Quirinale e Renzi bocciano il ricorso M5S-SI. Il premier: “Non dite bugie”

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Ancora il quesito referendario al centro di un ricorso al Tar presentato da M5S e Sinistra Italiana. Ecco perché è privo di ogni fondamento

Nuova polemica sul quesito referendario. Vito Crimi (M5S) fa sapere di aver presentato “ricorso al Tar del Lazio contro il testo del quesito in quanto scritto in violazione della legge”. Il Senatore pentastellato, primo capogruppo al Senato del movimento aggiunge: “Il testo del referendum è una truffa, una propaganda ingannevole, l’ennesima trovata di Renzi per prendere in giro gli italiani. Il testo del quesito – aggiunge – contrariamente a quanto previsto dall’art. 16 della Legge n. 352 del 1970 non specifica l’indicazione degli articoli oggetto di revisione e di ciò che essi concernono e risulta, pertanto, palesemente ingannevole per i cittadini”.

Ma Il M5s non è l’unico soggetto ad aver presentato ricorso, infatti insieme a loro l’ha presentato Sinistra Italiana con Loredana De Petris e dagli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, esponenti del comitato Liberali per il No.

Il premier intervenendo ad una manifestazione per il Sì a Treviso sostiene: “Questo quesito è quello che la legge prevede per la riforma costituzionale. Mi sono convinto – ha concluso – che si possa fare un dibattito serio sul futuro del Paese che è più importante del mio futuro”. E accusa: ” Caro comitato del no, questo significa dire bugie e prendere in giro gli italiani”.

Nel corso della giornata chiamato in causa aveva risposto anche il Quirinale: “In relazione a quanto affermato in una nota di ricorrenti al Tar Lazio, in cui impropriamente si attribuisce alla Presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario si precisa che il quesito che comparirà sulla scheda  è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base  a quanto previsto dall’articolo 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento”.

Molti tra i sostenitori del Sì fanno notare ai richiedenti che i Comitati per il No quando hanno provato a raccogliere le firme lo hanno fatto sul testo che oggi contestano, al momento a questa precisazione non vi è alcuna risposta.

Vediamo dunque cosa dice l’articolo 16 della Legge n. 352 del 1970 richiamato dal senatore Crimi: “Il quesito da sottoporre a referendum consiste nella formula seguente: «Approvato il testo della legge di revisione dell’articolo… (o degli articoli …) della Costituzione, concernente … (o concernenti …), approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero … del … ?»; ovvero: «Approvate il testo della legge costituzionale … concernente … approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero … del … ?».

Vediamo dunque qual è il testo del quesito referendario tanto contestata: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione’, approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.88 del 15 aprile 2016?”

Il testo del quesito referendario è esattamente conforme a quanto prescrive l’articolo 16 della Legge n. 352 del 1970, e inoltre era contenuto nell’ordinanza di ammissione della Corte di Cassazione dello scorso 8 agosto. Dunque la continua polemica dei sostenitori del No è del tutto priva di ogni fondamento e strumentale alla campagna elettorale.

Il fatto però che lo schieramento del No pur sapendo della strumentalità di questa polemica impegni la magistratura, già oberata, è qualcosa di incomprensibile, a meno che non si capisca il testo della legge contestata. E questo sarebbe addirittura peggio.

Ecco il testo della Legge n. 352 del 1970

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