Non sarà sciolta prima di una decina di giorni la riserva del Tribunale civile di Milano sul ricorso presentato dal giurista Valerio Onida e Barbara Randazzo e su un secondo ricorso firmato da un gruppo di avvocati che chiedono di investire la Consulta circa l’incostituzionalità della legge che istituisce il referendum laddove non prevede lo ‘spacchettamento’ del quesito.

Dopo che nei corridoi della politica si era fatta strada l’idea, subito bloccata da Palazzo Chigi, di un possibile rinvio del referendum costituzionale, l’attenzione si è spostata sul Tribunale di Milano e sull’attesa sentenza. L’oggetto del ricorso, come noto, è il quesito unico referendario che violerebbe “la libertà di voto degli elettori garantita dagli articoli 1 e 48 della Costituzione”. Quel che si contesta, in sostanza è che all’interno dello stesso quesito vengano inserite questioni molto diverse tra loro: per esempio, sostengono i legali ricorrenti, l’elettore potrebbe essere a favore dell’abolizione del Cnel ma al tempo stesso contrario al superamento del bicameralismo perfetto.