Referendum, così i Cinquestelle provano a ridurre i danni

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I grillini vogliono archiviare in fretta la batosta di ieri. Virginia Raggi a rapporto da Casaleggio jr

Luigi Di Maio: “Il referendum di ieri è diventato l’ennesimo terreno di scontro tra bande all’interno del Pd. I cittadini lo hanno capito, e quando hanno visto che non si stava discutendo più di trivelle ma di correnti che si battevano una contro l’altra, lo hanno snobbato, ed è un peccato”.  Alessandro Di Battista: “E’ chiaro che fosse complicato raggiungere il quorum: ma non è che, se penso che una cosa è giusta, la faccio solo se penso che ci sia la certezza del risultato. ll referendum era giusto e quindi ci abbiamo provato”.

Nel day after il referendum sulle trivelle, nessuno dei promotori/sostenitori del Sì ( e soprattutto il M5S)  fa un’analisi sulla questione e sul significato politico uscito dalle urne. Si può dire che se non ha vinto Renzi, hanno certamente perso i suoi nemici. Eppure i protagonisti sono proprio gli stessi che avevano politicizzato l’appuntamento, con lo scopo di “trivellare il governo”. Una compagine altamente variopinta dalla sinistra radicale alla destra radicale passando per la Lega e M5S e minoranza Pd che non sono riusciti ad arrivare al 25%, considerandola, oltretutto, una “buona” base per il referendum costituzionale di ottobre.  D’altra parte, c’è da dire che quasi dodici milioni e ottocentomila voti per il Sì sono la riprova di una diffusissima sensibilità ambientalista, di cui il governo dovrà tenere conto.

Ritornando, invece, all’analisi della campagna referendaria, in particolare era stato il M5S, orfano di Gianroberto Casaleggio, a mettersi alla prova cercando di smuovere l’opinione pubblica per superare il quorum. Beppe Grillo aveva addirittura rinviato a maggio alcune tappe del suo spettacolo in giro per l’Italia coordinandosi con Davide Casaleggio e lo staff comunicazione mentre il direttorio ed i parlamentari cinquestelle facevano la loro parte, rilanciando l’invito a votare Sì.

“E’ un peccato che sia accaduto – ha detto ancora di Maio – perché quando usi la democrazia per guerre di potere interno ne risente solo la democrazia”. A riservare una battuta al vetriolo contro Matteo Renzi sul referendum sulle trivelle c’è anche Virginia Raggi che, convocata nella Casaleggio Associati a Milano dopo un’ora e mezzo di vertice con l’erede Davide, attacca Renzi: “Dovrebbe vergognarsi per avere incitato gli italiani ad astenersi ad un referendum, questo è il ruolo che secondo i nostri politici o politicanti debbono avere i cittadini”. La candidata grillina ha spiegato poi il motivo dell’incontro: “Volevo confrontarmi con lui sullo stato dell’arte” della campagna elettorale, “è normale perché ci stiamo preparando a fare una cosa grandissima, quella di vincere a Roma. Quindi è importante farlo tutti insieme e condividere tutte le tappe. Davide Casaleggio ha un ruolo di garanzia, esattamente come è sempre stato. L’ultima parola su candidati, liste l’abbiamo tutti, ce l’avrò io ma le decisioni continueranno a essere prese di concerto, come è sempre avvenuto”.

Insomma questa è una settimana chiave per pentastellati: dal dopo referendum all’incontro di mercoledì con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalla mozione di sfiducia nei confronti del governo alla ripresa del tour del comico genovese giovedì a Roma, in questa fase, si definiranno i contorni e i ruoli che assumeranno i protagonisti pentastellati nel futuro del Movimento Cinquestelle.

Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico. Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Il direttorio e i parlamentari. Tutti per la prima volta dovranno camminare con le proprie gambe senza il “paracadute” rappresentato da Gianroberto Casaleggio, ma già nella prima prova, quella dell’analisi del voto, si può dire che nessuno ha brillato per onestà intellettuale.

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