Parte la campagna nazionale dei comitati per il Sì

Referendum
Alcuni membri del comitato del si al referendum consegnano le firme in Cassazione a Roma, 14 luglio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Mobilitazione sui contenuti: ancora poche persone conoscono il merito della riforma

«So perfettamente cosa farò ma non lo ripeterò. Non ne parlo più». Matteo Renzi si tappa la bocca quando a Cernobbio gli chiedono che farà se al referendum vincono i No. E questa risposta/non-risposta più che un fioretto (magari fatto a fini scaramantici) appare come una scelta ben ponderata. Infatti se ci fosse da scrivere un vademecum per chi vuole sostenere le ragioni del Sì alla riforma costituzionale tutto l’occorrente potrebbe essere riassunto in tre verbi: spersonalizzare, sdrammatizzare, informare.

Anzi basterebbe una semplice parola per spiegare, in maniera ancora più sintetica, lungo quale linea si muoveranno da qui in avanti i comitati del Sì e il Pd per provare a convincere la maggioranza degli italiani: contenuti. L’operazione non è affatto semplice anche alla luce di una partenza della battaglia referendaria caratterizzata più dallo scontro sulla persona (soprattutto Renzi e il suo futuro) che non sul merito. E nel momento in cui la differenziazione passa dal “sì o no” alla riforma, al “sì o no” verso qualcuno è ovvio che l’elemento razionale tende ad avere meno peso.

Soprattutto se poi questo qualcuno, come nel caso appunto del premier, ha la tendenza a suscitare attorno a sé passioni forti (chi non ricorda lo slogan, “o le ami o le odi”, che rese famose le scarpe Superga) sia in senso positivo che negativo. Così è successo che in questi mesi la luce, soprattutto quella dell’informazione, non sia stata puntata sul merito della riforma e che di conseguenza tv, giornali, e social network abbiano prestato un’altissima attenzione agli scontri personali e non ai confronti sulle nuove norme costituzionali. Una narrazione, ne sono convinti i sostenitori del Sì, che alla fine alla riforma costituzionale non ha recato grande giovamento.

Tutti i sondaggi infatti rivelano essenzialmente due cose: che il sì e il no attualmente hanno quasi la stessa forza; che tantissimi italiani non ne sanno nulla o quasi della riforma costituzionale. Anzi che c’è chi ancora non sa che in autunno ci sarà un referendum. Da qui la necessità per il Sì di aprire una nuova fase che aumenti il livello di informazione fra i cittadini, un punto su cui ieri non a caso s’è soffermata parecchio la ministra alle riforma Maria Elena Boschi nel suo intervento al convegno “Dialoghi di Democrazia Solidale” organizzato dal presidente di Democrazia Solidale, Lorenzo Dellai. «Dobbiamo dare ai cittadini gli strumenti consapevoli di informazione per consentire una partecipazione attiva, in modo da tornare a parlare con le persone, anche cercando di aiutare quelli che hanno dubbi» il ragionamento della Boschi, perché una scelta consapevole, secondo la ministra, eviterà eventuali pentimenti postumi come è accaduto in Inghilterra sulla Brexit. «Il referendum – ha aggiunto Boschi – è un’opportunità bellissima e i comitati referendari sono gli strumenti per riacquistare il gusto del confronto. Dobbiamo tornare nelle piazze a parlare di politica».

Per quanto riguarda invece il “come” e il “cosa” comunicare la sintesi probabilmente più efficace è ricavabile dal tweet che il segretario del Pd Renzi lancia in rete: «Se vince il Sì, meno poltrone e stipendi ai politici, meno poteri alle Regioni. Se vince il no, in Italia non cambia niente». Una traduzione di quel «una vittoria del No non sarebbe la fine del mondo» detta poco prima a Cernobbio che però racchiude due elementi essenziali. Da una parte rendere evidente, con un messaggio non equivocabile e immediatamente comprensibile da parte dei cittadini (anche di quelli che non votano Pd e che magari alle ultime amministrative hanno scelto i grillini) che è solo col Sì che verranno ridotte concretamente poltrone e prebende dei politici. Cosa tra l’altro che dovrebbe fare più presa del soffermarsi su temi più da addetti ai lavori come ad esempio i nuovi rapporti tra Stato centrale e Regioni. Dall’altra mostrare come il prodotto del No, al netto di tutte le ragioni che possano motivarlo, sarà uno stop a ogni possibile cambiamento. Così in questa maniera la differenza tra Sì e No non passa più tra renziani e antirenziani.

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