Referendum, i promotori del Family day si schierano per il no

Referendum
Massimo Gandolfini, organizzatore del Family Day, prende la parola dal palco al Circo Massimo, Roma, 30 gennaio 2016. 
ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Presso l’Auditorium Antonianum, si terrà la convention di presentazione del ‘Comitato famiglie per il No al referendum’

Via la prima parte della legge sulle Unioni civili con l’obiettivo di “sbarrare” la strada alle adozioni e distanziare ancor di piu’ le Unioni gay dai matrimoni. A quindici giorni dallo storico sì al ddl Cirinnà il fronte parlamentare del no concretizza la sua trincea presentando in Cassazione l’annunciato referendum abrogativo. Quesito che, precisa il Comitato per il NO, lascia intatti i diritti legati alle convivenze stabili ma elimina, di fatto, lo scheletro del provvedimento Cirinnà.

E oggi a Roma, presso l’Auditorium Antonianum, si terrà la convention di presentazione del ‘Comitato famiglie per il No al referendum’, animato dal Comitato Difendiamo i Nostri Figli (Cdnf), promotore dei due Family Day di giugno e gennaio.

I rappresentati del Comitato guidato da Massimo Gandolfini spiegheranno le ragioni dell’impegno per il ‘no’ al quesito referendario di ottobre e i motivi che legano la riforma costituzionale ai rischi di “un calo delle garanzie democratiche stabilite dalla costituzione vigente”.

Parteciperanno, tra gli altri, Maurizio Belpietro, Mauro Ronco, presidente del Centro Studi ‘Rosario Livatino’, Maria Hildingsson, segretario generale Forum delle famiglie Europeo (Fafce) ed il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

“Il nuovo assetto istituzionale, anche a causa alle riforma elettorale, accentra il potere nella figura del premier e verrà utilizzato, come dicono pubblicamente gli stessi vertici del Pd, per completare la trasformazione del tessuto sociale italiano – spiega Gandolfini -.

Le unioni civili sono infatti solo il capo fila di una politica tesa all’approvazione delle adozioni per tutti, dell’eutanasia, dell’estensione della procreazione artificiale a coppie gay e single; delle leggi liberticide sulla trans-fobia e omo-fobia, del divorzio express e della legalizzazione delle droghe”.

“La migliore risposta possibile ai promotori del referendum contro le Unioni civili – ha ribattutto la madrina della legge, la senatrice Pd Monica Cirinnà– qualora dovesse mai celebrarsi, verrà direttamente dagli italiani la gran parte dei quali non intende far fare passi indietro al nostro Paese sul fronte dei diritti, proprio ora che ci siamo riavvicinati al resto d’Europa. Ogni qualvolta gli italiani sono stati chiamati a decidere se confermare o abrogare leggi che ampliavano i diritti hanno sempre scelto di rendere l’Italia un Paese più libero, democratico e inclusivo”, prosegue l’esponente dem.

“Poichè la legge sulle Unioni civili -aggiunge- rispetta pienamente la sentenza 138 del 2010 della Corte costituzionale non credo che la stessa Corte che ha chiesto al Parlamento di provvedere ‘con estrema sollecitudine’ al riconoscimento delle coppie e della vita familiare di persone dello stesso sesso, possa colpire una norma attesa da 30 anni che finalmente dà riconoscimento e dignità a milioni di italiani discriminati solo per il loro amore”

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