Referendum abrogativi, ecco tutti i quorum dal 1970 a oggi

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Se si guarda agli ultimi 20 anni, 6 referendum abrogativi su 7 non hanno raggiunto il quorum

Da quando nel 1970 fu approvata la legge di attuazione del referendum, i cittadini italiani sono stati chiamati alla consultazione abrogativa per ben 16 volte.

La prima raccolta di firme per abrogare una legge è del 1970, quando il mondo cattolico chiedeva di cancellare la legge Fortuna-Baslini che aveva introdotto il divorzio. Il voto, che slitterà poi nel 1974 a causa dello scioglimento anticipato del Parlamento, vide la vittoria dei “no”, con il 59,3 per cento. L’affluenza, però, fu altissima, la più alta nella storia della Repubblica: l’87,7%.

Negli anni successivi, fino al 1990, ci furono altri quattro referendum abrogativi che superarono il quorum. Dal finanziamento pubblico ai partiti al nucleare passando per l’aborto. Tutti superarono la soglia, con più del 65 per cento degli aventi diritto al voto che si recò alle urne.

Il primo referendum che non raggiunse il quorum fu quello sulla “caccia”. Nel 1990 si votò su tre referendum di iniziativa ecologista, due sulla caccia e uno sui pesticidi. I “sì” furono più del 90%, ma il numero dei votanti non raggiunse il 50%.

Poi, dopo una parentesi di tre consultazioni che videro tutte il superamento del quorum su legge elettorale e privatizzazioni Rai (dal ‘91 al ’95), ci furono una serie di referendum (sei consultazioni dal 1997 al 2009) invalidati dalla bassa affluenza. Una successione di voti che di fatto diede vita alla strategia politica del “non voto”.

Bisognerà arrivare fino al referendum del 12 giugno 2011 sull’acqua e sul nucleare per tornare a vedere il superamento del quorum.

In conclusione, dunque, se si guarda agli ultimi 20 anni, 6 referendum abrogativi su 7 non hanno raggiunto il quorum.

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DIVORZIO – Poco dopo l’approvazione (1970) della legge di attuazione del referendum, comincia la raccolta delle firme per abrogare la legge sul divorzio. Per il primo scioglimento anticipato di ambedue le Camere, il voto slitta al 12 maggio 1974. Vincono i “no”, con il 59,3 per cento.

I PRIMI REFERENDUM RADICALI – L’11 giugno 1978 si vota sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento pubblico dei partiti. Vincono ancora i “no”. La Consulta ne aveva respinti altri quattro e due erano saltati per la modifica delle leggi.

PRO E CONTRO L’ABORTO – Il 17 maggio 1981 i referendum sono cinque: due sull’aborto (uno radicale per l’allargamento, l’altro, del Movimento per la vita, per la restrizione). Gli altri tre vogliono abrogare la legge Cossiga sull’ordine pubblico, l’ergastolo e il porto d’armi. Ancora una volta vittoria dei “no”.

IL PRIMO REFERENDUM ECONOMICO – Il 9 giugno 1985, si vota sulla proposta di abrogare il taglio dei punti di scala mobile, deciso dal governo Craxi. Le firme sono raccolte dal Pci. Anche in questo caso la vittoria andrà ai “no”, con il 54,3 per cento.

NUCLEARE – L’8 novembre 1987 si vota per cinque referendum, tre dei quali sul nucleare (Cernobyl è del 1986). Gli altri due su responsabilità civile dei giudici e commissione inquirente. Per la prima volta vincono i “sì”, in tutti e 5 i casi.

FALLIMENTO PER I REFERENDUM AMBIENTALISTI – Il 3 giugno 1990, si vota su tre referendum di iniziativa ecologista, due sulla caccia e uno sui pesticidi. I “sì” sono più del 90%, ma il numero dei votanti non raggiunge il 50%, il quorum necessario affinché la consultazione sia valida.

IL PRIMO REFERENDUM SU LEGGI ELETTORALI – Il 9 giugno 1991 si vota per abrogare le preferenze elettorali. Respinte dalla Consulta altre due richieste (sistema elettorale di Senato e Comuni), presentate da Segni. I “sì” sono il 95,6%, i votanti il 62,2%, fallisce quindi l’invito di Craxi ad «andare al mare».

“PICCONATE” AL SISTEMA ELETTORALE – Il 18 aprile 1993 si vota su otto referendum. Gli elettori rispondono con otto “sì”. Il voto più importante è quello che modifica in senso maggioritario la legge elettorale del Senato. Aboliti tre ministeri (Agricoltura, Turismo e Partecipazioni statali), il finanziamento pubblico dei partiti, le nomine politiche nelle Casse di Risparmio.

I REFERENDUM SULLA TV – L’11 giugno 1995 si vota per 12 referendum. Il “no” vince sui tre quesiti più importanti che riguardano la legge Mammì, e sulla richiesta di modificare il sistema elettorale per i comuni.

STAVOLTA TUTTI AL MARE – Il 15 giugno 1997 niente quorum per i sette referendum superstiti (dei 30 iniziali). Si vota su Ordine dei giornalisti, “golden share”, carriera e incarichi extragiudiziari dei magistrati e altri argomenti minori.

FALLITO PER POCO IL REFERENDUM SUL PROPORZIONALE – Il 18 aprile 1999 il referendum per l’abolizione della quota proporzionale nel sistema elettorale per la Camera fallisce per pochissimo. Votano solo il 49,6%. Tra i votanti il “sì” ottiene il 91,5%. Errore di previsione dell’Abacus, le cui prime proiezioni danno per raggiunto il quorum.

NEL 2000 QUORUM LONTANISSIMO: si vota per sette referendum abrogativi. Nessuno di loro raggiunge il quorum. La percentuale dei votanti oscilla tra il 31,9 e il 32,5%. Il “sì” ha comunque la maggioranza nei referendum per l’elezione del Csm, gli incarichi extragiudiziali dei magistrati, la separazione delle carriere, i rimborsi elettorali, le trattenute sindacali e l’abolizione della quota proporzionale. Sono invece di più i “no” nel referendum sui licenziamenti.

LICENZIAMENTI – 2003 – Quorum raggiunto: 26%

PROCREAZIONE ASSISTITA E ALTRI – 2005 – Quorum raggiunto: 25%

LEGGE ELETTORALE – 2009 – Quorum raggiunto: 23%

ENERGIA NUCLEARE – 2011 – Quorum raggiunto: 55%

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