già avvenendo, ma è un’opera immane che richiederà diversi lustri . Nel frattempo?

Vedi anche

Altri articoli