Ai due italiani rapiti era stata tolta la scorta

Libia
I due italiani rapiti "lavorano per conto di una società italiana di manutenzione dell'aeroporto di Ghat, la Con.I.Cos" di Mondovì (Cuneo). Secondo il sito, insieme agli italiani è stato rapito anche un canadese, anche lui dipendente della stessa società. ANSA/WWW.CONICOSLY.COM +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

I connazionali si chiamano Danilo Calonego e Bruno Cacace

Bruno Cacace e Danilo Calonego, i due italiani rapiti ieri in LIbia, avevano sempre avuto una scorta armata che però negli ulitmi giorni gli era stata tolta. La notizia è trapelata da fonti vicine all’azienda per cui i due lavorano, la Con.I.Cos di Mondovì, in provincia di Cuneo”. Non si conosce il motivo per cui si sia deciso di togliere l’appoggio di guardie armate ai tecnici, ma sembra che la scelta sia stata fatta perché la zona veniva ormai ritenuta sicura.

I due connazionali, insieme a un cittadino canadese, sono stati rapiti da un gruppo armato ieri all’alba a Ghat, nel sud della Libia al confine con l’Algeria. Il sequestro, che secondo i media locali non sarebbe collegato ad al Qaida, è stato confermato ieri dalla Farnesina che ha definitio la situazione “delicata”. I tre lavorano per una società italiana che si sta occupando della manutenzione dell’aeroporto di Ghat.

A Repubblica, il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha detto che “nelle ultime settimane avevamo registrato un fatto positivo: le forze fedeli al governo di Tripoli avevano eliminato quasi del tutto la presenza dell’Isis a Sirte. Su Haftar (che ha conquistato i terminal petroliferi-ndr devo dire che il governo italiano e la comunità internazionale appoggiano fino in fondo il governo Serraj: noi sosteniamo la necessità di andare avanti nella ricerca di un accordo con le forze della Cirenaica, anche con il generale Haftar”.

Secondo il sindaco di Ghat, Gomani Mohamad Saleh, gli italiani sarebbero nelle mani di criminali comuni, spiegando che il sequestro è avvenuto in un’area in cui non sono attivi gruppi islamisti legati all’Isis o ad altre organizzazioni terroristiche.

I tre “sono stati prelevati da un gruppo di uomini che erano a bordo di due auto. I rapitori hanno aperto il fuoco contro di loro e poi li hanno prelevati”, ha riferito al sito Masrawy.com un membro del consiglio municipale di Ghat. La stessa fonte ha aggiunto che “l’autista che accompagnava i tre è stato trovato con le mani legate in una zona desertica” e ha rivelato che a fornire tali particolari sulla dinamica del sequestro sarebbe stato proprio l’autista abbandonato dai sequestratori.

 

Gli italiani rapiti nel mondo

Salgono così a tre i rapiti italiani nel mondo: da tre anni è in mano ai sequestratori padre Paolo Dall’Oglio, sparito a Raqqa, in Siria, nel luglio 2013. Si è attivato anche il Copasir, che oggi riunirà l’ufficio di presidenza che potrebbe decidere di convocare presto in audizione il direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), Alberto Manenti.

Gli apparati di sicurezza ritengono “non ad alto rischio” la zona della Libia dove sono stati rapiti gli italiani e il canadese, che è abitata da tribù tuareg alleate di Tripoli. Ma l’intera area, al confine con il sud dell’Algeria e il Niger, è zona di passaggio di cellule islamiste legate ad Al Qaida e tutt’altro che immune da infiltrazioni dell’Isis.

Ma dopo il tragico esito del sequestro dei quattro lavoratori della Bonatti (due dei quali rimasti uccisi in circostanze ancora non chiarite a Sabratha, nel marzo scorso, dopo un sequestro durato 8 mesi), c’è stata un’ulteriore ‘stretta’ per evitare che civili italiani si trovino in un Paese dove infuriano gli scontri tra milizie rivali e dove la minaccia dell’Isis è una realtà.

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